di Giorgia Cannarella 13 Febbraio 2014
birra

Il futuro enogastronomico è un’ossessione implacabile. Non c’è giorno in cui non ci si imbatte nella previsione definitiva. Tra cui, ad esempio, quali saranno i beer trend del 2014.

Abbassate i fucili e raffreddate le dita prima di scrivere sentenze severissime. Non siamo noi a tracciare le linee guida, non ci permetteremo mai. Lasciamo l’incombenza a un manipolo di esperti americani.

Nel 2014, secondo loro, andranno di moda le birre ibridate con il vino. Quelle creature al limite dei due mondi che, se fatte bene, mettono d’accordo eno-fissati e beer geek. O forse no … anche perché se fatte male, li scontentano entrambi. Una tipologia su cui in Italia siamo – ovviamente – molto forti.

Ma anche sulle birre affumicate non ce la caviamo male. Sia nel caso in cui le note fumose siano date dai malti, dall’uso di castagne affumicate, o dalla sigaretta che cade nel bicchiere quando sei sbronzo.

Dove siamo davvero deficitari è nel campo delle ginger beer ), nella top three motivi per cui amo il Regno Unito e i suoipub (gli altri due sono i pannelli di legno e le meat pie). E nonostante sulle birre a fermentazione spontanea ci sia un po’ di movimento, parlando di acido non si può prescindere dal Belgio.

Visto però che la nostra sfera di cristallo fa acqua da tutte le parti limitiamoci a un compito più umile. Tipo consigliare qualche buona birra “sperimentale”.


BIRRA – VINO


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1. BEERBERA-LOVERBEER
2. TIBIR – MONTEGIOCO
3. BB10 – BARLEY

Il mastro birraio di Loverbeer, Walter Loverier, è stato il primo italiano a darsi alle sperimentazioni birra-vino. Tecniche usate: aggiungere mosto d’uva o fermentare in botti da vino. La Beerbera è una fruit ale a fermentazione spontanea, con aggiunta di uva Barbera pigiata e diraspata. Delicata, fruttata, frizzantina: tre caratteristiche che le conferiscono una bevibilità decisamente pericolosa.

Rimanendo in Piemonte abbiamo la Tibir di Montegioco, dove a fine bollitura viene aggiunto un vino bianco uscito da un decennio di grande rivalutazione, il Timorasso. Anche qui carbonazione vivace e un bel finale secco.

Infine, andiamo in Sardegna (perché sappiamo che esistono birre sotto il Po, anche se molti lettori pensano di no) dal birrificio Barley. Il giovane mastro birraio Nicola Perra produce tre birre “ibride”: BB9 con sapa di Malvasia, BB evò con uve Nasco (vigneto tipico) e infine BB10. Un’imperial stout con aggiunga di mosto d’uva cotto di Cannonau.


BIRRE AFFUMICATE


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1. RAUCHBIER – SCHLENKERLA
2. FILO DI FUMO – PASTURANA
3. NIVURA – SCARAMPOLA

Ci sono mostri sacri da cui è impossibile prescindere: la rauchbier di Schlenkerla, ad esempio, prodotta a Bamberga (culla delle birre affumicate). Viene prodotta secondo l’ormai celeberrimo Editto della Purezza bavarese del 1516, ma usando malto affumicato con legno di faggio.

Torniamo in Italia e andiamo da Pasturana, in provincia di Alessandria, da cui esce questa piacevolissima smoked ale. Filo di nome e di fatto: il sentore affumicato è delicato e mai invadente. Al naso ti spaventa, in bocca ti tranquillizza.

Nasce invece a Millesimo (che nome da vino!), in provincia di Savona, la Nivura. Scarampola è un birrificio molto legato al territorio, che utilizza Presìdi Slow Food come le castagne essiccate nei tecci di Calizzano e Murialdo. Non rauchbier nel senso proprio del termine, ma le note affumicate ci sono, e ci piacciono.


BIRRE A FERMENTAZIONE SPONTANEA


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1. GOUDENBAND – LIEFMANS
2. OUDE GUEUZE – TILQUIN
3. MARIAGE PARFAIT – BOON

Tilquin è l’unica gueuzerie della Vallonia. L’assemblatore (ecco una carriera da intraprendere) gira per birrifici, assaggia, sceglie e assembla tipologie ed etichette diverse di Lambic. Nel caso di Tilquin ci sono nomi mica da ridere: Cantillon, Lindemans, Girardin e Boon. Le birre vengono prese, messe a fermentare e maturare in botti, ri-assemblati, ri-fermentati, et voilà la Gueuze à l’ancienne. Solo per palati allenati.

Goudenband di Liefmans: un nome una garanzia. La oud bruin è una birra a fermentazione mista – alta e spontanea –  tipica delle Fiandre. Quelle Orientali, in questo caso, dove le birre fermentano in tini di acciaio e non di rovere. Una tipologia complessa da approcciare, ma impossibile da dimenticare.

Boon è il perfetto trait d’union tra le birre commerciali e gli oltranzisti dell’artigianale. Nonostante i volumi grossi di produzione mantiene un ottimo standard qualitativo.


GINGER BEER


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1. CRABBIES – ORIGINAL ALCOHOLIC GINGER BEER
2. FEVER-TREE – GINGER BEER
3. MAD BREWERS – GINGER CHOPS ALE

Crabbie’s è la ginger beer più tradizionale del Regno Unito. La ricetta originale è strettamente top secret – ma dopotutto, chi vuole conoscerla? A noi basta che ci lascino continuare a berla.

Riuscite a pensare a qualcosa di migliore di un aperitivo con la ginger beer di Fever Tree? Beh, forse solo la ginger beer di Fever-Tree usata nel Moscow Mule.

Una birra come la Ginger Chops Ale di Mad Brewers è abbastanza rinfrescante da essere tracannata bevuta d’estate e sufficientemente speziata da essere scolata bevuta d’inverno. Ah, e pure in primavera e autunno ci sta bene, mi dicono.

Avete altri consigli per ognuna delle tipologie? E poi: l’articolo originale mette in lista anche le birre in stile giapponese. L’unica che conosco – mea culpa – è l’Asahi del giappo all-you-can-eat. Suggerimenti migliori?

[Crediti | Immagini: jolienight.wordpress.com]