Da Emilia porta tigelle, parmigiano e culatello a Torino

Crescenta, crescentina o tigella. Ebbene, uno dei simboli di Modena (“icone gastronomiche” nel lessico di Masterchef) insieme a Massimo Bottura è sbarcato nella gaudente Torino. Si contano ormai tre catene di tigellerie nelle vie dello shopping e della movida. Ma potevamo accontentarci del primo assaggio che capita? Certo che no. Allora eccovi spiegato il miglior posto dove consumare una tigella a Torino – Da Emilia -. La zona è Corso San Maurizio, nel quartiere “Vanchiglia” ormai votato a diventare il distretto prediletto dalle temibili armate dei gastrofanatici sabaudi.

Da Emilia è un luogo pensato per essere alla moda senza darne l’impressione. Bistrot delizioso, clima conviviale, tavoloni, sedie spaiate e musica dal vivo.

Aperto dal 22 aprile di quest’anno, Da Emilia è già un posto “dove farsi vedere”. Da buona emiliana verace (provenienza Formigine) la titolare del locale e manager musicale Chicca Vancini ha un sorriso per tutti e lo smartphone sempre pronto. Attiva sui social li usa con professionalità, a differenza di tanti altri suoi colleghi.

Le tigelle (realizzate da un laboratorio artigianale di fiducia) sono servite in modalità degustazione con salumi, formaggi, battuta di lardo e Parmigiano.

Da Emilia, torino

Il Parmigiano stagionato per 12-24 e 32 mesi è affiancato dalla Caciotta modenese, dal Pecorino tosco emiliano e dal formaggio “Tosone” ottenuto appunto dalla “tosatura” delle forme di Parmigiano.

Inevitabile la cospicua presenza di formaggi piemontesi, una per tutti la splendida Toma della Val Varaita.

Culatello, Crudo di Parma e Mortadella arricchiscono le degustazioni di affettati.

Cinque tigelle con un tagliere grande di affettato costano 12€. Il tagliere piccolo invece 6€. Prezzi, vista la cura nella scelta degli ingredienti, molto pop. La tigella maxi con Crudo di Parma costa 4,50€.

Il locale è aperto in due momenti. A pranzo (dalle 12,00 alle 15,00) specialità le insalate di stagione (grandi a 8€ e piccole a 5€) e nella stagione invernale le “zuppe povere”, prezzo 4€.

Per la cena/aperitivo si parte dalle 18,00. Da provare anche i cocktail (fino alle 2,00 di notte al venerdì e al sabato).

Non mancano buoni vini anche al bicchiere: dalla collezione di Lambrusco di Sorbara con metodo champenoise di Cantina della Volta (un calice a 5€) a una selezione di etichette anche piemontesi.

Alla domenica c’è il brunch di tarda mattinata e al mercoledì sera jazz dal vivo sul minuscolo palco. Birra artigianale del Birrificio UP, un progetto piemontese che approfondiremo in futuro.

DA EMILIA
Corso San Maurizio 47 – Torino
Tel. 335 1735157
Chiuso il lunedì

[Crediti | Link: Dissapore, immagini: Federica Borgato]

Dario Ujetto Dario Ujetto

8 Ottobre 2015

commenti (15)

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  1. Avatar Federica ha detto:

    quando addenterete una vera tigella spero la pianterete di chiamare così le crescentine.
    però…economica la signora…
    ma finchè gli euro arrivano, ha ragione lei a chiederli

    1. Avatar Paolo ha detto:

      Non si vedono foto del prodotto servito, Federica, quindi è davvero impossibile capire di cosa siano parlando, cosa servano esattamente. Se:
      – Crescentina (fritta)
      – Crescenta (forno)
      – Tigella (che sarebbe poi la sua apposita piastra).
      misteeeeero! Mi accontenterò delle sette uova di passatelli che ho appena finito di schiacciare.

    2. Avatar gumbo chicken ha detto:

      E non sono uguali a quelle che si vedono sulla pagina FB di Emilia ?https://www.facebook.com/daemiliatorino (visto che invece qui non si vedono) Io sono ignorante sul tema, quindi chiedo a voi se l’apparenza inganna! 😀

    3. Avatar Federica ha detto:

      il problema è che “tigella” è la pietra refrattaria dentro cui veniva cotta la pasta che veniva chiamata crescentina.

    4. Avatar gumbo chicken ha detto:

      Ahhhh dopo 5 giorni e una decina di commenti ho finalmente capito! 😀

    5. Avatar gumbo chicken ha detto:

      Però da non modenese capisco la scelta “scorretta” di chiamarle tigelle perché a ma ad esempio ispira di più rispetto ad una crescentina (senza considerare che in Piemonte si potrebbe creare un equivoco sulla provenienza da un paese che si chiama “Crescentino”!

  2. Avatar Rasputin ha detto:

    Continuerò ad andare da Emilio (Ranzini) che il suo arredamento non è finto vintage

    1. Avatar Kamila ha detto:

      Come non essere d’accordo con te, Rasputin! Da Ranzini o all’enoteca Brosio è un altro mondo, vero “vecchio” (basta chiamarlo vintage!). E anche se sono vanchigliese e Da Emilia ce l’ho a due passi preferisco fare una passeggiata e sprofondare tra altre atmosfere, molto più autentiche (e pure a bun pàt!). Ormai tutti son buoni a creare un ambiente fintamente piola…ma tant’è, gli autentici ce li godiamo in pochi ma buoni 😉

    2. Avatar gumbo chicken ha detto:

      Senza nulla togliere al fascino di alcuni locali originali d’epoca che ancora esistono devo dire che io preferisco comunque un locale carino (anche se i mobili vintage arrivano da qualche altra parte) a uno orrendo! 😀

  3. Avatar gianlù63 ha detto:

    Buone le Tigelle!
    una volta all’anno, per il resto se ne può tranquillamente fare a meno.

    1. Avatar Mario ha detto:

      Concordo, sono pesanti e dopo un po’ anche stucchevoli.

  4. Avatar Elisa ha detto:

    Però, quanti soggetti simpatici! Quanto volete pagare per prodotti tipici assolutamente slow a 300km da casa loro? Io, modenese a Torino, mangio sempre volentieri le TIGELLE (perché così le chiamiamo a Modena città)… Chi sa farne a meno può serenamente evitarle. Io vado. Inoltre il locale è delizioso, si ascolta ottima musica e si respira aria leggera… Si sì, ci torno subito.

    1. Avatar Paolo ha detto:

      Quindi confermi che fanno tigelle? Non crescentine, non crescenta?

  5. Avatar gianlù63 ha detto:

    ho mangiato le tigelle per la prima volta a casa di amici di famiglia,una quarantina di anni fa, credo zona Reggio Emilia, mi ricordo che si chiamavano Ferrari e chiamavano questa specie di focaccine “Tigelle” e l’attrezzo che le faceva “tigelliera”, alla fine della visita ci regalarono anche una tigelliera da 6 posti e la ricetta, credo che a casa dei miei ci sia ancora da qualche parte