di Andrea Soban 23 Marzo 2013
Napoli, Via dei Tribunali

Ci sono scopritori di località amene, e scopritori di località amene colpiti dal virus del gastrofanatismo. Questi ultimi, casualmente ben rappresentati dai lettori di Dissapore, valutano ciò che merita di essere esplorato attraverso lo sguardo deformato del gusto, uno sguardo solido e concreto intendiamoci, fatto di indicazioni precise: caffè, ristoranti, botteghe, street food possibilmente non troppo distanti le une dalle altre.

Anzi, ancora meglio se nella stessa strada.

Ma nelle città italiane esistono strade che possano fornire risposte adeguate ai nostri appetiti? Ne abbiamo trovate tre, ma con un po’ di applicazione –specie da parte vostra– il numero è destinato a salire. Per ora liberate il demone febbrile della vostra passione e lasciatevi sedurre da questi tre micro-distretti del gusto.


Torino, Via Lagrange


Parallela alla centralissima via Roma che si snoda dalla stazione di Porta Nuova, Lagrange, oltre alla via dello shopping (su tutti il concept-store San Carlo), è l’ambiente naturale dei torinesi patiti di vino e cucina.

Pedonalizzata nel 2010 e tornata all’antico splendore, ostenta la sua supremazia sfoggiando dirimpettai piuttosto prestigiosi tipo il Pastificio de Filippis al 39, ancora nella sede che dal 1872 offre ottime paste artigianali, gastronomia con torte di verdura, frittate, salse, dolci e un ristorante informale. La Baita del Formaggi al 36 (per i torinesi semplicemente “Castagno”), dove il banco dei formaggi è fantastico, con buone possibilità di comprare ntrovabili prodotti d’oltralpe, accanto ai grandi di Piemonte. Le primizie dei fratelli Scanavino al 38, su tutte funghi, ovuli e tartufi freschi in stagione, Gertosio al 34, uno degli storici caffè torinesi qui dal 1880, e al numero 1 l’atelier del baffuto Guido Gobino, profeta del gianduiotto e creativo del cioccolato tutto. Menzione speciale per Oscar Farinetti che proprio in via Lagrange, al 3, ha ambientato una delle versioni di Eataly, ancora più calibrata del solito sui ristoranti, in particolare la Maccheroneria di Granagno, con divagazioni sul gelato istantaneo di Lait e il Caffè Vergnano. Non che a via Lagrange facciano difetto le gelaterie, ottimo al 29 il punto vendita RivaReno e sempre gradevole il fiordilatte mantecato del bar Gatsby.


Milano, via Spadari


Via Spadari, MilanoIl tour gastronomico parte dal civico 4, orgogliosamente occupato dalla pescheria Spadari, mai chiusa dal 1933, nemmeno durante la guerra. Dal 2006, in ossequio alla nuova moda che ha portato tavoli e sedie in pescheria, ci si può anche pranzare. Il n° 6 invece è la destinazione che i golosi sedotti dai colori fluo dei macaron prediligono, l’avanposto dello sbarco italiano di una celebre maison di pasticceria, Ladurée, per chi non l’avesse capito. Noberasco 1908 al n°8 è la boutique della frutta confezionata, primo negozio lontano da Albenga, città di provenienza del marchio. Se avete propositi bellicosi tipo “è ufficialmente primavera devo mettermi a dieta”, girate al largo dal civico 9, pilastro dell’impero Peck, fondato nel 1883 da Francesco Peck, salumiere di Praga, che per i milanesi abbienti significa emendarsi dalle magagne della spesa, andare sul sicuro, anche e soprattuto con la linea di prodotti a marchio. Tra i pezzi da 90 patè di vitello, marbré, caviale Beluga, grandi formati invecchiati di Bordeaux e… lasciamo stare, l’assortimento meriterebbe un post dedicato. Impossibile di questi tempi non citare a un tiro di schioppo da via Spadari, in via Hugo, il ristorante di Carlo Cracco, che degli Stoppani (proprietari di Peck insieme alla famiglia Marzotto) è stato anche socio. Ulteriore svolgimento del tour è via Speronari, con una delle tante fascinose pasticcerie meneghine, Panarello dal 1885, e ritrovo di Princi, blasonata panetteria che partendo da qui ha aperto negozi persino a Londra.


Napoli, via dei Tribunali


Via dei Tribunali, NapoliAnima della città, cresciuta ricalcando il decumano maggiore, la lunga strada che attraversava l’antica Neapolis è proprio come te l’aspetti, un caotico sovrapporsi di portici, bottegucce, piccole pasticcerie, trattorie e banchi del pesce tra i quali sfrecciano stormi di motorini incuranti della calca. Ma via dei Tribunali è più che altro il paradiso della pizza, i grandi nomi sono qui, da Sorbillo al 32, a Di Matteo al 94 fino al Pizzaiolo del presidente al 120, ognuno con una cospicua folla per strada che aspetta di entrare. Lì vicino altri nomi noti, Michele, Trianon, La Figlia del Presidente accanto alla strada dei presepi, san Gregorio Armeno, e ancora Port’Alba, la prima pizzeria di Napoli e dunque del mondo. Mentre a due passi, in Piazza San Domenico Maggiore, c’è la celebre pasticceria Scaturchio, che non sarà più quella di un tempo ma sforna ancora ottime sfogliatelle. Imperdibile al 47 di via dei Tribunali, una delle poche autentiche trattorie napoletane, La Campagnola, aperta nel 1946 ma ancora palpitante, come la sua cucina schiettamente casalinga servita a prezzi ultra competitivi. Per palati più moderni è consigliabile spingersi nella confinante via S. Maria di Costantinopoli, per provare la Stanza del Gusto, ravvivata dall’esuberante personalità del patron Mario Avallone.