Quel che dicono di TripAdvisor gli ‘mpanatigghi di Modica. Ricetta compresa

Non siete tenuti a sentirvi in colpa se siete stati in Sicilia. Eravamo tutti lì ma ora, causa sindrome da rientro, ne parliamo di malavoglia.

C’era anche lui. Claudio R. Il turista diversamente interessato al barocco di Modica. Nel senso che con la scusa dell’arte vuole provare il cioccolato modicano, l’inarrivabile capolavoro della pasticceria siciliana di cui tanto ha sentito parlare.

Entra all’Antica Dolceria Bonajuto, probabilmente la più famosa cioccolateria della città.

Osserva. Spizzica. Compra.

In particolare alcuni dolcetti al cioccolato, simili a panzerotti, “veramente ottimi”. Sì, però non riesce a capire cosa contengono, allora chiede lumi alla commessa. Che pronta e cordiale risponde: “Carne … può mantenersi anche un mese “.

Pronta e cordiale? “Quanta maleducazione”. Il diversamente turista pensa che la signorina sia in vena di burle, e paga senza chiedere un provvidenziale supplemento di spiegazione.

Ma se ne va e rimugina: “se voleva fare dello spirito ‘sta cafona era meglio se stava zitta”.

Tornato a casa, decide che tanta sgarbataggine non può restare impunita.

E cosa fa?

Recensione Antica dolceria bonajuto rimossa da tripadvisor

Che domande, scrive su TripAdvisor una recensione dal titolo: “Maleducazione” (ora rimossa). Dove incensa la proverbiale bontà  del cioccolato Bonajuto, ma condanna senza tentennamenti l’esecrabile comportamento della commessa.

Non fa una piega.

Il solo – se volete non insignificante – dettaglio è che quei dolcetti al cioccolato altro non sono che gli ‘mpanatigghi, le panciute mezzelune nel cui ripieno la tradizione modicana contempla, oltre a mandorle, noci, cioccolato, zucchero e spezie, pure la carne di manzo.

Ma almeno l’improvvido turista si è tolto una soddisfazione. Sperava che i titolari dell’Antica Dolceria Bonajuto leggessero la sua recensione e quelli l’hanno letta. Poi l’hanno inviata per conoscenza a noi di Dissapore, oltre a commentarla con ironica eleganza su Facebook (il premio intervento dell’anno va allo chef siculo Ciccio Sultano: “che rincoglionito”).

Niente paura, oggi non riproponiamo il tormentone Tripadvisor, descritto ieri da Fausto Arrighi, ex direttore della Guida Michelin come: “un calderone senza criterio, uno sfogatoio di rancori, una collezione di lodi talvolta sollecitate dagli stessi chef”. Mentre per molti di voi, basta leggere i commenti a quel post, è un fenomeno affidabile perché non commerciale, un modello di aggregazione da opporre all’oligarchia culinaria dei critici gastronomici prezzolati.

Mi resta un dubbio però: l’ex direttore della Guida Michelin lo saprà che gli ‘mpanatigghi contengono carne?

PS. E’ possibile che vi sia venuta voglia di saperne di più sugli ‘mpanatigghi di Modica. Magari la ricetta. Ho chiesto spiegazioni a una che di queste ci capisce, l’editor Federica Gemma.

Frutto di un legame inaspettato, tra carne e cioccolato, gli ‘mpanatigghi di Modica sono dolci a forma di panzerotto (o di empanadas, vista la dominazione spagnola in Sicilia) con una pasta meno morbida, anzi, croccante in superficie, che si apre su un ripieno leggermente speziato.

Questa ricetta è una delle molte varianti sul tema, da Bonajuto per dire, li preparano con trita di controfiletto, magra e senza nervetti. Noi li abbiamo provati lì, e un po’ ci siamo innamorati.

mpanatigghi

Ingredienti:
250 gr. di farina 00
70 gr. di strutto
70 gr. di zucchero + 100 gr. per il ripieno
30 gr. di marsala
3 tuorli d’uovo + 1 uovo intero
100 gr. di polpa di manzo tritata
100 gr. di mandorle tostate tritate
50 gr. di cioccolato fondente
50 gr. di gherigli di noce
5 gr. di cannella
1 chiodo di garofano
Zucchero a velo q.b.; 1 pizzico di bicarbonato; olio extravergine d’oliva q.b.

Preparazione:
Facciamo la pasta frolla e ricaviamo un panetto. Facciamolo riposare in un luogo fresco e asciutto per almeno 40 minuti. Ricaviamo dei dischi di circa 10 cm di diametro, con spessore di 2mm.

Mettiamo il trito di carne in una padella con poco olio per farlo asciugare a fiamma dolce. Nel frattempo tritiamo le mandorle nel mixer insieme ai gherigli di noce e al cioccolato fondente. Amalgamiamo tutti gli ingredienti: trito di carne, di frutta secca, poi cioccolato, zucchero, cannella, chiodi di garofano pestati.

È il momento dell’assemblaggio: su ogni dischetto, occupando una delle due metà, mettiamo un mucchietto di ripieno; poi come facciamo con i ravioli, schiacciamo i margini per saldarli.  Sistemiamo tutto su una teglia unta d’olio distanziando gli ‘mpanatigghi l’uno dall’altro. E’ importante incidere la cupola con un taglio affinché il ripieno non scoppi durante la cottura. Lasciamoli nel forno per 20-30 minuti a 180 gradi.

[Crediti | Link: TripAdvisor, Dissapore, Antica Dolceria Bonajuto. Immagini: Flickr/The Viatrix]

Giorgia e Federica Cannarella e Gemma

3 settembre 2013

commenti (20)

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  1. AH! AH! AH! MA DOVE L’AVETE TROVATA STA RICETTA. La ricetta è solo una, non ci sono varianti, se ci sono sono solo invenzioni.

    1. Federica Gemma ha detto:

      Non ho capito il tuo commento 🙂 e nemmeno le maiuscole. Comunque la ricetta classica è questa, c’è chi varia il taglio della carne utilizzata, chi mette più chiodi di garofano, chi non usa il cioccolato modicano.

    2. Paolo ha detto:

      Federica: proviamo ad applicare all’incomprensibile commento di Elvira la medesima “cifra ermeneutica” (sono bravo, né?) che ha usato lei, e traduciamo:
      “io cello’ la ricetta vera/ e non te la do/ gnégnégné”
      “perché se te la rivelassi, poi dovrei ucciderti, gnégnégné” (cit.)

      Ti torna il ragionamento? 🙂
      P.S. si scherza, ovvio, Elvira non prendertela 🙂

  2. Da quale fonte hai tratto questa ricetta per poter asserire che questa e’ quella classica?
    La vera ricetta e’ quella delle Monache di casa e per maggiori approfondimenti e assaggi vi invito a visitare la Dolceria di Donna Elvira a Modica.

  3. Ciao Paolo,
    non me la prendo ma quello che scrivi lo approvo in pieno.
    Ti sembrerà un assurdo ma la vera ricetta veniva tramandata a voce e non c’è nulla di scritto.

    1. Paolo ha detto:

      Anna: avevo notato anche io la provenienza del commento, e ho scelto appositamente il tono leggero, perché queste delizie non meritano certo alcuna polemica, ma solo un appassionato assaggio 🙂
      Segnalato peraltro a Donna Elvira che il suo sito qualche problemuccio di accessibilita’ lo presenta, il suo commento in realta’ coglie un aspetto non secondario, con il quale, da appassionati ai fornelli, spesso ci siamo scontrati. Quante volte abbiamo sentito la filastrocca “e’ un segreto/non posso rivelarti…”? A me viene sempre da sorridere, perché mi sembra una grandissima sciocchezza.
      Apprezzo piuttosto l’articolo, e la ricetta di Federica, che costituisce per me, di sane tradizioni emiliane&sarde insieme, una sfida, una scommessa: “provaci, mettiti in gioco”. Sapendo perfettamente che e’ proprio la lontananza da quella tradizione culinaria che non mi permettera’ di ottenere un risultato comparabile!
      Esemplifichiamo con la Sacher; se trovo una ricetta che mi ispira, mi ci applico, giudico con severita’ il mio lavoro, poi quando la voglio mangiare davvero, la cerco a Vienna o a Salisburgo. Mica mi metto ad aprire un banchetto sulla pubblica via per vendere la torta sacher!

    2. Guido ha detto:

      L’esempio della Sacher è ciò che porto sempre io quando mi parlano di ricette particolari, segreti di famiglia o dolci della tradizione. Personalmente cerco di seguire la ricetta originale ricercandola tra varie fonti, valuto il mio lavoro e cerco di ottenere un prodotto che mi piace…se poi voglio provare “l’originale” e rendermi quindi conto di quali sono stati i miei errori …la cerco nel paese d’origine (per quanto possibile).

  4. Ati ha detto:

    Per fortuna, la recensione è stata cancellata dai moderatori di Tripadvisor (oltre che essere una stupidaggine assoluta) L’autore sembra di essere un’ignorante assoluto delle norme di TA, per ciò che riguarda al ‘linguaggio irriverente nei confronti di persone:
    http://www.tripadvisor.it/help/postingandediting

  5. non mi piacciono i clienti che invece di dirti direttamente in faccia quello che pensano lo scrivono invece su ta, con tanto di nicknane per mantenere l’anonimato. codardia ed infamia rules

    1. infatti è proprio per quello che hanno rimosso la recensione

    2. Che poi, a leggere i commenti sulla pagina FB di Bonajuto, pare che la commessa sia inglese.

  6. Laura ha detto:

    Questa episodio lascia un po’ sbigottiti. Prima Tizio lancia il je t’accuse su TA…poi c’è la giusta replica della pasticceria, a mio parere. Su tanti siti si scrive,si accusa, ci si spertica in lodi…si cancellano post scritti (la cosa la dice lunga…), spariscono commenti. Così alla fine possono essere tutte le piattaforme virtuali, il flame viene fuori.
    Comunque, una persona che vuole assaggiare una specialità è bene che magari si faccia già un’idea prima di ciò che va assaggiare così non le spara così grosse e se ha dei dubbi non posti neppure o dia opinioni.
    E’ come se uno venisse, che so, a Genova assaggiasse in un locale il pesto e poi chiedesse quali sono gli ingriedienti e dicesse: “Che maleducato il cameriere mi ha detto che nel pesto c’è il basilico!!!!” Non lo so ma sento una nota stonata in questa vicenda, mi sembra troppo surreale.

    1. Concordo con te, ma sentir dire che in una salsa verde, che sa di basilico, c’è il basilico, non è proprio come sentirsi dire(al banco di una pasticceria)che in quello che sembra un panzerotto al cioccolato c’è della carne di manzo. Devi ammettere che può essere spiazzante.
      Il recensore resta un imbecille e cafone.

  7. Gugly ha detto:

    Ciao a tutti! Premesso che so cosa sono gli impanatigghi per tradizione familiare, poco meno di un mese fa, sono stata anche io nella dolceria in questione: bene, se la commessa è la stessa che ho visto io, forse l’iroso turista non ha sentito bene, perchè la ricetta era spiegata diffusamente: cioccolato e carne, in particolare confrofiletto di manzo, ecc. ecc. ecc….questo particolare mi è rimasto impresso perchè non avevo mai sentito la ricetta spiegata nei dettagli, e in Sicilia ci vado da quasi 40 anni.

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