di Carlotta Girola 14 Ottobre 2014
Perché ci piace un ristorante

Ispirazione, fiducia, sesto senso, come scegliere il ristorante giusto usando lo strumento più discusso della Rete? Non vale più il vecchio metodo dell’ambarabaciccicoccò nell’era di Tripadvisor, questo è chiaro da tempo. Non siamo gli unici a farci queste domande, se anche i vertici del portale hanno saltato le vacanze d’agosto per tirare le somme di uno studio sull’argomento.  Lo studio é internazionale, ma tra le cittá prese in considerazione ci sono anche Venezia, Roma, Milano e Firenze.

Va bene l’amico di fiducia che ci consiglia il suo posto della vita, va benissimo la vicina dell’amica della moglie del cognato di mio cugino che dice che lì c’é la miglior pizza della città. Va tutto bene, ma poi ci sono anche quelle volte in cui ti senti pesce fuor d’acqua, turista no Alpitour, spaesato girovago italofono in cerca di un pasto se non indimenticabile quantomeno degno. Come fare allora?

Quali meccanismi si innestano nelle nostre menti web-dipendenti quando l’unico consiglio che possiamo chiedere è quello virtuale? Cosa sposta nei nostri neuroni affamati la lancetta su un ristorante piuttosto che un altro?

Questo ha poche recensioni, allora forse non ci va nessuno. Quest’altro invece ha 7 recensioni pessime, uno scrive anche che ha visto i topi nella legna del forno, no non sono convinta. C’é sempre questo, il primissimo della lista, ma le cose scontate non mi piacciono, il mainstream non mi dà soddisfazione. Affino la ricerca, ma poi scopro che è fuori budget e c’é chi è rimasto una notte sulla tazza maledicendo un trip-consiglio sbagliato.

In effetti non mi sono mai psicanalizzata cercando di capire cosa mi stia capitando nell’attimo irreversibile in cui decido che sì, questo è quello giusto.

Non é nemmeno un caso che, in vacanza, due smartphone in mano, io e il mio fidanzato riusciamo sempre a scegliere due ristoranti diversi. Evidentemente esistono delle variabili che sono assolutamente insondabili, proprio perché estremamente personali e soggettive. Ma ci sono anche le variabili oggettive e universali, come universale é andare a leggere le recensioni negative per poi minimizzare se chi sta scrivendo ci pare l’ennesimo cretino con problemi di analfabetismo.

La risposta ci viene proprio dalla casa madre, dalle stanze occulte di Tripadvisor che fa outing e ci racconta cosa riesce a farci capitolare più spesso nella scelta.

In sostanza si tratta di 3 semplici regole, alle quali da oggi presterete più attenzione, ovviamente per sfuggire alle loro certezze da “spioni” e riuscire a rimescolare i risultati ottenuti.

1. Fotografie (scegliere è… guardare nel piatto).
Le foto, anche in questo caso, fanno la grande differenza. Più foto su Tripadvisor significano più probabilitá che il ristorante ricada nella rosa dei prescelti. Il Gufo tanto odiato invita, quindi, i ristoratori ad imbracciare la reflex e documentare tutta la linea di cucina, in modo che chi visita il sito abbia una esaustiva panoramica dei piatti.

Poi però la democrazia tripadvisoriana vuole che anche i clienti possano imbracciare i loro smartphone e scattare all’impazzata foto di piatti giá iniziati, non perfetti, e che non sembrino scattati dal personale interno che ci vuole far vedere solo il meglio. L’importante é che i clienti si dilettino anche a livello hobbistico con i filtri di Instagram, che se fanno percepire il piatto non proprio come lo sará davvero, almeno evitano il piattume degli scatti sotto i neon da pizzeria di provincia.

Lo studio in questione parla di un’attrazione superiore del 73% per i ristoranti con un’ampia galleria di foto. Se il ristorante ha più di 35 scatti pubblicati allora aumenta del 107% il livello di engagement.

2. Recensioni (scegliere è… farsi convincere dalle risposte alle critiche).
Dando per scontato che anche voi, in più di un’occasione, avete cliccato sul pulsante “pessimo” per andare a scovare eventuali magagne pubblicate, anche voi avrete notato che molto spesso manca la risposta del ristoratore. Lo studio di Tripadvisor sostiene che le spiegazioni, i commenti e le argomentazioni dei gestori creano un 12% in più di traffico intorno a questa pagina.

Chissá se la cosa vale sia nel caso in cui il ristoratore sia pacato e gentile, che in quello in cui si scatena la furia repressa del pizzaiolo ferito nell’onore. Ci dicono, insomma, che se qualcuno si prende la briga di dare anche l’altra versione dei fatti risulta tutto molto più credibile. E vai di prenotazioni.

3. Orario di chiusura (scegliere é… essere sicuri che sia aperto).
Ultimo aspetto che Tripadvisor consiglia di non trascurare sembra l’uovo di Colombo: aggiungere gli orari e i giorni di apertura. Anche voi avete un amico che é un po’ timido e non vuole mai prenotare al telefono?

Ecco, questa piccola e apparentemente insignificante postilla, che permette di capire da subito se “stasera sono aperti”, ci dimostra che il cliente tipo non ha voglia di chiamare per sapere gli orari, né vuole fare un gesto ulteriore per capirlo dal sito del ristorante stesso. Gli orari pubblicati valgono un bell’11% di engagement in più.

Tutto, veloce, subito: in un minuto guardare i piatti, capire se il personale reagisce male a eventuali critiche e capire quando poter mangiare e fino a che ora. Siamo essere semplici, da oggi ce lo dice anche Tripadvisor.

[Crediti | Link: Tripadvisor, ninjamarketing]

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