di Giorgia Cannarella 27 Maggio 2013
Al Capolinea, cucine da incubo

Insetti posticci, comparse al posto dei clienti, sudiciume simulato: ma che succede a Cucine da incubo? E’ presto detto:

voi gli date cucine sudice, brigate improbabili, cibo mediocre e in tre giorni, oplà, lui fa il miracolo e i clienti la coda. Nei 10 episodi della trasmissione, adattamento italiano di Kitchen Nightmares con Gordon Ramsay, altrettanti ristoratori sull’orlo di una crisi di nervi (4 a Roma, 4 a Milano, 1 a Padova e 1 a Frascati) tornano a pensare positivo.

Okay, il linguaggio non è quello da bettola del dispotico cuoco scozzese, ma  Cannavacciuolo, grande grosso e buffo non le manda a dire. E per ora i risultati danno ragione allo chef-imprenditore del Villa Crespi, ristorante due stelle Michelin sul lago d’Orta, in Piemonte.

Trasmesso il mercoledì alle 21:55 su FoxLife, canale 114 di Sky, e realizzato da Endemol Italia, Cucine da Incubo ha ottenuto al debutto 270mila spettatori, record per una produzione italiana del canale, e 223.104 nel secondo episodio, quando protagonista era la trattoria milanese Al Capolinea (mettiamoci anche  il successo del nostro liveblog con oltre 5000 visite).

Tutto bene, dunque?

Molti commentatori della nostra diretta sono rimasti delusi dall’operazione palesemente falsa.

Ma come, in tre giorni il cuoco stellato arriva nel locale derelitto, si rende conto che fa schifo, in cucina sono sporchi e in sala incompetenti; in un amen lo fa ristrutturare da architetti e designer, gli cambia nome e vissero tutti felici e contenti?

Siccome non siamo nati ieri sappiamo che anche i protagonisti di questo format seguono un copione, che non si trasforma un ristorante poco professionale in uno decente con un colpo di mestolo magico. Ma qui si esagera, a certi eccessi non crede nessuno, nemmeno il pubblico più ingenuo.

La narrazione è ritmata, Cannavaccioulo spaventa e rassicura come un gigante buono, i protagonisti sono scarmigliati a dovere ma certe forzature trasformano il racconto in una favola amara.

Tanto che l’amato critico gastronomico del Corriere Valerio M. Visintin, saputo che la trattoria Al Capolinea sarebbe stata oggetto della trasmissione, l’aveva visitata preventivamente. E per dirimere i molti dubbi rimasti dopo mercoledì ha rivolto alla titolare del locale, la signora Angelica, alcune domande.

isola fioritaAl Capolinea

Che c’è di vero in quella trasmissione?
“Guardi, le dico sinceramente. Sono capitati tra capo e collo. Voi ci state a litigare, a fare e disfare? Dicono. Onestamente, di questi tempi, non avevo i soldi per rifare il locale bello così. Soltanto per il pavimento di legno, mi avevano chiesto 7 mila euro…”

scarafaggi

E gli scarafaggi?
“Manò. Quella, anzi, mi è seccata molto. Mi avevano detto che non la facevano, ma invece l’han fatta. Per fortuna i clienti erano tutte comparse. Se vedo uno scarafaggio in un ristorante, io per prima chiamo i Nas.”

cucine da incubo, mestoli sporchi, al capolinea

Stesso discorso per i mestoli?
“Ne abbiamo tenuti quattro sporchi apposta per quel giorno, ma se viene adesso ci si specchia dentro.”

liti in cucina, cucine da incubo, al capolinea

Le liti in cucina e col figlio?
“Chiaramente era tutto scritto. Il regista ci faceva rifare la scena cinque o sei volte. Se chiamo Francesco scampanellando in quel modo, viene qui e mi uccide.”

cuoco hippie, cucine da incubo, al capolinea

E gli scontri con il cuoco hippie?
“Lui non c’è più, perché non faceva le cose come andavano. Qualcosina lì era autentico. Ma le scene venivano rifatte.”

Piatti Cannavacciuolo, cucine da incubo, al capolinea

Dove sono andati a finire i piatti studiati per voi da Cannavacciuolo?
“Gli spaghetti alle cime di rapa e limone li ho tenuti per un po’, finché è stata la stagione delle cime, perché mi erano piaciuti. Gli altri, insomma…io continuo a cucinare come faceva la mia mamma e devo dire che piace…”

Ma, tirando le somme, è contenta di com’è andata?
“Devo dire la verità che ci è servito. Abbiamo guadagnato clienti. Vengono qui anche solo per la curiosità. Adesso sta a noi tenerceli stretti.”

Vi sentite traditi dagli infiocchetamenti della storia, dal patto tacito tra produzione e protagonisti? Credevate davvero che si lanciassero piatti contro il muro come è successo mercoledì, in uno spontaneo impeto di rabbia?

O vi dà più fastidio la (s)confessione tardiva di Angelica, la titolare di Al capolinea, che rompe quel patto per tenere i riflettori accesi sul locale, per un ripulisti dell’immagine, o addirittura (buttiamoci dài) per una ripicca verso la produzione, colpevole di non aver rispettato i patti?

[Crediti | Link: Villa Crespi, FoxLife, Dissapore, immagini: TvBlog, Davide Maggio]