di Federica Gemma 23 Luglio 2013
Chef Rubio, Firenze, unti e bisunti

Niente sorrisi timidi, niente occhi bassi, se il digitale terrestre non mi abbandona sono pronta a godermi “Unti e bisunti” come ogni domenica sera, divano compreso.

Oggi Chef Rubio va a Firenze, sarà pure un po’ sbruffone, ma la situazione è promettente.

Il programma di DMAX, episodio numero sei per essere precisi,  parte da piazzale Michelangelo, oggi Rubio non si è alzato tanto presto, ci sono turisti ovunque. Per niente intimorito il nostro chef presenta così la città: “Firenze non ama gli stomaci deboli” e parte per la fase di perlustrazione.

Eccolo in una bottega alle prese con la salsiccia cruda, “mmm, ‘na mousse”, poi un crostino con lardo di cinta senese. Rubio guarda dritto nello schermo e interroga: “lo conoscete?” Rispondo di sì. Rispondo di sì ad alta voce.

Rubio, forse colpito da certe domande, liscia continuamente le spettatrici: gli arrotolamenti di baffi non si contano, e siamo solo all’inizio. Uff, fa caldo.

I due proprietari lo salutano con un “ciao belloccio”, io mi sento meglio. Non me la sono presa perché mi avete fatto notare che le mie cronache del programma sono poco gay-friendly, avevate ragione. Rubio piace a tutti, come i trippai fiorentini.

Glissiamo sul “vuoi favorì?” chiesto al David e veniamo ai trippai. Anzi, a una donna trippaia, Beatrice, con cui Rubio fa subito sfoggio di cinese (e sul divano c’è il primo soprassalto di gelosia).

Mangia la trippa alla fiorentina e continua a corteggiare Beatrice, poi passa al bollito con salsa verde ” fantastico ‘sto lesso”, e lei per tutta risposta:  “fa bene al sesso”.

“Mettete a letto i bambini”, chiosa Rubio, ma siamo ancora in fascia protetta.

Chef Rubio, Firenze, unti e bisunti

Vediamo un altro cuoco di strada fiorentino che fa provare al bel Rubio la puppina (?), poi la lingua di mucca, e per finire con la passerina (non scriverò niente su questo, e inutile che aspettiate). Rubio toglie tutti dall’imbarazzo con la “combo”, ormai il suo marchio di granzia: “passerina, lingua e puppina, ‘na combo speciale”.

Gli assaggi di puppa, linguina e matrice con salsina verde e peperoncino vengono sottolineati da una musica torrida.

Pausa pubblicità, mi riprendo dall’inizio scioccante ma Rubio inizia la ricerca dello sfidante: ” Sto a Firenze? E voglio un artista!”

Siamo alla Loggia del Mercato Vecchio, dove regna sovrano il lampredotto.

Chef Rubio, Firenze, unti e bisunti

Chef Rubio incontra Orazio “il Michelangelo del lampredotto” (e chi sennò). Subito spiega che si tratta del quarto stomaco del vitello. Lo assaggia, poi ci aggiunge l’enzimino con verdura. Oggi si sta leggeri, via.

La sfida è decisa: panino con il lampredotto.

Giudici il Presidente e i calcianti del calcio storico fiorentino (ci ho messo un po’ a capire che non si diceva calciatori, ma non ho chiesto, giuro, se il fuorigioco valeva anche allora).

E’ caccia aperta agli ingredienti: pane, lampredotto e il necessario per le salse.

Iniziamo dalle salse, con la ricerca delle erbe per quella verde. Rubio si spupazza la venditrice del mercato, qui si rosica mentre inizia la ricerca dei peperoncini per la salsa piccante.

Chef Rubio, Firenze, unti e bisunti

Arriva la scena più divertente di tutti gli episodi, Rubio se la ride e pure noi. L’anziano venditore mette in guardia Rubio dalle controindicazioni del peperoncino sulle prestazioni sessuali: “ti diventa come un ago!” Rubio atterrito scappa, noi ridiamo ancora un po’.

Siamo all’acquisto del lampredotto al (bellissimo) banco macelleria “Mi chiamano il Ferguson del lampredotto” si esalta il venditore (mio marito mi spiega chi è Ferguson – ex allenatore del Manchester United- e mi sento meglio).

Chef Rubio, Firenze, unti e bisunti

“Il lampredotto dev’essere gigliato”, dice il suddetto Fergusson, ne fa vedere un pezzo e io capisco perfettamente cosa intendeva dire.

Si passa al pane che Rubio va a fare da un fornaio fiorentino ma come temevo il digitale terrestre mi abbandona, e purtroppo sul sito non c’è ancora il nuovo episodio. Blackout fino alla preparazione del panino con il lampredotto.

Arrivano i giudici, ma mi sa che butta male. Il rivale della sfida questa volta è nientemno che Orazio Nencioni, il Trippaio del porcellino, un’istituzione di Firenze. Povero Rubio, è senza speranza.

In effetti la sfida è persa. Vince, e ci mancherebbe, il lampredotto preparato da Orazio, tagliato direttamente sopra il panino altrimenti sull’acciaio si fredda. Del resto  Orazio è “di categoria”, come dicono i calcianti, ma tutti si vogliono bene, ci sono pacche, abbracci e laute mangiate.

Ci vediamo domenica prossima Rubio, da Livorno, nel frattempo vado a fare un corso da antennista.