di Carlotta Girola 2 Settembre 2014
Menu di una taverna greca

Google Translate ci ha salvato la faccia in diverse occasioni, per questo le saremo eternamente grati. Ma c’é un’altra faccia della medaglia di questo infernale strumento, una B-side che nelle nostre vacanze internazionali riesce anche a toglierci il sonno: la libera e fantasiosa traduzione del menu.

C’é chi, in partenza per l’estero, si affida solo ai piatti consigliati dalla Lonely Planet, che se non sono sempre sinonimo di eccellenza culinaria, almeno hanno il vantaggio di essere stati interpretati da un italofono.

Qualcun’altro, invece, scarica App con traduttori offline, mappe dei ristoranti, e tiene in borsa dizionari tascabili per cercare di sopravvivere a un ambiente gastronomicamente ostile.

Poi ci sono gli avventurieri, quelli che partono senza troppo pensare a come risolvere il problema del cibo, veri e fieri temerari della gola, quelli ai quali va la mia stima incondizionata. Sono loro i miei eroi di questa strana estate, perché mi aggiornano costantemente sui loro travagliati momenti nutritivi.

Ne conoscete anche voi, vero? In barba a Tripadvisor, questi esemplari riescono a non farsi venire crisi di nervi anche capitando in posti agghiaccianti in cui il menu è in antico aramaico o, peggio, in cinese.

Mi capita proprio in questi giorni di intrattenere una conversazione via whatsapp singhiozzante (causa fuso orario) con un’amica vegetariana che ha scelto come meta Cina e Mongolia. Al tredicesimo giorno di viaggio, in una notte con wifi, mi scarica addosso tutta la sua frustrazione da scelta al ristorante.

Questo il messaggio:

“fuori Pechino é la giungla. Non capiscono l’inglese e io cerco di spiegarmi ma é difficile. Da quando sono partita sono riuscita solo tre volte a indicare a caso una scritta sul menu e ricevere un piatto vegetariano. È una battaglia persa, ma forse il buddismo mi aiuterà. Il più delle volte non capisco cosa sto mangiando, cerco di interpretare, ma é impossibile.”

Ristorante cinese, menu

E questa è la sua foto “frustrante”.

Poi c’é un altro amico che dalla Grecia mi rende partecipe delle sue vittorie (e sconfitte) gastronomiche locali.

Menu di una taverna greca tradotto in italianao con Google Translate

Il meglio ricevuto finora è una carta menu che mi ha aiutata a superare giornate difficili. Esilarante, semplicemente esilarante. Il proprietario di questo locale dovrebbe ricevere un consulto dall’Accademia della Crusca per essere investito della licenza poetica ad honorem.

E voi? Vi siete imbattuti in traduzioni letterali improponibili? Avete mangiato un legume sconosciuto e, ad oggi, non ne conoscete il nome? Vi è capitato di ordinare dalla carta senza capire neanche se fosse dolce o salato?

Ora è tempo di fare coming out: in vacanza vale tutto immolandosi alla causa del viaggio o ci sono cose inaccettabili?