di Giulia Caligiuri 11 Novembre 2013
ristorante, belli davanti, brutti all'angolo

Elitarismi parigini: i belli davanti, i brutti in fondo. Ovvero, i proprietari di Le Georges al Centre Pompidou e di Café Marly, con vista sul Louvre, pare abusino delle norme di dress-code. Praticano anche la discriminazione estetica, dicono. Insomma, potrebbe trattarsi del primo caso di segregazione gastronomica.

Tipo: chi è di buona presenza ha diritto ai migliori posti del ristorante, dove può restare “in vista”, senza vergogna. Chi non appaga l’occhio altrui viene smerciato agli angoli o comunque in una delle tante zone “Siberia” (leggi sfortunate) del locale. Questo ha detto nei giorni scorsi un settimanale francese.

Unica eccezione alla regola le celebrità: non importa se belle, brutte, giovani o vecchie. A loro vanno comunque i posti migliori. Punto.

Tutto vero? Per scoprirlo, con britannico rigore, il quotidiano Telegraph ha spedito al ristorante il suo inviato parigino: sono dunque vere queste discriminatorie voci sul dress-code?

Ne è emerso un quadro più sfumato e non del tutto chiaro. Sintetizziamolo.

Per ovviare al problema dell’aspetto fisico l’inviato ha optato per una prenotazione telefonica. Primo problema: il welcome desk è stato sul vago, alla richiesta del posto migliore del locale ha risposto con un “Faremo il possibile ma non possiamo promettere niente”.

Una volta al ristorante, il giornalista ha ottenuto un buon posto a sedere senza difficoltà. Stessa cosa i suoi vicini di tavolo canadesi, paladini dell’abbigliamento diversamente elegante, in t-shirt e jeans.

E però, smontando l’ipotesi “bufala” che prendeva piega, un addetto del ristorante Georges interrogato in merito non ha negato l’esistenza delle norme. Mentre il portavoce dei locali si è rifugiato in un tattico “no comment”, cioè la dichiarazione che puzza di bruciato più di tutte.

E si torna a parlare di segregazione gastronomica dei non good-looking.

Che sia o non sia la trovata pubblicitaria di qualche buontempone, non è questo il punto, siamo oltremodo curiosi di chiedervi se andando al ristorante osservate una qualche forma di dress code. E di conseguenza, se lo cambiate di volta in volta adattandolo al locale.

Ma non basta. Vogliamo anche che venga fatta giustizia di ogni discriminazione che avete subito, se l’avete subita, nella dannatissima assegnazione di un tavolo al ristorante.

[Crediti | Link: Scatti di Gusto, Telegraph, immagine: Telegraph]