di Sara Porro 5 Giugno 2014
Vino rosè

Sveglia!!1!! (Niente, c’ho già perso gusto a fare le imitazioni dei post sui social in stile. Proprio vero che vincere porta con sé il suo set di amarezze).

Per prima cosa, cos’è il rosé: è un vino prodotto con uve a bacca rossa vinificate in bianco, lasciando però le bucce a macerare con il mosto per un tempo più o meno breve. Ecco perché è rosa. Quindi il rosé è un metodo di produzione, non un vino. Ci siamo tutti fin qui?

Lo scorso weekend sono stata a Lecce per Roséxpo, prima edizione di un Salone internazionale dei Vini Rosati organizzato da deGusto Salento. Ho bevuto l’equivalente del mio peso corporeo in vini rosati (per la scienza), e ora sento di poter contribuire a dissipare alcune false assunzioni in merito.

Ecco 8 verità sui vini rosati:

1. Il rosé non è per forza rosa.
O meglio, non solo. I vini rosati variano in colore dalla buccia di cipolla al quasi-rosso: dipende da tempo di macerazione, vitigno, invecchiamento. Tra i due estremi c’è pressoché ogni sfumatura del rosa, un pantone vasto abbastanza da sfidare ogni accessorio Barbie mai creato.

A questo proposito:

2. Il rosé non è un vino da signorine.
La nozione di “vino da donne” è ridicola, sessista e mortificante. Nessuna dovrebbe considerare accettabile che, al ristorante o in enoteca, le venga proposto un vino come “femminile”.

Peccato che anche in questa circostanza, uno degli intervenuti alla tavola rotonda sui vini rosati abbia suggerito che “certamente il rosé è un vino da donne, in quanto le donne sono ambasciatrici di bellezza”. Io allora ho fatto questa faccia:

3. Il rosé non è un vino estivo.
Niente è meglio, come sa bene quest’orsodi bere una bottiglia di rosato sdraiati su un’amaca nella calura agostana. Ma confinare una tipologia così ampia a una stagione è limitativo.

In Francia è il vino delle feste di Natale, ad esempio.

4. Il rosé può essere un vino da invecchiamento. 
Con fatica, ci stiamo invece convincendo che i vini bianchi non vanno necessariamente bevuti nell’annata corrente. Se il pregiudizio sulla scarsa longevità è duro a morire con quelli, peggio se la passano i rosati.

Invece, i rosé di qualità perdono nel tempo le note più immediate di frutta e fiori (li chiamano aromi primari, ma su questo non interrogo) e acquistano sentori di spezie come zenzero, chiodi di garofano e cannella. Anche il colore diventa più tenue. In Francia, dove la cultura dei rosé è molto superiore, le annate più vecchie dei Grand Cru di Provenza hanno al ristorante un costo significativamente superiore rispetto a quelle recenti – come è ovvio che sia.

A Roséxpo ho partecipato a una bella verticale di Bellavista Rosé dal 2009 al 2004, e a stagliarsi erano proprio le due annate più vecchie, 2006 e 2004.

Bicchiere di vino rosè

5. Il rosé va benissimo a tutto pasto – non è solo un vino da aperitivo. 
Tra l’altro il vino da aperitivo non esiste. All’aperitivo si beve il Martini Cocktail, ci si diverte pure di più.

6. Il rosé non si abbina solo al pesce. 
Di questi tempi, se dici “abbinamento” la gente del vino alza gli occhi al cielo, probabilmente per stanchezza e reazione alla didattica tradizionale AIS con le sue geometrie “Unisci i puntini”. Ottimo momento insomma per quello che viene definito “abbinamento all’inglese”, ovvero un po’ come ti pare (non ho usato la prima espressione che mi è venuta in mente, perché cerco di dare il buon esempio qui dentro).

Per dire, insomma, che il rosé è molto versatile. Va molto bene con la pizza – spesso meglio di bianchi e rossi.

7. Il rosé non va bevuto ghiacciato. 
Per chiarire: nessun vino va bevuto ghiacciato. Fresco, sì, ma un buon vino regge un paio di gradi in più. La temperatura è uno dei test migliori cui sottoporre un vino sconosciuto: se pareva gradevole appena estratto dal frigo, e alcuni minuti dopo non più, siete al cospetto di una risciacquatura di piatti.

8. Il rosé non è un vino cheap.
Se dello Champagne si dice che è un vino costoso ma non caro, per indicare che vale fino all’ultimo centesimo, così del rosé potremmo dire che è spesso un vino economico, ma non un vino cheap. Come è ovvio, si trova del pessimo rosato in giro (c’è del pessimo tutto, in giro) ma quelli buoni presentano tra i migliori rapporti qualità prezzo in assoluto.

Il che è sorprendente, visto che le tecniche di produzione di un rosé non sono più semplici o meno onerose di quelle impiegate per un bianco o un rosso.