Nascere negli anni Novanta è significato perdersi un sacco di cose. Non ho mai potuto, per dire, scrivere un libro promettendo che avrei sposato Simon Le Bon. Mai indossate le spalline imbottite. E non per sfogare tutte le mie paturnie in una volta ma la privazione fa male: non ho mai mangiato un menù anni Ottanta come hanno fatto alla Foodie Geek Dinner.

Ardite interpretazioni di crostacei, variazioni sul tema della gelatina, filettoni megalomani. E poi panna. Gli anni di panna: panna nella pasta, sul pesce, con la carne, sopra e sotto ogni dolce.

L’inosservanza del Km zero non ci deprimeva, la colesterofobia era solo un vago presagio.

Allora avere vent’anni era sicuramente più divertente: i frutti del tuo lavoro a tempo indeterminato potevi spenderli in un menù come questo.

ANTIPASTO


cocktail gamberi

Ecco cosa significa sapere come s’inizia una cena! I gamberetti in foglia di insalata non mancavano mai. Anzi, chiamiamo le cose con il loro nome: era il cocktail di gamberi.

Chi voleva darsi un tono ulteriore, champagne-socialist a loro insaputa, adorava le tartine al caviale (era tarocco, banali uova di lompo) o l’alternativa esotica, i vol-au-vent ripieni di polpa di granchio (tarocco pure quello).

kiwi, prosciutto

A difendere gli interessi generazionali dei futuri buongustai, non ancora ribattezzati gastrofanatici, né tantomeno foodie, s’insinuavano inedite e spericolate combinazioni.

Quali per esempio prosciutto e kiwi, negli anni Ottanta ancora ammantato da un’aura di esotismo (1 kiwi = 1.000 lire del vecchio conio).

aspic, gelatina

Quanto all’aspic, i voluminosi libri di Lisa Biondi –chi se la ricorda?– avevano insegnato alle italiane come costruirne di meravigliosi, veri capolavori architettonici che non mai avuto la venture di provare. E solo l’idea di replicarlo a casa mi spaventa più di una rettoscopia in mondovisione. Ma ditemi: era buono? Cosa diavolo ci mettevate dentro?

PRIMO


Eclissati con qualche rimpianto i leggendari tortellini panna e prosciutto, con le audaci varianti domestiche tipo panna e piselli o panna e wurstel, ho almeno saputo seguendo la leggenda che ad inventarli fu tale Cesarina Masi, proprietaria di una classica trattoria bolognese poi trasferitasi a Roma.

penne, pasta, salmone, vodka

Voi sottovalutate il danno di non aver vissuto il mito delle pennette vodka e salmone. Dicono avesse una sua ragion d’essere anche la versione schizzinosa e protovegetariana, vale a dire panna-salmone-asparagi. Specie se mescolata in un un ecumenico bis, nel senso che accontentava innovatori e tradizionalisti, con le tagliatelle paglia e fieno.

crespelle, besciamella

E le crespelle, o crêpe per i ben parlanti? Agli spinaci, ai funghi, al prosciutto, contava soprattutto che fossero ricoperte di besciamella in quantità industriale. Ah, poveri stomaci di allora.

Per non dire tutte le variazioni sul tema del risotto. Spetta a voi che c’eravate dirmi se il risotto fragole e champagne era o no un abominio gastronomico. Mentre su risotto e melone, risotto e ananas, risotto e banana stenderei il solito velo.

SECONDO


filetto pepe verde

Un nome su tutti: filetto al pepe verde. Questa volta non ho sensi di colpa, il destino me lo ha fatto incontrare . Risultato? Uno dei pochissimi piatti che ho desiderato non assaggiare MAI PIU’. Qualcuno abbia la compiacenza di suggerire ai responsabili del banco carne Esselunga di non proporlo ancora.

Resiste invece la degna comare, l’efferata tagliata rucola e grana, culto imperituro del nascente edonista palestrato.

Del tutto perse le tracce, al contrario, del cavolfiore in salsa mornay. Se sia un male o un bene, è difficile dirlo.

DOLCE


profiterol, cioccolato, panna

Profiterol. O profiterole? Ho fatto un lunghissimo training per imparare a scriverlo bene, ma dopotutto chi se ne importa, chi ha bisogno di pronunciare correttamente il nome dei bignè farciti di panna e ricoperti con il cioccolato fuso?

Quanto a opulenza, so che sarete d’accordo, può giocarsela solo con il tripudio di crema, panna e caramello di un altro immancabile classico in ogni festa che volesse darsi un tono: il Saint Honoré.

pesca melba

Esimersi dal menzionare la pesca melba significherebbe fare uno sgarbo agli anni Ottanta. La pesca era rigorosamente sciroppata, mai fresca, questo significava poter ordinare una pesca melba nel rifugio di montagna, con Last Christmas degli Wham a immortalare per sempre un fortunato incontro. Mai più trovata in nessun genere di posto, sparita, come il sex appeal di George Michael.

BEVANDE


alexander, cocktail, cacao, latte

Momento femminista, se permettete. Anche avere un cocktail da ordinare quando se ne presentava l’occasione significava emancipazione. Mi dicono che alla classica richiesta maschile: “cosa prendi?”, si poteva dare una sola risposta: Alexander. Crema di cacao e crema di latte, tanto i latticini non erano mai troppi.

Invece, simbolo del raggiunto benessere, vero stacco tra la fase “vorrei ma non posso” e l’appagamento economico era il Cartizze. Poterlo ordinare a tutto pasto, non solo nell’aperitivo Mimosa, era privilegio di pochi.

Se ci si era riempiti avidamente e scompostamente di cibo, cosa che avveniva anche e soprattutto negli spensierati anni Ottanta, bastava un bicchierino di Jagermeister, amaro a base di erbe potentissime, o un liquore al maraschino.

Le palestre che promettevano risultati pneumatici rilevanti non c’erano ancora. I corsi “Gambe e glutei” e “Pancia piatta” li avrebbero inventati solo dopo. Era molto in voga la dieta Scarsdale, ma strettamente per attempate miliardarie americane.

[Crediti | Immagini: Ricette perfette, American livewire, Pasta loves me, I diavoletti della cucina, A communal table, Saveurs etexperiences, Girls cook world, Gilardengo, L’ albero delle caramelle]

commenti (72)

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  1. Avatar David ha detto:

    Post ciclico che appare sui nostri schermi del pc con la stessa frequenza con la quale Italia1 manda in onda Ladyhawke o Furia Cieca.

    Io l’apprezzo lo stesso e aggiungo che un menu anni 80 non può definirsi tale se non è annaffiato da un bel bicchiere ghiacciato di Lancers, a proposito del tocco esotico…

  2. Avatar noname ha detto:

    Le gastronomie, quasi tutte, sono ancora invase da piatti anni 80. Segnale che per assurdo significa ancora che alla massa i piatti piacciono ancora eccome.
    Un classico esempio è il vitello tonnato.

    1. Avatar Alessandro ha detto:

      A dire il vero il vitello tonnato è un piatto tipico della cucina piemontese, affonda le sue radici nell 800, o forse prima.
      Già mia nonna lo faceva per Natale negli anni 50, poi che possa piacere o meno è un altro discorso ma di certo non è anni 80.
      Informarsi un minimo, prima di commentare con la prima cavolata venuta in mente, mai?

    2. Avatar susinadamaschina ha detto:

      Ha ragione Alessandro, probabilmente risale alla fine del Settecento. L’Artusi ne scrive in “La Scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene” quindi era necessariamente diventato un piatto popolare entro il 1891. Se poi a lei lo hanno preparato imbastardito con la maionese e non ha idea di cosa sia in realtà, il problema non è della ricetta.

    3. Avatar noname ha detto:

      Mi sembra ovvio che nessun piatto catalogato come anni 80 sia stato concepito in quegli anni. Stiamo parlando di mode culinarie e di quello che si consumava massicciamente in quegli anni. Tra questi cibi c’è sicuramente il vitello tonnato.
      Sig. Alessando, forse ragionare prima di definire “cavolata” il pensiero di qualcun altro le potrebbe servire. E anche un po’ di educazione, credo. E forse quella potrebbe tornare utile anche a susinadamaschina.
      Cordialmente.

    4. Avatar NomePatrick ha detto:

      Confermo, metterci dentro il vitel tonné è una stupidata: allora anche il pane e l’acqua.

    5. Avatar pbs ha detto:

      Il vitello tonnato, se fatto bene, è buonissimo!

  3. Avatar Orson ha detto:

    La Pesca Melba è un piatto di Escoffier (è morto nel 1935), non capisco il richiamo agli anni ’80.
    Perché poi mettere insieme un dolce strepitoso, la saint-honoré, inventato nell’800, con obbrobri come le tartine alle uova di lompo pure fatico a capirlo (forse perché ce n’erano versioni gelate, pessime). Colpa mia, sono fuori dal tempo

  4. Avatar riccardone ha detto:

    Mi si perdoni il controcorrentismo, ma trovo che molti piatti non sono affatto frutto degli anni 80, basti pensare all’aspic, alle crespelle, allo stesso filetto e al profiterole. Più che di piatti anni 80 parlerei di moda di quegli anni che io riassumo con il famigerato “tris di primi”. Ritengo che, tolte le stucchevoli variazioni sui temi, quale l’uso smodato di panna e, seppure agli albori, di rucola quasi tutto il resto è ancora attuale in quanto facente parte dei classici. Non sparate a vista, ho detto “quasi tutto”.

    1. Avatar mafi ha detto:

      La Saint Honoré anni 80? Le crespelle? Uhm…

    2. Avatar riccardone ha detto:

      Mia cara, stiamo dicendo la stessa cosa, ho detto che sono classici e non che sono frutto degli 80’s

    3. Avatar mafi ha detto:

      Sì sì lo so, è finito in risposta al tuo commento ma siamo d’accordo. Hai espresso esattamente il mio pensiero e meglio di quanto avrei fatto io:-)
      Ciao!

    4. Avatar riccardone ha detto:

      Fare meglio di te, almeno per me, non è possibile 🙂

    5. Avatar mafi ha detto:

      ora vado a vedere cos’è il borsci però eheh
      è un piacere rileggerti 😉

    6. Avatar antonio f. ha detto:

      verissimo. tra l’altro la pesca melba ha dietro a se una storia, da cui deriva il nome stesso del dolce. altro che anni ’80….

  5. Avatar riccardone ha detto:

    Gli ottanta erano gli anni in cui si diffondevano quei prodotti, già esistenti da anni, grazie a operazioni di marketing particolarmente azzeccate. Per esempio il Bellini già pronto, il Moet & Chandon, la serie infinita di amari e tecniche come la cottura in “crosta di”. Ovvio che poi li si associa a quegli anni, proprio per la loro diffusione. Scommetto che nessuno si ricorda del Borsci. . .

    1. Avatar antonio f. ha detto:

      borsci? lo fanno ancora, l’azienda è delle mie parti. ha avuto un po’ di problemi, ma il san marzano è ancora in produzione…. mia nonna preparava il dopo pranzo con arance a rondelle su vassoio(con buccia) spolverate di zucchero ed innaffiate col san marzano. (preparate prima di pranzare e servite dopo pranzo, tempo giusto per farle macerare). ecco, quello mi sa di infanzia e di 80’s…

    2. Avatar riccardone ha detto:

      Grandissimo, ero convinto che non lo facessero più, se non ti chiedo troppo puoi dire di che parte sei?
      Bella la ricetta di tua nonna, purtroppo non la posso replicare perché dalle mie parti, provincia a nord di Roma, non si riesce a trovare.

    3. Avatar antonio f. ha detto:

      sono del basso salento, la Borsci è (o meglio era) tarantina. ha avuto un po’ di travagli finanziari che hanno costretto l’azienda dapprima a chiudere gli impianti e poi ad essere ceduta ad altri gruppi. recentemente ricordo di aver letto che è stata percepita dal gruppo calabrese Caffo (quelli di Amaro del Capo, per intenderci). la ricetta (segretissima) è sempre la stessa. buono buono buono. sia nel caffè, che ad arricchire un buon gelato a base crema (secondo me la sua morte è su crema e uvetta _il “malaga”), oppure con arancia come faceva la buonanima della mia nonna. online si trova, non passo i link che ho trovato per non pubblicizzare, ma basta cercare su google (anche se dalle mie parti lo si trova a meno). 😉

    4. Avatar riccardone ha detto:

      Grazie antò, faccio una ricerca e se capito dalle tue parti ne faccio scorta, così risparmio 🙂

    5. Avatar antonio f. ha detto:

      figurati 😉 anzi grazie a te che mi hai dato lo spunto per ricordare quel profumo, mai più sentito da allora, di festa in famiglia,di serenità, di bei tempi andati e di cari che non ci sono più… quando partiva il vassoione argenteo con l’arancia e san marzano. “piatto della memoria”, come si dice in gergo gourmand. qui la lacrimuccia partirebbe da sola, non avessi ormai la vodka nel sacco lacrimale 😀 bella riccà

    6. Avatar Magic Luke ha detto:

      confermo tutto, era sparito per qualche anno ma oggi si può trovare nella sua classica bottiglia!
      anche a me ricorda tantissimo i pranzi della domenica, specie d’estate, a casa dei nonni, quando a fine pasto arrivava sempre il momento del gelato innaffiato col borsci…bellissimi ricordi, profumo e sapore indimenticabili! 😉

      Oh tra l’altro, sarà anche stata una moda anni 80 ma io l’accoppiata col gelato continuo a trovarla buonissima

  6. Avatar Bruna ha detto:

    Concordo pienamente! A parte la Saint Onoré, tutti i piatti che hai citato mi sono piaciuti negli anni Ottanta. Unica scusa: ero ancora alle elementari e questi sono i gusti adatti ai bambini delle elementari. Ora che ho figli in età di elementari e propino loro tutto km 0, bio e sano, mi chiedo ogni tanto se si stanno perdendo qualcosa…

    1. Avatar riccardone ha detto:

      Credo che potresti rifare le stesse ricette tranquillamente per i tuoi figli, in fondo se il tuo modo di cucinare è sano che cosa vuoi che sia un po’ di panna ogni tanto, almeno potranno capire che cosa piaceva alla loro mamma.

    2. Avatar sandri_bani ha detto:

      riccardone grazie di esistere e di sostenere finalmente cose sensate!
      ma perchè bistrattare così questi piatti?
      a me, tra l’altro, le crespelle piacciono tantissimo…

    3. Avatar mafi ha detto:

      Io le adoro, dolci o salate che siano e da me si fanno da sempre. Quelle cose che, per restare in tema, “sanno di casa” e mi riportano a quand’ero piccola e le mangiavo com’erano, senza niente, mentre mia madre le preparava (come le pizzelle). E poi sono versatilissime.

    4. Avatar riccardone ha detto:

      Sacrosante parole, in Abruzzo sono uno dei piatti delle feste e ne fanno di vari tipi, soprattutto salate, però molti non sanno che le crespelle sono una tipicità contadina, tant’è che fa più effetto chiamarle. . . . . .crepes 🙂

    5. Avatar antonio f. ha detto:

      giusto! in abruzzo le chiamano “scrippelle” (unica differenza è l’acqua usata al posto del latte). la variante più caratteristica sono le cosiddette “scrippelle ‘mbusse” , crespelle farcite con poco pecorino grattugiato, arrotolate e servite in brodo caldo. bbone

  7. Avatar alessandra ha detto:

    ho qualche numero de “la cucina italiana” dei primi anni sessanta in cui c’erano le crespelle, ma soprattutto dei grandiosi aspic (che in ogni caso non mi piacciono)

  8. Avatar cristina ha detto:

    Io c’ero.. Tra i dolci fece prepotentemente le sua comparsa il tiramisù… Declinato in tutti i modi possibili! Quello all’ananas non era male, purtroppo però è scomparso del tutto

  9. Avatar iskander66 ha detto:

    Vari piatti presentati come anni ’80 sono in realtà di molto precedenti. Il vitello tonnato io lo mangio dagli anni ’60, l’aspic ha una tradizione almeno dagli anni ’50, etc, etc. La vera rovina degli anni ’80 (che ci trasciniamo ancora) è stata la panna in cucina, che Dio la bandisca per sempre.

  10. Avatar Cordeschi ha detto:

    Ma le pennette alla vodka, sono invece più anni 90 – pub – prime sbronze con gli amici?