di Chiara Cavalleris 12 Giugno 2020
Champagne socialist; Torino

Il bigio “cielo su Torino” e l’austerity post-lockdown devono aver dato il colpo di grazia alla ristorazione (e ai locali in genere), se da una settimana a questa parte ha aperto sotto la Mole uno Champagne Socialist nel silenzio generale, e il fatto, per la stampa gastronomica, non sussiste.

Lo stesso oblio che ha accompagnato la dipartita del Si-Vu-Plé, squisito posto (non saprei come altro definirlo) che abbiamo dovuto farci segnalare dal Guardian: non è stata abbastanza amata la petite épicerie/bistrot/vineria di San Salvario, i sidri e lo chablis alla mescita a ogni ora del giorno, il banco di formaggi tra i biscottini al burro. Forse, dico io che lo frequentavo assiduamente e ne apprezzavo il tempo fluido, i prezzi contenuti e la flemma che si respirava, densa come il profumo dei blu, il Si-Vu-Plé non è sopravvissuto alla maledetta realtà. Era troppo naïf per i nostri giorni.

SiVuPlé Torino SiVuPlé Torino

La cattiva notizia, insomma, è che a Torino c’è un posto meno in cui stare, per chi praticasse lo smarworking con la pretesa, al contempo, di spizzicare e bere dignitosamente. Quella buona è che c’è uno Champagne Socialist in città, nostri cari appassionati di vini naturali che non si accontentano dell’adesivo “Triple A” (celebre distributore di vini alternativi fattosi oramai icona degli stessi, al punto da non rappresentare più l’alternativa) in vetrina.

Ha aperto una settimana fa, dicevamo, tra le mura del fu Si-Vu-Plé, mantenendone gli arredi migliori: le storiche pareti in legno che a loro volta furono di una panetteria sabauda, liberate dal foie gras, ora ospitano centinaia di vini (cinquecento, su per giù), sbattendo in faccia ai torinesi quanto lo Champagne fosse ignorato a Torino, dall’alto di un logo milanese in neon incastonato nel passato ligneo.

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Forse potrebbe essere questa la carta vincente del nuovo Champagne Socialist, quella capace di fare la differenza rispetto ai (tanti, ormai) wine bar – enoteche con cucina – bistrot con vendita di vini da asporto a prezzo ribassato a vocazione natural-biodinamic-radical chic. C’è Luogo Divino con una bella selezione di Champagne, ma quello è un ristorante.

Invece questa nuova “joint venture” del famoso locale milanese – aperto nel 2016 e subito diventato riferimento a livello nazionale nel suo genere – con un imprenditore torinese di cui ignoro il nome, rispecchia il format che lo ha reso celebre: bottigliera disarmante, che invita nel più discreto dei modi il cliente a mettersi nelle mani di chi sta dietro il banco, e stuzzichini gastrofighetti alternati a taglieri.

Di Milano manca (manca?!) l’estetica dello scrostato, elemento caratterizzante di quello e molti altri posti — di cui possiamo fare benissimo a meno – che ha lasciato spazio al precedente ambiente bohémien, in un miscuglio complessivo tra l’antico e il contemporaneo piacevolissimo.

Champagne socialist; Torino

Se il locale si è ambientato perfettamente, i prezzi del cibo sono ancora un po’ troppo milanesi. Ragionevole il mix di formaggi firmati dalla selezione Guffanti, meno i piccoli panini serviti come “toast”; ne prendo uno, con stracotto di maiale e salsa piccante, e per quanto la farcitura sia impeccabile e goduriosissima – esattamente ciò che vorrei mangiare con questo aromaticissimo Romorantin, vitigno della Loira curato da tale Julien Courtois, che mi dicono viva in una roulotte – non posso fare a meno di chiedermi se qui saranno disposti a pagarlo sei euro.

Champagne socialist; Torino

Sul vino, invece, è impossibile lamentarsi: la lista di proposte alla mescita è talmente diversificata, per prezzi e gusti possibili, che risulta difficile immaginare un avventore insoddisfatto. Purché non chieda la barbera della casa, si intende. Ai dubbi che vi porrete di fronte alla scenografica, imponente, impenetrabile bottigliera su legno austero, risponderà Antonio Crescente, eclettico frontman del locale (prima allo Champagne Socialist di Milano) che ne cura l’articolata e complessa selezione di vini con una evidente predilezione per piccoli distributori, produttori che conoscono in sei e vitigni in cui crede tantissimo (è uno di quelli che stanno facendo carriera dopo Scienze Gastronomiche).

Il carisma dietro il banco, sicuramente, risparmierà allo Champagne Socialist di Torino l’evitabile “effetto catena” che potrebbe risultare, agli occhi dei gastrofanatici sempre alla ricerca della novità, da quella che di fatto è una sede del marchio in un’altra città, al netto di una location unica.

Resta da capire, e questo certo a pochi giorni dall’apertura rappresenta una (grossa) incognita, se questo nuovo locale, così sfacciatamente milanese tra suppellettili sabaude, affezionerà.

Champagne socialist; Torino

Informazioni

Champagne Socialist Torino

Indirizzo: via Berthollet 11, Torino

Orari: aperto dalle 18.00 alle 00.30; chiuso la domenica

Sito web: www.socialist.wine

Ambiente: sabaudo-milanese

Servizio: altamente specializzato, informale

Voto: non ancora valutabile