Come riconoscere un cornetto artigianale da uno surgelato, al bar

Tra il cornetto impastato a mano alle quattro del mattino e quello precotto che arriva in un cartone ci sono almeno altre due categorie intermedie.

Come riconoscere un cornetto artigianale da uno surgelato, al bar

Alle cinque del mattino, nell’indifferenza generale, un furgone diesel tossisce davanti al vostro bar di fiducia. È in quel preciso istante che si decide il destino della vostra colazione. Tre ore dopo entrate in trance pre-caffeina, pagate la vostra tassa all’abitudine e fissate una vetrinetta illuminata ad arte. Il furgone è sparito, gli scatoloni pure, e non c’è nessuna legge che obblighi chi vi sta di fronte a confessare che il miracolo artigianale per cui state pagando è banalmente uscito da un freezer.

Entrate in un locale, magari uno di quelli con le finiture in legno grezzo e le lampadine a filamento nudo che gridano autenticità a 15 euro l’ora. Ebbene, questo bar può legittimamente esporre la lavagnetta con su scritto “artigianale” (perché magari  nel retrobottega qualcuno sta effettivamente assemblando una crostata) e, nello stesso identico istante, allineare nel banco dei cornetti industriali surgelati che di artigianale hanno solo l’aria che respirano.

Le quattro tipologie di cornetto da bar

Per cominciare a capirci qualcosa dobbiamo prima di tutto accettare che esistono almeno quattro tipologie di cornetto da bar. E non è la solita storiella manichea che fa distinzioni tra “fresco buonissimo” e “surgelato cattivissimo”.

  1. L’artigianale in presa diretta: è il cornetto impastato, sfogliato, formato e cotto interamente nel laboratorio del bar pasticceria  alle prime luci dell’alba. È merce così rara perché richiede manodopera che sappia il fatto suo e una gestione dei tempi che l’economia moderna ha praticamente bandito. Chi lo fa davvero non ha bisogno di strillarlo: l’odore di burro vero satura l’isolato e fa il marketing al posto suo.
  2. L’artigianale abbattuto: il pasticciere fa tutto il lavoro sporco (impasta e sfoglia in laboratorio) e poi blocca il tempo. Congela il pezzo da crudo, o subito dopo la cottura, in un abbattitore professionale. Se la catena del freddo è gestita da gente competente, la termodinamica garantisce un risultato letteralmente indistinguibile dal fresco. È la tecnica di sopravvivenza dei professionisti migliori.
  3. L’industriale crudo: qui si entra nel regno del compromesso. Il bar compra i cornetti crudi e congelati da un’azienda esterna, e il barista deve solo farli lievitare e infornarli. La qualità? Una lotteria. Esistono linee industriali d’eccellenza, laminate con burro e zuccheri tecnici; ma ci sono anche i pallet di robaccia dozzinale, zeppi di margarina scadente e aromi artificiali.
  4. Il precotto rigenerato: il cornetto arriva precotto o già cotto, ibernato. Non lievita, viene solo “rigenerato” con un giro in forno.

Cosa c’è  dentro un cornetto surgelato

Leggere la lista ingredienti di un cornetto surgelato di fascia bassa, quello che popola buona parte dei banconi italiani, è un piccolo esercizio di disillusione. Il burro scompare quasi sempre, lasciando il posto a miscele pensate per abbattere i costi e resistere agli sbalzi termici dei laboratori: grassi vegetali idrogenati, oli di palma, colza o girasole, stabilizzati da emulsionanti come i mono e digliceridi degli acidi grassi.

Un cornetto surgelato non è per forza scadente Un cornetto surgelato non è per forza scadente

Per compensare la piattezza gustativa dell’impasto, si interviene con sciroppi di glucosio-fruttosio e con l’immancabile aroma di vanillina di sintesi, al netto di marmellate e creme di sorta.

Al contrario, l’etichetta di un surgelato d’eccellenza racconta un’altra storia: al burro vaccino puro si affianca una chimica di precisione, strettamente funzionale alla gestione del freddo. Troviamo zuccheri tecnici come destrosio e trealosio per abbassare il punto di congelamento dell’acqua, affiancati da lieviti osmotolleranti ed enzimi specifici che proteggono la maglia glutinica durante l’ibernazione, restituendo un lievitato impeccabile senza scendere a compromessi sulla qualità.

Come riconoscere un cornetto surgelato

Il primo campanello d’allarme è l’omologazione seriale: se vedete una teglia di mezzelune clonate, identiche al millimetro, perfette e lisce, non c’è mano umana che tenga. Ma non fidatevi mai della doratura: basta una passata di preparato a base di uova per far sembrare croccante e profumata persino una camera d’aria.

L’unico strumento davvero rivoluzionario, quello che squarcia il velo di Maya, è il libro degli ingredienti.
Ogni locale in Italia è obbligato per legge a tenerlo a disposizione. Non abbiate paura di fare la figura dei pedanti e chiedetelo. Lì dentro c’è la biografia non autorizzata di quello che state per ingerire.

Il fatto che nessuno lo chieda è esattamente la ragione per cui funziona. Domani mattina provateci e guardate la faccia del barista, aprite quel faldone unto, leggete la prima riga. Poi decidete se quell’euro e ottanta è il prezzo di un cornetto o di una bugia.