di Nunzia Clemente 13 Maggio 2016

Gualtiero Marchesi e gli hamburger McDonald’s. Cracco e le patatine San Carlo. Bastianich e la sfoglia Buitoni […]. Nel complicato rapporto tra pubblicità che hanno fatto gridare allo scandalo per i testimonial insospettabili pensavamo di averle viste tutte.

Sbagliavamo.

Domani Fabrizio Corona, ex paparazzo, ex fotografo, ex stilista, ex detenuto, ex ospite di una comunità di recupero (insomma, mica facile condensare il c.v. di Fabrizio Corona in poche parole), reduce dall’aver prestato il volto (e i denti) allo spot di uno studio dentistico, sarà testimonial del nuovo punto vendita della catena Gelatò, in apertura a Torino.

L’idea è di Chantal Fontani, la giovane di 28 anni che gestisce il negozio da poco più di una settimana. Corona lo conosce e le piace: “Le persone lo criticano. Ma non ha ammazzato nessuno“. E poi Corona è sinonimo di visibilità e la visibilità ormai non ha prezzo.

È vero. È una figura che divide. Ma a me serve per far conoscere il negozio in città e le polemiche portano pubblicità“.

Nel volantino pubblicitario un Corona moderatamente ammiccante viene definito “un grande“. Insomma “perfetto per promuovere un prodotto di qualità“.

Nel frattempo sui social i torinesi hanno manifestato una certa ostilità, diciamo, e non solo i puristi del gelato.

“Farò finta di non aver mai visto l’invito. Per rispetto del gelato”. “È un farabutto da galera”. Qualcuno ci scherza su: siamo al gelato. E altri, più seri: Non si può fare di lui un eroe. È stato in carcere per estorsione, bancarotta, corruzione. Come lo si può considerare un martire? O, peggio, un testimonial? Un esempio da seguire?

E voi, comprereste un gelato se a chiedervelo fosse Fabrizio Corona?

[Crediti | Link Dissapore, La Stampa; Foto: La Stampa]