“Il mio amore è nato a Malaga, Malaga, Malaga” cantava Fred Bongusto, ma la città andalusa che diede i natali a Pablo Picasso ha fatto innamorare non solo cantanti romantici ma anche molti golosi, ispirando l’omonimo gusto di gelato: crema, o in alcuni casi fiordilatte, con un robusta variegatura di uvette ammollate in rum o vino liquoroso.
Tra gli anni settanta e ottanta, il Malaga era il re delle vaschette. Già circondato da gelati dagli inquietanti -con gli occhi di oggi, ovviamente- colori fluo, la sua palette spiccava per una classicità che donava un’eleganza regale, e per più di due decenni è stato immancabile in ogni gelateria. Dopo un calo di popolarità a cavallo del secondo millennio, questo gusto sembrava ormai relegato al dimenticatoio, simbolo sfiorito di tempi che furono come le Rossana pietrificate della nonna, ma in un periodo in cui la cultura pop, gastronomia inclusa, è pervasa dalla nostalgia, il Malaga fa il suo trionfale ritorno, elevato dall’arte di moderni maestri gelatieri.
La storia del Malaga

Prima di parlare della sua ascesa e caduta, vediamo un po’ della storia di questo gusto, un vero viaggio che attraversa il Mediterraneo e i secoli, affondando le radici in Andalusia, dove la dominazione araba portò le prime viti nelle calde terre intorno alla città di Malaga. Il nome stesso del gelato celebra l’omonima uva passa locale, che tradizionalmente veniva lasciata a macerare per ore o giorni in vini liquorosi come il Pedro Ximénez o il Moscatel. Questa fusione di culture ha dato vita a una ricetta che, già nel 1848, veniva citata nei manuali di cucina come una prelibatezza raffinata, e in Italia il Malaga è diventato un pilastro dell’artigianalità, preparato con una base di crema ricca di tuorli d’uovo, latte e panna, arricchita dall’uvetta sultanina imbevuta di vino o rum.
Nonostante fosse considerato il gusto degli adulti, di chi cercava una complessità che andasse oltre la semplice dolcezza del fiordilatte, unendo un deciso carattere alcolico, negli anni del suo massimo splendore era normale vedere i genitori ordinare un cono al malaga anche per i propri figli, spinti dalla convinzione popolare che l’alcol svanisse con il freddo della gelatiera o che l’uvetta fosse persino digestiva.
Tempi diversi, più innocenti e felici, dirà qualcuno, ma non servono certo la consapevolezza e l’attenzione alle questioni salutistiche moderne per capire che un gelato che raggiungeva senza problemi una gradazione alcolica di 1,8 gradi (1,2 è il limite in Italia per definire un prodotto analcolico, 0,5 nel resto del mondo), poteva essere un problema se a gustarselo era un minore. Un problema a cui molti hanno cercato di porre rimedio sostituendo il contributo alcolico e aromatico di rum o vini liquorosi con aromi sintetici e basi pronte, condannando il Malaga all’oblio.
A volte ritornano

“Il mio cuore resta a Malaga” proseguiva Bongusto, e il cuore di molti sembra appassionati di gelato sembra essere restato in Andalusia. Così, in piena rivoluzione artigianale, e con tutti gli astri della nostalgia allineati favorevolmente, il Malaga sta rapidamente ritornando tra le carapine d’Italia, e in questi mesi di fervente attività di visite per redigere la nostra classifica delle migliori gelaterie artigianali del paese, ce ne siamo rapidamente accorti. Molte delle gelaterie presenti nella nostra “top 100” italiana lo realizzano, e iniziamo ad adocchiare qualche new entry, ovvero alcune gelaterie che faranno il loro ingresso nella classifica del 2026, che si applica nell’antica ed elegante ricetta.
E non siamo i soli ad averlo notato: su instagram c’è pure un profilo tutto dedicato alla causa, “gelato Malaga e dove trovarlo”, fateci un giro.
In un periodo di grande rivalutazione, e miglioramento tecnico, dei gelati alcolici, il Malaga si sta rivelando una tela bianca ideale per tratteggiare anche questo mondo. Su creme sempre più ricche e goduriose, che rappresentano ormai la vera firma di molti artigiani, si lavora su ingredienti di lusso o super localizzati: uva passa, magari di Zibibbo di Pantelleria, o di Denia, da uva Moscatel de Alejandría ammollata in grandi Marsala e rum -e a volte anche dei mix dei due- Sherry Pedro Ximénez, anche con aggiunte di vin cotto. A volte rendendo alcolica anche la base, trasformandolo in una sorta di golosissimo zabaione rinforzato, per la goduria degli appassionati. Più che un revival, il Malaga si sta rivelando più attuale che mai, guidando un diffuso ritorno a rotondità gastronomiche più classiche.
