di Sara Porro 2 Novembre 2016
berberè pizzeria milano

Ieri da più parti (va bene, era solo una persona) mi è stato segnalato il seguente post in un gruppo privato su Facebook:

Non essendo iscritta non potevo commentare, e questo mi è dispiaciuto perché avevo alcune cose da dire.

In realtà, una: la ragione per cui è difficile trovarmi da Tutti Fritti – un posto che sulla carta sarebbe praticamente perfetto per me, che mangio più fritto del personaggio classico di Corrado Guzzanti Gianni Livore – è che, quando ci sono andata ormai due anni fa, nel locale faceva così freddo che i fritti arrivavano intirizziti.

In più la pastella era troppo spessa e le luci mi ricordavano i bar della provincia pavese immortalati dagli 883 prima maniera.

cibi tutti fritti

Inoltre una volta tornata a casa odoravo così tanto di fritto che lavare i vestiti non è stato sufficiente, ho dovuto purificarli con il fuoco*.

(*iperbole).

Mi sembra però anche l’occasione propizia per fare una nuova edizione di un post che scrissi tre anni fa, chiaramente anticipando un’esigenza di mercato:

5 locali di Milano che fareste meglio ad evitare se non volete incontrarmi, edizione autunno 2016.

1. Trippa

Via Giorgio Vasari 3 – angolo Via L. Muratori

trippa milano

Momento ideale: quando vi trovano posto – chiamate con qualche giorno di anticipo! Aperto solo la sera.

Presente quella situazione di quando siete tutti sul divano in famiglia a guardare una competizione musicale, mettiamo un Sanremo o un X-factor, sul palco uno attacca a cantare e tua madre dice: “Questo sì che ha la voce”? E siete tutti d’accordo, che il brano vi piaccia o meno, sul fatto che quello sia un vero talento.

Ecco, il cuoco di Trippa Diego Rossi è così: un passato con stella Michelin alle Antiche Contrade di Cuneo, ha messo tecnica e inventiva da ristorante d’autore al servizio della cucina tradizionale di trattoria.

Il nome del ristorante testimonia il penchant per le frattaglie –la trippa fritta è sempre in carta, ma c’è anche quinto quarto di pesce, come il lattume di tonno impanato e fritto– ma sta anche per “sostanza”, nel senso di cucina concreta.

Gli avventori poco avventurosi (cos’ho appena scritto?!) saranno altrettanto felici con piatti rassicuranti ma mai noiosi. Nella mia ultima visita ho mangiato certi gnocchi di zucca con fonduta di Parmigiano ripassati in padella a formare una crosticina del peccato che riporto alla mente nei momenti in cui vengo assalita dalle domande sul senso ultimo della vita.

Conto sui 40€, bere a parte.

2. Saketeca Go

viale Piave 5

saketeca go milano

Momento ideale: quando volete – sia come orario, sia come frequenza! Io, per esempio, sempre. Aperto solo la sera.

In inglese si sono inventati questa parola nuova per coloro che non riescono a stare in una relazione sentimentale: committophobe, insomma “fobico dell’impegno”.

Negli ultimi tempi io sto diventando un po’ così con i ristoranti: il pensiero di dover prenotare giorni prima o di avere come unica scelta un menu degustazione da 7 portate mi genera una leggera ansia. Ne deriva che apprezzo sempre più i locali come la Saketeca Go, che ti consentono di modulare la tua serata come preferisci.

Entro, mi siedo al bancone con un bicchiere scelto tra una piccola lista di calici di vino naturale oppure con un cocktail a base sakè mentre Mika Shibata, la giovane e competente sommelier giapponese al timone, mi chiede: “Mangi anche qualcosa?” E io rispondo: “Forse più tardi”, assaporando il brivido della libertà.

Tendenzialmente, 20 minuti dopo sto ordinando “uno di tutto” dal menu che alterna piatti giapponesi da trattoria –niente sushi, per intenderci– con classici italiani: si va dal carpaccio di ricciola con pesto calabrese al Karaage di pollo alle spezie. C’è un’ampia scelta di sakè al bicchiere – fatevi consigliare.

I piattini vanno dai 4€ ai 12-13€, tocca a voi fare i conti (con la vostra fame).

3. Berberè

Via Sebenico 21

berbere pizzeria milano

Momento ideale: chiamate sempre per prenotare. In caso di fame in quota cannibalismo, provate a sondare i tempi di attesa.

Due locali a Bologna, poi Firenze e Torino: cosa stavano aspettando quelli di Berberè per aprire a Milano? Suppongo che se lo domandino anche loro, visto che dal giorno dell’apertura, poche settimane fa, sono sempre strapieni.

Per quelli del partito del “ci vuole tempo per prenderci la mano con un forno nuovo”, la pizza è già in forma smagliante: in tutte le mie visite impasto e cottura erano eccellenti.

Siccome già solo scrivere la parola “lievitazione” mi crea aerofagia, vi rimando per gli approfondimenti su impasto, farine e condimenti a questo post di Dissapore che spiega come Berberè lavora; qui dirò solo che la pizza a base bianca con zucca, funghi, Parmigiano Reggiano e fiordilatte (12€) era così buona che finora ho mangiato solo questa – è stagionale, mi dico, magari la prossima volta non la trovo più; poi c’è ancora, e io la mangio di nuovo.

Lati negativi? Prima che gli impazienti se la prendano con me, segnalo che venerdì scorso ho aspettato la pizza per poco meno di un’ora: ci avviciniamo al record finora imbattuto della celeberrima Tric Trac di Legnano (ma almeno da Berberè sono tutti molto gentili).

4. Mercato del Suffragio

Piazza Santa Maria del Suffragio 2 

mercato del suffragio a milano

Momento ideale: finché c’è luce. La sera diventa meno accogliente, soprattutto per colpa dell’illuminazione.

Dopo che lo scorso weekend sono stata al Mercato del Suffragio tre volte in 36 ore temo che il personale cominci a trovarmi inquietante. Ma posso spiegare!

A colazione ci vado per leggere il giornale e per le brioche del forno di Davide Longoni – la mia preferita è la girella con l’uva passa (2€), insomma il pain aux raisins francese.

A pranzo, invece, tappa al banco della Pescheria Schooner per un piatto semplice – come pasta e fagioli con cozze e bottarga (12€).

Le critiche al Mercato, frutto della ristrutturazione di un mercato comunale da parte di una cordata di imprenditori, tendono ad appuntarsi sui prezzi non popolarissimi, quindi eccovi un paio di consigli: primo; l’eccellente pizza di Davide Longoni è meno costosa –e pure più buona– nella versione alla pala che in quella al piatto, e sazia più di quanto sembri.

Una fetta di qualche soddisfazione vi sottrarrà 4-5€, cui potreste aggiungerne altri 5€ per una media di Tipopils del Birrificio Italiano – a Milano, è quel si paga una Heineken, quindi mostrate un po’ di riconoscenza.

Due: Schooner fa un’asta del pesce la domenica mattina per svuotare il suo banco, grandi affari (qui immaginatemi con la voce da imbonitore).

5. Pinch – Spirits & Kitchen

Ripa di Porta Ticinese 63

pinch milano

Momento ideale: lo preferisco a tarda sera rispetto all’ora dell’aperitivo – ma vedete voi.

C’è stato un tempo –per la precisione è durato fino all’altroieri– quando il segno distintivo di quello che non distingueva la risciacquatura di piatti dal Cognac Remy Martin Louis XIII Black Pearl Limited Edition era che proponesse di andare a bere sui Navigli.

Allora, l’offerta della zona faceva perno sul ciupito (scritto così) a 2€ e sul narghilè all’aroma di banana.

Oggi le cose sono cambiate, e da queste parti per bere bene c’è letteralmente solo l’imbarazzo della scelta: solo per fare qualche nome, si va dal semi-storico Mag Cafè al nuovissimo Morgante, nascosto in Vicolo dei Lavandai; dall’antesignano Rita & Cocktail al Rebelot fino all’Elita Bar, un po’ defilato in via Corsico.

I nomi citati sono tutti molto validi, solo che questa è la mia lista e quindi io cito il Pinch, che di tutti è quello dove alla fine finisco più spesso.

La carta dei cocktail è stagionale – in autunno dopo il cambio dell’armadio, il cambio dell’amaro.