Il migliore tiramisù a Roma: Pompi vs. ZUM

Capita a Roma, che il tiramisù sia spesso seguito da un complemento di specificazione. Il tiramisù di Pompi.

Un tiramisù che divide, per buona parte degli indigeni è senza discussioni “er mejo tiramisù de Roma“, ma stando a un agguerrito manipolo di intenditori della capitale gode di un credito che fa sembrare razionale anche chi compra i numeri del Lotto vincenti dai santoni televisivi.

Sostiene il manipolo che quando i romani lo delibano non sentano i sapori, soltanto il gusto della loro stessa convinzione che quel dolce sia proprio speciale.

Nonostante ciò, e nonostante la rivelazione “guarda che è un prodotto industriale neanche troppo riuscito” abbia interrotto più di un’amicizia, il tiramisù di Pompi –classico, alla fragola, banana e cioccolato, al pistacchio, alla nocciola, gusto pinacolada (solo d’estate) o senza glutine– smuove le folle, crea problemi alla circolazione, manda i vigili urbani dallo psicoterapeuta.

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A sentire il solito manipolo di detrattori è solo perché a Roma manca una vera concorrenza.

Se fosse davvero così allora Pompi dovrebbe iniziare a preoccuparsi.

Perché ora c’è ZUM (Zucchero, Uova e Mascarpone). Perché il tiramisù di ZUM è buono, artigianale per davvero (ogni singolo elemento è preparato nella cucina in Piazza del Teatro di Pompeo, savoiardi compresi), gli ingredienti sono scelti con cura proverbiale, vedi le fragole di Terracina.

Zum RomaZum RomaZum, Roma

Zum accontenta i palati esigenti anche nel design, è un locale gradevole e moderno, originale in particolare il bancone fatto di lamiere sagomate.

Dalle vetrine occhieggiano torte, gelati su stecco e ovviamente tiramisù di ogni gusto e misura, assemblati al momento, con le creme che vengono preparate almeno tre volte nel corso di una giornata.

Avete presente i tiramisù (magari con scaglie di cocco) che stanno nel banco frigo del supermercato in offerta causa imminente scadenza? Vi siete mai imbattuti in quella consistenza gessosa, in quel sapore uniforme e dolciastro? Ecco, il tiramisù di Zum è il contrario, specie nella versione più apprezzata con la crema, i biscotti Gentilini e la crema di nocciole Novi.

Da provare anche con caffè, cioccolato extra fondente e rum, o ancora la variante estiva con la buccia candita di limone e il limoncello, dal gusto fin troppo alcolico.

Va da sé che Zum, aperto in un periodo di massima attenzione al sostenibile, proponga confezioni eco e compostabili.

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Il nuovo locale può creare problemi a Pompi o in un mercato ampio come quello di Roma il problema della concorrenza diretta non esiste?

Vedremo, di sicuro il dolce che oggi è una voce fissa di tutti i repertori di cucina italiana ha trovato a Roma un indirizzo imperdibile, che grazie alla febbrile ricerca di ingredienti freschissimi e alla lavorazione accurata, trasforma il tiramisù nel simbolo di una golosità artigianale e più consapevole.

Non potevo lasciarmi sfuggire la ricetta del tiramisù di Zum, siete pronti con carta e penna?

— Montate velocemente in una ciotola 2 kg di mascarpone (è una bella dose ma vi serve per dare consistenza al dolce, e poi siete bravi con le divisioni), Zum consiglia Mila o Sterilgarda.

— Prendete 13 uova e dividete i tuorli dagli albumi.

— Aggiungete 150 grammi di zucchero nei tuorli e altrettanti negli albumi, montate entrambi.

— Quando i tuorli saranno spumosi e più chiari, aggiungete il mascarpone e montate velocemente.

— A questo punto unite la montata di albumi con una lecca pentole, con delicatezza. La crema è pronta, consumatela responsabilmente (si scherza).

Luca Sessa

9 giugno 2016

commenti (14)

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  1. Occhio con questa ricetta..mai usare uova freschenon pastorizzate per fare il tiramisù, la salmonella non è un pericolo così remoto…
    Tuori e albumi sempre pastorizzati, oppure fate una pàte a bombe o meglio ancora, usare la crema pasticcera al posto delle uova ed aggiungere mascarpone e panna per alleggerire la consistenza

    1. Vero che andare sul sicuro è sempre meglio, ma mi sembra che oggigiorno molti esagerino un pò troppo con i rischi e il calcolo delle probabilità che avvengano.
      Onestamente da me si sono sempre usate le uova delle nostre galline, direttamente “dal c..o della gallina al piatto”, e in decenni nessuno è mai stato male per la miriade di volte che sono state usate, per i tiramisu fatti in casa, per le conserve casalinghe, ecc.

    2. Esatto, per il tiramisù serve la base tiramisù, oltralpe detta patê á bombe. Consiglio di farsi il mascarpone in casa, è un altro mondo.

  2. no vabbè ma che post è? cioè praticamente apre un nuovo locale, il blogger lo prova ed è il migliore di roma (poi le fragole di terracina mica sono tutte buone e sane?) vi rpego basta con i post per allodole

  3. Questo non è tiramisù, è un dolce fatto con il mascarpone. Sicuramente buonissimo, ma non è tiramisù.
    Come se la pasta cacio e pepe fosse fatta col montasio: non è cacio e pepe.

    1. ho come il sospetto che sei friulana 🙂

    2. Alefood, peggio, provincia di Treviso.

  4. Caro Dissapore… ai romani non glie poi tocca’ Pompi… è come la (AS) Roma.

    1. Pompi strasopravvalutatissimo. ci andai la prima volta nel 2007. è peggiorato di anno in anno.

  5. Pompi pessimo
    ZUM grande delusione (forse c’erano grandi aspettative)

  6. Pompi è esageratamente ed immotivatamente pompato. Da un qualsiasi medio pasticcere trevigiano si trova indubbiamente di meglio. Non conosco Zum, ma non mi sembra un tiramisu quello descritto.

  7. Pistacchio DEL Bronte???? Annamo bene…!! E’ come scrivere Salame del Felino, Prosciutto del Parma o tiramisù DEL Roma.
    Bronte è un paese e di tutto il pistacchio che si legge in giro provenire da quelle parti, considerando che viene raccolto ogni due anni, direi che è solo un miraggio. Forse adesso capisco perché sta scritto del Bronte! Sarà un tizio con questo nome…

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