di Martina Liverani 14 Giugno 2013
casadonna reale

Dice che non importa la meta ma ciò che conta è il viaggio … bè, la volta che io e Bernardi siamo andati a Casadonna da Niko Romito, non eravamo di quell’idea.

Arriviamo dopo quattro abbondanti ore di strada, storditi di chiacchiere e provati da ripetute sessioni di “Cose, persone, animali”.

Ci accoglie Lorenzo (un collaboratore di Romito che ha lasciato il Billionaire per Casadonna e la Costa Smeralda per Castel di Sangro) e ci intrattiene mostrando la struttura: le camere, le sale relax, il terrazzo, il ristorante, la cantina, il vigneto, il giardino d’inverno (che qui, modestamente, chiamano Eden), le cucine, i laboratori e le aule della Niko Formazione.

Casadonna

Casadonna

Vigneto Casadonna

Sala Casadonna

Stanza Casadonna

Ristorante Reale a Casadonna

Casadonna è una tregua di bellezza per gli occhi.

A me sembra un brulicante laboratorio gastronomico piombato senza preavviso – da un pianeta pieno di stile, progetti, idee, internazionalità –  a  Castel di Sangro che, nella mia testa era un luogo chissà dove, neanche tanto bello.

Finalmente incontriamo Niko e siamo pronti per la cena.

La sala del Reale è elegante e senza distrazioni, se non fosse per una vetrata che si affaccia nel silenzioso nulla della campagna abruzzese e alcuni inquietanti quadri completamente dipinti di bianco alle pareti…

Menu degustazione

Niko ci farà provare i suoi piatti iconici e qualche novità, per un totale di 12 piatti (3 in più rispetto al menu di 9 portate che propone a 120 euro). Un percorso interminabile, quasi come quello che abbiamo fatto in auto fin qua … (ok, la smetto!)

Considero un lungo  preliminare quello di Crostatina alle olive, Gelato di Piselli, Panino con scampi, perché è quando arriva l’Emulsione fredda di manzo e olio con maionese di lamponi che inizio a sussultare sulla sedia.

Con il Gel di vitello, porcini secchi, mandorle e tartufo nero resto sbigottita, ed è come se mi ritrovassi in mezzo a un bosco, a tu per tu con una gamma di sapori percettibilissimi e inediti per quelle consistenze.

Io e Bernardi ci guardiamo condiscendenti.

Dopo è il turno di Assoluto di cipolle, parmigiano e zafferano tostato (“se vai da Niko Romito,  fatti fare l’assoluto di cipolle”, mi han detto decine di persone negli ultimi due anni; e così è stato, con buona pace di tutti, anche mia).

Non siamo neanche a metà del percorso e via via arrivano Animelle, panna, limone e sale, Croccante espressione della lingua, Capellini agli asparagi,  Ravioli di bufala con brodo di capperi (una delizia, confortevoli, perfetti, nitidi), e l’Agnello, aglio, pompelmo e valeriana che mi vien voglia di stringergli la mano (salve agnello, piacere di conoscerla, non ci hanno mai presentati) tanto il suo sapore è diverso e sconosciuto rispetto a quelli che avevo mangiato sinora.

Gel di vitello

Emulsione di manzo

Assoluto di cipolle

Animelle

Difficile  raccontare il lavoro di uno chef alla prima volta – ci provo per darne l’idea a quelli di voi che non sono ancora stati e per confrontarmi con chi lo conosce meglio di me – l’impressione che ho avuto io è che i suoi piatti siano schietti, decisi, maschili (ovvio che per “maschio” intendo qualcuno di garbato, sicuro e concreto, non certo a chi si depila le sopracciglia, indossa borse di tela, si fa le meches, usa il Somatoline Uomo).

Sono piatti tecnici ma semplici (ecco, anche per questo “maschi”…), con sapori concentrati, estratti, disponibili e spiccati.

La mia strada e quella di Bernardi si dividono al dessert, a me tocca Meringa, lampone, caramello a lui Essenza. Il suo mi piace di più, cerco di distrarlo per allungare il mio cucchiaio sul suo piatto “Massimo, hai notato quel quadro bianco alla parete?”. La serata si conclude con noi quasi increduli per la quantità di cose che abbiamo ingurgitato.

Al mattino dopo Casadonna è ancor più bella e già brulica di studenti (sono 14 gli allievi della scuola), fornitori e persone dello staff (22 i dipendenti) e io mi sveglio con tre grossi interrogativi:

1. Chiedere a Lorenzo cosa possano avere in comune Niko Romito e Flavio Briatore,
2. in che modo affrontare altre 4 ore di “Cose, Persone e Animali”,
3. perchè quel quadro completamente bianco in sala a cui mi ostino a dare un senso

e una certezza: il Gel di vitello, i Ravioli di bufala, le Animelle, l’Agnello e l’Assoluto di cipolle mi ronzano ancora in testa.

Succede sempre così, la piacevolezza di una cena (ma vale anche per un viaggio, un film, un libro o che so io) la senti i giorni successivi: provi, elabori, sintetizzi, filtri e interpreti, però c’è sempre qualcosa che resta, senza tante spiegazioni o presentazioni roboanti, resta e basta e te ne accorgi.

Sala colazione

Colazione

Bottega

Scuola di cucina: aula

Scuola di cucina: seconda aula

Scuola di cucina: tavoli

Scuola di cucina, cucina

Scuola di cucina: cucina

scuola di cucina, casadonna

La colazione è con miele, confetture e pane fatto in casa, e mentre Bernardi se la spassa con le marmellate io non resisto “Niko, scusa, ma cosa rappresenta esattamente quel quadro bianco alle pareti del Reale”, “Non è un quadro, è un pannello fonoassorbente”.

Morale: inutile cercare l’arte dove non c’è e non deve esserci. Quando c’è arriva e basta, senza bisogno di essere spiegata. Resto concentrata sul Gel, Assoluto, Ravioli di bufala, Animelle, quelli si.

[Crediti | Le immagini dei piatti sono di Passione Gourmet]