di Luca Iaccarino 17 Ottobre 2018

Che fine hanno fatto gli stuzzicadenti? Non dico nei ristoranti eleganti, ma persino le trattorie ormai ne hanno una manciata sparsa in un cassetto, abbandonata, tra sugheri e stappabottiglie. Immagino che la Samurai sia in grande crisi o abbia riconvertito la produzione, dandosi, chessò, agli stick per i ghiaccioli.

Nessuno nell’anno del signore 2018 sognerebbe di pulirsi i denti con uno stuzzicadenti a tavola, e sono convinto che tanti della generazione Z, quella del nuovo millennio, se vedessero uno tormentarsi con un bastoncino di legno si chiederebbero: cosa sta facendo quello? È una nuova droga che va impiantata nelle gengive?

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Eppure c’è stato un tempo – nemmeno molto remoto – in cui lo stuzzicadenti era persino uno status symbol. Ricordate? Il vero uomo si aggirava per la sala biliardi o meditava dopo il fernet rigirandosi uno stuzzicadenti tra le mandibole, nell’angolo della bocca. Come a dire: ehi, non mi troverai mai impreparato con una foglia di prezzemolo tra i molari.

Quell’Italia lì non c’è più, è scomparsa. Come le sigarette con caffè a fine pasto, come il gin fizz in discoteca, come i juke-box, come i succhi di frutta che costavano due lire e invece ora son più cari della birra.

Il motivo? Credo sia una questione oggettiva, non di usi e costumi: abbiamo denti migliori, più curati di quanto li avessero i nostri genitori quarant’anni fa. Dunque: abbiamo meno bisogno del bastoncino puntuto – chi ricorda quelli di piuma d’oca? – per esplorar cavità e fessure. E questa è una buona notizia per tutti. Tranne che per la Samurai.