di Marco Lungo 6 Dicembre 2010

crostiniIl mio immaginario pizzista dovrebbe essere studiato, salivo per la pizza ma da un po’, quando entro in pizzeria, ho voglia d’altro. Oddio, la reazione si può spiegare, dopo aver provato ogni possibile variazione sul tema inclusa la pizza consegnata dal pony express — che significa farsi del male proprio fisico — sopraggiunge la saturazione e uff, hai voglia di cose nuove. Problema, cosa offre di diverso una pizzeria? Cominciamo da queste 3 alternative: crostini, calzoni e panuozzi.

Ora, sinceramente, da 1 a 10 quanto è possibile salivare per un crostino? 2? 3? Il sex appeal di qualche fetta di pane morto allineata in un coccio a temperatura Fantozzi, condita con mozzarella e funghi, prosciutto e speck, e come massimo della creatività, con tutti questi ingredienti insieme, non contagia, ecco. [Eccheppalle1]

Col calzone va un po’ meglio, dei piccoli gridolini di gioia riescono a salire fino al palato, ma spesso è allagato d’acqua, Sandra Milo benedetta, e bagna in pochi secondi tutto quel che c’è nel piatto. Che poi, se uno sa che con un po’ d’attenzione tutta quell’acqua può essere evitata eccome, ti rode ed è pure peggio, e ritrovarsi Venezia nel piatto ti fa passare la voglia di pizza. [Eccheppalle2]

Ci sarebbe poi O’Panuozzo. Una panetto di pizza poco steso, la cui cottura viene interrotta per il taglio e la farcitura con ogni ben di Dio (se non sei fortunato, come me, capitano anche 300 gr. di hamburger, ma in genere si trova prosciutto e mozzarella, funghi, verdure varie, etc.), che poi ritrova la via del forno per ultimare la cottura. Bizzarra, ma comunque, un’alternativa alla pizza che mangi per la quinta volta in una settimana. Per carità, anche buona, ma solo se affidata a un pizzaiolo con gli attributi. [Eccheppalle3] Anzi, se magari qualche Maestro napoletano volesse darci delle informazioni in più sul Panuozzo, sarebbe il benvenuto.

Per fortuna, esistono le specialità regionali, quando non proprio cittadine. A Napoli: le crocché di patate, la frittata di bucatini e soprattutto la pizza fritta con cicoli, ricotta, salame o mozzarella, nonché l’originaria pizza piegata a portafoglio. Uno spasso! A Roma è diffuso un tipo particolare di locale, un ibrido tra friggitoria e pizzeria, per cui a rappresentare l’alternativa sono i fritti. Stefano Callegari dello 00100 si è inventato i proverbiali trapizzini. Ma lui, riconosciamolo, è unico.

Per il resto, una vera alternativa alla pizza è la tristezza. O c’è chi si sta tenendo gelosamente qualche segreto? Quando nella vostra città capitate in una pizzeria o comunque in un locale diverso da un ristorante, e la voglia di pizza, diciamo così, non vi aggredisce, cosa mangiate?

[Immagine: Cookaround]