di Massimo Bernardi 7 Settembre 2010

Alle 18 sei solo tu, il caffè, 3 neuroni superstiti: quando ti ricapita una situazione così privata per sbobinare i pensieri? Penso a cosa volete dalla recensione di un ristorante e magari controvoglia ma pensateci anche voi. Io sarò anche un esempio di fessaggine da entusiasmo ma leggendo Nicola, la rece che l’altro giorno ha fatto imbestialire i lettori di Dissapore, mi son sentito riscattato da un’eternità di “cucine del territorio” e “tavoli ravvicinati” e “ampie cantine”, compresa  l’imperante speleologia degli ingredienti.

Ma qualcuno ha trovato il prezzo del riscatto troppo alto, la ricerca di format innovativi nasconde notizie necessarie e può irritare più dell’assoluta mancanza di originalità.

E allora io che con le recensioni ho un rapporto tipo Red e Toby nemiciamici, approfittando di una fortunata circostanza (lo ha appena fatto il nuovo critico del Guardian, così trasmettiamo a reti unificate) vi chiedo implorante: cosa volete e cosa no, da una recensione di Dissapore?

Il voto? Nessuno lo ama perché le rece non è un verdetto tranne chi deve vendere le guide dei ristoranti (Michelin) o comunque farsi leggere, niente fa più sangue, cioè discutere e incavolare dei voti. Poi esiste un’altra scuola di pensiero: il lettore non fa il suo mestiere, non legge la rece perché si fa bastare il voto.

Tutti i piatti con tutte le foto? Ma non vi sembra una cosa da Barbosia City, al terzo questo-e-quello su letto di quello-e-quell’altro lo avvertite anche voi un sottile senso di ripulsa?

E comunque, più impressioni personali magari un po’ taglienti à la Camilla Baresani, o più cibo?

Il vino, Gesù, dove lo mettiamo il vino!

Non vi flescerebbe non sapere se il locale è pulito comprese cucine e servizi? Edoardo Raspelli non ha insegnato nulla?

E scusate, ma dissertare di musiche, opzioni vegetariane, accesso per disabili non vi pare eccessivo, son cose da guida di carta o no?

Autorevolezza, chi parla di ristoranti deve avere anni di esperienza nel settore (è la voce preferita dagli chef).

Le disavventure col parcheggio, la prenotazione, i piatti quadrati la bionda di turno, no, vero? Mi par di capire che non interessano. Più cibo meno ego, giusto?

Onesti, dettagliati e descrittivi, decisi (tornereste o no?), a volte internazionali e comunque non votanti, è così che ci volete?