di Alessandro Morichetti 18 Agosto 2009

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Dici L’Aquila e pensi a tutto tranne al cibo. Anche le migliaia di persone accampate in Piazza d’Armi da oltre 4 mesi ci pensano meno. Le condizioni restano estreme: quasi 200 tendopoli di grandezza diversa con case blu da 10 posti molto vicine tra loro, nuclei familiari uniti per ragioni di spazio che condividono servizi igienici comunitari. Ordinaria vita da sfollati, aspra anche al momento di mangiare.

Qui non arrivano le polemiche sul sushi, si parla poco di gastronomia, ristoranti e vino di qualità. La vita del campo è fatta di menù fisso, mensa comunitaria, vassoi… poi via sotto il tendone. Ma il pranzo di Ferragosto offerto dai volontari dell’Emilia Romagna è stato meno schematico. Intendiamoci, in condizioni normali qualunque gourmet raffinato lo avrebbe trovato disdicevole. Invece, mai mangiato meglio in vita mia. Dovete credermi, in Piazza d’Armi a L’Aquila, espressioni tipo “nutrimento del corpo” e “sollievo per lo spirito” hanno significati diversi dal solito.

[Abbinamento sonoro consigliato per la lettura: Domani 21/04.2009 – Artisti uniti per l’Abruzzo]