G.R.A.S. anch’io (Gruppo resistenza ANTI-SUSHI)

cozze

I love cozze. E tanto per chiarirci, quelle in foto le ho mangiate io. Mangio pure seppie, polpi e qualsiasi altra cosa abbia un guscio da aprire. Allo stesso modo, odio il sushi, anzi peggio, mi fa senso. La fetta di branzino appoggiata sul mucchietto di riso sembra un sudario. Oltretutto è insipido, se non lo affoghi di salse e wasabi non sa di niente. E sì ché, in qualità di residente nell’unica zona italiana dove il pesce crudo si mangia da sempre—la fascia adriatica tra Bari e Lecce—potrei vantarmi di essere tra i pochi veramente autorizzati.

Macchè. Con tutti i suoi miliardi ben gli sta a Roman Abramovich, rifiutato dalla titolare del Bridge di Panarea, Angela Mascolo, perché il locale era pieno. Così la prossima volta impara a far chiamare un sushi-bar. E pure Massimiliano Ossini di Rai Uno, non si lamentasse dei 250 euro richiesti da un ristorante per due piatti e un antipasto. Maccome, sei a Porto Cervo e Male assoluto, vai anche nel Sushi-Restaurant.

Il punto è che il sushi è amato incondizionatamente da chi va al ristorante per ordinare un CARPACCIO D’ANANAS, e lo fa senza arrossire. Gente che disprezza la pastasciutta, che non sa nulla dell’Anisakis, il parassita pericoloso per l’uomo (mortale, in certi casi) che staziona in molte varietà di pesce (tonno compreso), ma che sa tutto sul tacco adatto per il Billionaire o per Palazzo Grazioli (la sede invernale).

Ecco il motivo per cui se Gianni Mura avesse davvero fondato il G.R.A.S., gruppo di resistenza anti-sushi, come annunciato ieri sul Venerdì di Repubblica, sarei corso a iscrivermi. Oddio, al posto del giornalista 2-parole-2 per spiegare che scherzava, che non voleva offendere i giapponesi e la loro cultura, le avrei spese. Si sarebbe risparmiato decine di commenti avvelenati da parte dei lettori di Repubblica. Leggetene qualcuno, come questo.

Noi lo diciamo prima, massimo rispetto per il Giappone ma ci basta un coltellino per essere felici. Chissà invece voi come la pensate. Magari vi siete fatti convincere dalla bravura di Moreno Cedroni, gran sdoganatore italiano del sushi. Oppure come noi, alle mode orientali opponete con fierezza le cozze?

foto1

Avatar Antonio Tomacelli

11 Agosto 2009

commenti (85)

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  1. in fatto di cibo (in altri ambiti non potrei dire altrettanto) non sono categorica: se mi si propone roba di qualità non sto a vedere se sia orientale occidentale nordica o sudista. il problema è un altro: è che il sushi voglion farlo tutti, perché vende. e va a finire che lo fa anche chi non lo sa fare (ovvero: non sa trattare pesce crudo in modo sicuro). appartengo a tutt’altra categoria rispetto a quella descritta: mai ordinato carpaccio d’ananas in vita mia, aborro i porti cervi et similia e mi vien da piangere quando qualcuno in un ristorante di discreto livello ordina tagliata con aceto balsamico e rucola, ma se mi si propone un buon sushi, fatto da mani esperte, lo mangio volentieri. altro problema, la gente non sa mangiarlo: lo affoga nelle succitate salse perdendone la delicatezza. che poi piaccia anche a chi di cibo non ne capisce un tubo è quasi ovvio: è talmente semplice che non può non essere capito. poi c’è la moda a metterci del suo e il gioco è fatto. secondo me lo si dovrebbe vedere semplicemente per quel che è: riso bollito con pesce crudo sopra. detto così fa un po’ più “ospedale” e un po’ meno figo, eh? 😉

    ps: non che le cozze siano senza rischi…

  2. Avatar Giuseppe Trisciuzzi ha detto:

    A me il sushi piace, non quello fatto nei falsi ristoranti giapponesi gestiti da cinesi con il cuoco forse malese. Bisognerebbe che il gruppo aggiustasse il tiro.

  3. Avatar Teresa De Masi ha detto:

    Io sono per il recupero della tradizione pugliese del consumo del pesce crudo. Un sushi alla Caparezza, insomma… vieni a mangiare in Puglia Puglia Puglia…

    1. Avatar Elisa Del Moro ha detto:

      Io sono per le ricette tradizionali, i prodotti autoctoni, ma anche per l’innovazione e il buon cibo che arriva dall’estero. Perché privarsi di qualcosa se piace, anche se non italiano o più propriamente “regionale”?
      Sono romana con DNA abruzzese, difendo la cucina di Roma e quella d’Abruzzo, ho imparato a cucinare milanese da quando vivo qui, ho ricordi meravigliosi della Puglia, tanto che alla mamma di un ex fidanzato chiedevo sempre le ricette. Ogni regione italiana offre un ben di Dio incredibile e all’estero bisogna mangiare la cucina del posto, pena essere delusi di fronte al più semplice piatto di pasta. Sono anche un’orrida mangiatrice di ostriche, cibo divino per cui ringrazio chi ce lo ha donato

  4. Avatar Cettina Palmeri ha detto:

    E magari fondare un gruppo contro gli *orridi* mangiatori di ostriche? 🙂

  5. Avatar Giuseppe Trisciuzzi ha detto:

    Ricci a non finire e poi ancora ricci.

    @cettina, cos’hai contro i divoratori di ostriche? L’ostrica è, insieme a poche altre cose, una delle vere libidini della vita.

    1. Avatar Luca Re ha detto:

      Si, ma mangiate le ostriche imperiali salentine, non quelle grigie allevate in Francia… Non c’è il minimo paragone!

  6. Avatar eggi ha detto:

    siamo in due Tomacelli ad appartenere alla fascia Bari-Lecce. devo dire che il sushi é buono solo se viene servito senza il riso, il miso, le salse, l’alga nori, la frutta e la verdura.
    alcune prelibatezze sushisud che pochi conoscono: gli allievi di Polignano a Mare, la schiuma di mare, le cozze padelle, i ricci di Savelletri, le cozze nere di Porto Cesareo, i datteri (quelli proibiti) di Santa Cesarea, i cueccioli, i tiratufoli. cosa vi siete persi….

    1. Avatar Antonio Tomacelli ha detto:

      Sono proprio cozze di Porto Cesareo!!! Complimenti!

    2. Avatar eggi ha detto:

      ho conosciuto il Poggio… ti dice niente?

    3. Avatar eggi ha detto:

      ci sono capitato ‘per sbaglio’…porto cesareo…era un ristorante, ma non si mangiava

  7. Onestamente mi pare una contraddizione dire che non si dovrebbe mangiare il tonno perche’ si rischia l’aninakis e poi presentarsi con un piatto di cozze “crude”, e di sicuro il limone non uccide niente eh.

    Detto cio’, anche in Sicilia si mangiano molluschi e crostacei crudi da una vita ma Mura non lo dice (o non lo sa)

    1. Avatar Antonio Tomacelli ha detto:

      L’anisakis è un parassita del pesce azzurro, quindi tonno, acciughe e sgombri.
      Non frequenta (grazie a dio) molluschi e frutti di mare

    2. Scusa, ma quello che intendo dire e’ che le cozze crude possono portare vari problemi se infette, a cominciare dall’epatite A e finendo col colera.

      Dico io che non bisogna mangiare le cozze crude perche’ si potrebbe rischaire il colera? No, non lo dico, credo sia una stupidaggine, se ti piacciono le cozze crude e sai da chi ti rifornisci ti prendi qualche rischio e le mangi.

      I pesci che possono traportare parassiti dell’aninakis per LEGGE devono essere abbattuti a una certa temperatura oltre le 24 ore, procedimento che uccide le larve (nel caso in cui ci fossero).

      Detto cio’, dire che non mangi il sushi perche’ temi per la tua salute e poi ti presenti con le cozze crude, onestamente mi sembra un controsenso. Probabilmente il sushi dal punto di vista sanitario e’ persino piu’ sicuro.

      Ammetto tuttavia che ci siano persone a cui non piace il sushi, questione di gusti, niente motivazioni ‘scientifiche’ o ‘sanitarie’, per fortuna

  8. Avatar Bianca Maria Canepa ha detto:

    Non potrei mai fare a meno di sushi, rischierei la crisi d’astinenza! Ma solo di quello autentico giapponese

  9. Avatar Cettina Palmeri ha detto:

    Sono anche io un’orrida mangiatrice di ostriche! Ma Mura (fondatore del GRAS)erige un muro anche contro il nostro boccon divino! Decisamente, si perde un mondo

  10. Avatar fabrizio scarpato ha detto:

    Avverso il sushi, sopporto il sashimi, ammetto, rara, la tartare di tonno, anche le ostriche, pure il pesce crudo, anche se così da solo mi sguscia un po’… ma solo dopo che è stato abbattuto a venti sotto zero per ventiquattro ore.
    Non c’è scampo (sic?), il pesce crudo deve passare per l’abbattitore.
    Non si perde nulla e si debella l’anisakis. Allo stesso modo una debolissima cottura non toglie nessuna delle proprietà organolettiche e salutari, nè del pesce nè dei crostacei.
    Da bambino mangiavo tartufi e muscoli crudi col limone, succhiavo le chele dei granchi: oggi preferisco che il pesce risponda, parafrasando Mura, a un mandato di cottura.