di Massimo Bernardi 16 Luglio 2011

Per Filippo Mori, il barman viareggino che gli ha dedicato un Club (4.200 soci in 28 paesi del mondo) il Negroni è un’alchimia, mentre per il conte Camillo Negroni era semplicemente: “il solito”. Del resto l’aveva inventato lui, e a Firenze negli anni ‘30 si trovavano esecutori niente male, come Fosco Scarselli, il barman del Caffè Cassoni. Perché il Negroni, oggi uno dei cocktail preferiti dal belmondo e sto per dirlo, perfino da un rompiscatole come me, sembra facile da preparare. In fondo gli ingredienti sono 3, mescolarli in un modo o nell’altro cosa vuoi che cambi.

Cambia eccome. Tanto per cominciare meglio se il Vermouth è Carpano, ultracentenario liquore torinese. Il secondo ingrediente, il bitter, è in comune con un altro drink internazionale, l’Americano. Non a caso il punto di partenza del Conte Negroni era stato proprio un Americano con l’aggiunta di gin.

Se gli ingredienti sono buoni e già freddi, se il bicchiere è della misura consona, se il barman è abile, se la quantità di ghiaccio non lo annacqua, il Negroni è un dono divino nei pomeriggi di gran caldo. Una scarica di gusto rinfrescante che ha poco a che spartire con gli intrugli caraibici di moda oggi. Quasi novant’anni e non sentirli.

L’erede di Fosco Scarselli è un barman fiorentino che si chiama Luca Picchi. Lo trovate al bancone dello storico Caffè Rivoire di piazza della Signoria. E’ così appassionato da aver scritto l’unico libro sul tema, Sulle tracce del Conte. La vera storia del cocktail Negroni (edizioni Plan).

Negli ultimi mesi ho scoperto un paio di altri posti dai quali la mia Visa non riesce a staccarsi.

Nello scrigno di Piazza Pietra, il Salotto 42 è un rifugio dall’oppressivo caldo delle estati romane. Tra divani di velluto, gioielli dandy regolarmente in vendita e una chilometrica lista di cocktail ho bevuto la versione del Negroni che spero di trovare ovunque. Dosi azzeccate, quindi 4/10, 3/10, 3/10, un buon gin, 3 gocce di angostura, bitter all’arancia e la ciliegina. Arancia a spicchio perché la fetta è bandita.

Esecuzione da manuale anche al GranCaffè La Caffettiera di Napoli in Piazza dei Martiri, con la gratifica del racconto di un barman loquace, il cui oscar per il Negroni più fantasioso va al mitico Mint Leaf di Londra: gin (beefeater), campari, e apricot brandy, scorza di limone strizzata. Dosi uguali. Mind-blowing.

Conoscete il Negroni, vi piace? Dove avete bevuto il migliore? Mai assaggiato il Negroni Sbagliato, accreditata variazione sul tema?

[Crediti | Link: Club del Negroni, Caffè Rivoire, Libreria Universitaria, Salotto 42, Gran Caffè La Caffettiera, Mint Leaf, immagine: Flickr/Clinton Meyer]