di Leonardo Romanelli 5 Marzo 2012

Vagamente anacronistico ma tenacemente alla moda è il risotto, quello che qui è fatto con il carnaroli e mantecato con cipolle brasate e crema di pecorino, e non mancando i trend setter, con il caramello all’aceto balsamico. Goduria, orgia di sapori autentici, inossidabile riserva di piacere. Piaciuto l’inizio? Eppure il tassista quando dici l’indirizzo ti guarda strano:

— “Via Privata della Bindellina? Non me la dà il navigatore”.
— ”Guardi è dove c’è il ristorante famoso, zona Viale Certosa”.
— “Mah, sarà, intanto arriviamo lì poi me lo dice lei..”

Possibile che un locale presente in città da più di dieci anni resti una specie di riserva indiana, allora il critico del New York Times come lo ha trovato?

Innocenti Evasioni, made in zona Certosa e fiero di esserlo, con tanto di stradina sulle prime introvabile. Uno sguardo al giardino zen, chissà d’estate gli scontri rusticani per mangiare nel verde ora sfacciatamente esibito dalla giga vetrata. Prima impressione: atmosfera sobria (si può ancora dire?), nessuna spericolata trovata decorativa. Meglio, non mi vengono sospetti, focus sulla cucina, mi siedo permeato da una snobissima soddisfazione.

Aperto solo a cena dal 1998 (ma presto debutterà nello stesso complesso un bistrot con camere), Innocenti Evasioni (Battisti?) è il prodotto dei due titolari, Eros e Tommaso, entrambi cuochi e responsabili di un menu infinito, un’arma di nutrizione di massa. C’è la carta, il degustazione a 68 euro, un menu più ristretto a 47 e un altro componibile a piacere a 51.

Antipasto levigato e addirittura fresco a dispetto del nome: cotechino in insalata di puntarelle, lenticchie all’aceto balsamico e salsa di mostarda. Segue un altro insospettabile campione di lievità, il baccalà mantecato e quindi fritto come una crocchetta, purea di mela acidula e radici amare.

Del risotto ho detto, garanzia di X(XL) Factor.

Secondo languido e morbido: coppa di maialino arrostita, verza brasata con pancetta e patate, riduzione alla birra scura. Virtuosa l’ombrina dorata, cous-cous con pomodori essicati, olive e uvetta, essenza allo zafferano. Un minuto sulle labbra ma –si spera– non una vita sui fianchi il dolce: sorbetto alle clementine, pannacotta al grana e finocchi al lemongrass, uno strano connubio che appassiona.

Servizio, sommelier e carta dei vini che accarezzano i sensi, tre portate alla carta intorno a 52 euro.

[Crediti | Immagini: fabcom]