di Sara Porro 3 Luglio 2013
Dry, Milano

Proprio come un altro classico napoletano, cioè l’ampolla del sangue di San Gennaro, la pizza potrà anche essere una questione di semplici leggi chimico-fisiche eppure mantiene un’aura tra il religioso e l’alchemico.

Per ragioni piuttosto insondabili, una pizza ben fatta rimaneva introvabile a Milano: comprensibile quindi l’attesa intorno a Dry, in via Solferino 33.

L’apertura ufficiale è stata venerdì scorso, 28 giugno, e solo chi non sia al corrente del mio nuovismo patologico (niente, non compare nel DSM-V appena uscito) potrebbe immaginare che io non fossi lì già quella sera.

Oltre al team di soci, Dry ha in comune con Pisacco, sull’altro lato della strada, l’estetica di fondo: soffitti alti, toni di grigio, chic post industriale, pareti quasi nude.

Dalla strada si entra nella zona bar: al bancone il barman Guglielmo Miriello, ritornato di fresco da Shanghai, si dedica alla preparazione di cocktail in stile speakeasy con gesti soavi da prestigiatore. Pare venga servita una pozione magica, idea che non apparirà più stravagante dopo un paio di French 75 (London dry gin, succo di limone, zucchero, champagne, in carta a 10€) .

Imboccando l’ampio corridoio alla destra del bar si arriva alla pizzeria, passando di fianco alla cucina (si ha facoltà di rendere brevemente omaggio al forno, arrivato direttamente da Napoli e provvisto di lungo pedigree, e magari di fare un cenno di saluto al pizzaiolo Simone Lombardi).

Dry Pizzeria, Milano

Dry Pizzeria a Milano

La sala ha quasi 100 posti ma non è immediato accorgersene: essendo più ambienti collegati tra loro, l’atmosfera rimane ragionevolmente intima nonostante l’estensione.

Nella prima parte della sala un coup de théâtre: una struttura in ferro unisce 11 sedie, ciascuna con il suo piccolo tavolino. Si tratta di una sorta di “tavolo comune” destinato a chi voglia condividere il pasto con degli sconosciuti ([voce da speaker] nuove forme di socialità in una città avara di sentimenti o occasione di rimorchiare migliore dell’Esselunga di viale Papiniano? Il dibattito nei commenti).

Il menu cita e reinterpreta l’idea del non-menu di una pizzeria qualsiasi: le scelte sono limitate, oltre alla pizza solo qualche insalata e il gelato.

La scelta è tra Marinara (5€), Margherita (7€) e Margherita con Bufala (8€), da completare, volendo, con ingredienti come Prosciutto crudo di Parma 24 mesi  (4€), Cipolla brasata (2€), Capperi e Origano (4€). In alternativa, le pizze dello Chef: la Scalogno al sale, con provola affumicata e pomodorini arrostiti (10€) è dolce e aromatica; mentre la Pomodoro, Fior di Latte e Acciughe del Mar Cantabrico (9€) unisce la dolcezza dei pomodori e della mozzarella alla sapidità delle acciughe.

Buonissime, in due ne mangiamo tre (una basta per saziarsi, in realtà. Ma il giornalismo gastronomico è la mia elaborata scusa per satollarmi).

Nel resto del menu solo quattro insalate, come Scarola, crema di nocciole e ricotta, pesche (10€) o Insalata di Pomodori cuori di bue al basilico e croccante di focaccia al grana padano (10€).

Per finire il pasto solo gelato fatto in casa: pistacchio, vaniglia o fior di latte (2,5€ a pallina) .

Dry, Milano, soci

Il caffè che accompagna l’affogato viene servito in un recipiente grande come un ditale, agganciato alla coppa: piacerà a coloro che sono sensibili all’estetica del carino.

Da bere, alcune birre artigianali (tra i 5 e i 10€), bibite Fever-Tree (5€), nettari di frutta. Oppure vino: la piccola carta è stata composta con saggezza in base al potenziale di abbinamento con la pizza, e c’è anche un po’ di Francia.

Se doveste mai seguire un solo mio consiglio, fate che sia il seguente: la pizza è perfetta con lo Champagne. (In realtà quelli sul cibo vanno tutti ragionevolmente bene. Non chiedetemi consigli relazionali però).

commenti (132)

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  1. Perché un prodotto editoriale come il vostro, la cui massima aspirazione dovrebbe essere quella di apparire (nemmeno essere: apparire) indipendente e terzo, ha una caduta come quest’articolo, resta per me un mistero. Questa è una brochure pubblicitaria per tono, stile, contenuti e perfino per scelte iconografiche (le foto sono proprio tratte da materiale pubblicitario del locale, isn’t?) Siete un mistero insondabile. (nota bene: nemmeno se la buonanima del trisavolo di Sorbillo fosse sbarcato a sfornare margherite a Corso Montenapoleone un articolo del genere sarebbe giusticato!)

    1. eh ma per fotografare le pizze bisogna andarci di persona…..

    2. sarò anche piccolo ma a leggere l’articolo non si direbbe che il locale sia stato visitato. poi sicuramente ci smentiranno….

    3. Sara Porro Sara Porro ha detto:

      Quanta, quanta patologia. Ci sono stata una prima volta venerdì sera, una seconda martedì.

    4. Avatar Cate ha detto:

      O.T.
      Onestamente, Sara, io non credo che certi interventi meritino una risposta. Se nel post, cito a memoria, dici che avete ordinato 3 pizze in due, ciò può inequivocabilmente significare solo una cosa: che vuoi comunicarci di essere stata lì a mangiare. Se il piccolo stefano o chicchessia vuole dilettarsi in basse insinuazioni, lo farà comunque, anche se scrivi a che ora sei andata venerdì, chi hai incontrato venerdì e i nomi di tutti i presenti in entrambe le serate. Fatica inutile.

  2. Avatar Paolo ha detto:

    LA critica incisiva, quasi sapida (siamo su D., giusto) di salvag mi ricorda che la realta’ metropolitana di Milano e’ troppo distante dall’esperienza di noi bimbi di campagna, e va valutata con cifre socio-culturali che non ci appartengono, quindi nulla posso eccepire sul punto.
    Ma una questione, dall’articolo di Sara, rimane: a partire dal titolo (declinato al tmepo imperfetto “non si trovaVA”), al testo, che invece declina al presente (“rimane introvabile”) proprio mentre parla di questa pizzeria.
    Quindi, Sara, vuoi dire che manco questo nuovo locale risolve il buco nero della buona pizza in Milano?
    Il dubbio e’ legittimo, per noi bimbi di origini ruspanti, giacche’ nel delirio del look, del lounge, delle nuove forme di socialité (e non di fraternité, o umilé?), da cima a fondo di un articolo dedicato alla pizza, ometti quasi del tutto di dirci come stracippa e’ questa pizza!
    Sii cortese: in tutto l’articolo e’ annegato (si, annegato, fa glu-glu e ormai e’ defunto), un solo aggettivo, che scivola via come lacrime nella pioggia.
    “Buonissime, in due se ne mangiano tre”. Cioe’, l’aggettivo te lo devi cerca’ col lanternino, perché e’ subito ricoperto, soffocato dal resto delle considerazioni; e’ quasi incidentale nella frase, e di sicuro in sottordine in tutto l’articolo.
    Sara, lo sai che TVTB, che pendo da ogni tuo nuovo scritto, ma non puoi strapazzarmi cosi’, e strapazzare cosi’ la critica gastronomica. Vuoi parlare di un nuovo locale trendy dove esercitare nuove forme di socialité, fraternité, e aperitivé? Non c’e’ da vergognarsene, non serve nascondere tutto cio’ dietro il dito della pizza.
    Vuoi parlare della pizza? e parlaci della pizza, perdincibacco: dicci come e’, facci un vero articolo per gastrofighetti, dove ci spieghi la sensazione dell’autolisi al palato, i sentori del LM rinforzato dall’aroma degli idrocarburi metropolitani, l’origine del pomodoro usato, il certificato di verginita’ delle raccoglitrici di olive. Poffarre…. 🙂

    1. Sara Porro Sara Porro ha detto:

      Grazie, ho corretto l’imperfetto, foriero di confusione.
      Rispetto alla tua domanda: volevo parlare di un nuovo locale trendy, dove allo stesso tempo fanno una pizza davvero buona. Non sono solita nascondermi dietro un dito, nemmeno fosse “il dito della pizza” (che detto così sembra anche una cosa che vorrei mangiare stamattina.)

    2. Avatar Cate ha detto:

      Quindi ci confermi la bontà della pizza? Sinceramente è l’unica cosa che mi interessa, di cocktail buoni a Milano ce ne sono da un po’! 😉

    3. Sara Porro Sara Porro ha detto:

      Confermo la bontà della pizza, tanto che ci sono tornata anche ieri sera.

    4. Avatar Anna ha detto:

      potrei definirlo “vedi Pisacco Dry e poi muori”
      non ho mai amato la pizza napoletana forse perché non l’ho mai provata nel suo luogo d’origine bensì a Milano, dove si contraddistingue per gommosità e difficoltà digestiva
      poi ieri sono stata da Pisacco Dry e mi sono ricreduta.
      punto, punto e virgola, punto e un punto e virgola

    5. non sarebbe male un elenco di locali con cocktail buoni.
      a parte il rita non mi viene in mente niente.

    6. Avatar Cate ha detto:

      Rita è il mio preferito (nonchè il più comodo in assoluto, praticamente sotto casa). Mi piacciono anche il Nottingham Forest, Luca e Andrea, Bar Basso. Questi quelli che prediligo e al momento ricordo.

    7. Avatar Paolo ha detto:

      Sara: spero che, a parte la lunghezza, si sia capito il tono giocoso dell’intervento. Ogni tanto, a noi bimbi della periferia, ci piace prendere in giro i metropolitani per i loro vezzi 🙂

    8. Sara Porro Sara Porro ha detto:

      Caro Paolo, ma certo che sì. Dovevo mettere anche un cuoricino? Lo posso fare.

    9. Avatar Paolo ha detto:

      wow! Quale onore, gh!
      Ma non vorrei esagerare: basta un appuntamento alla Esselunga Papiniano. Cosa piu’ romantico che leggere insieme le etichette dei vasetti di pesto per scegliere il migliore da destinare alle lasagne al tonno carlofortine?

  3. In parte condivido i due che mi precedono.Aggiungo che a Milano troverei ,anche se poche, delle buone pizzerie comprendendo tutta l’area metropolitana che è una delle più grandi d’Italia e densamente popolata.
    I blog(non solo D), se li seguite attentamente, come sto facendo da poco più di un anno, gira e rigira parlano sempre degli stessi ristoranti, delle stesse pizzerie, delle stesse gelaterie, delle stesse ecc…
    Cioè ci troviamo con il ristorante(o pizzeria) x recensito una decina di volte ,nell’arco di un anno, dallo stesso blog. Poi girando per gli altri blog, sempre durante lo stesso anno, ti ritrovi il ristorante x ,sempre lo stesso .
    Il fatto è che l’Italia della ristorazione è fatta da migliaia di imprese piccole e medie , che vanno oltre quei nomi.
    Questa discriminazione è un uno dei limiti dei blog
    e delle guide che, ogni anno ci propinano gli stessi nomi e ci sono quelli che svengono perchè ci sono stati dei piccoli cambi di classifica.
    Poi si critica chi, trovandosi in un posto e non trovando una pizzeria segnalata nella ‘inutile’ guida alle pizzerie del Gambero Rosso, si rivolge a Tripadvisor.
    Perchè T ,con tutti i limiti che conosciamo, è sicuramente più democratica.
    PS.Per certi nomi della ristorazione il numero totale
    di segnalazioni(di vario genere) durante un anno raggiunge livelli impressionanti.

    1. Ma cosa ti aspetti che scrivano sui blog: che la pizzeria sotto casa tua fa il crsotino migliore al mondo o che da Tonino il Lurido rischi di ammalarti? Se scrivono sempre “di quelli” vuol dire che il loro giudizio è unanime, che hanno trovato locali che si differenziano dagli altri per tanti motivi, per la tecnica, per la materia prima, per la location ecc. Lo stesso vale per la “inutile” guida GAMBERO ROSSO: mettono in luce solo che ha “una marcia in più”.

  4. La focaccia col vitello tonnato strepitosa come consistenza e sapore, leggermente alta, piena di alveoli, ma al tempo stesso si scioglieva in bocca così come si scioglievano in bocca le fettine di vitello tonnato ( separato dalla salsa tonnata, nascosta sotto le fettine medesime). Morbida e leggera dentro, quasi croccherella fuori. Per un attimo ho pensato , mangiando questa focaccia gourmetta, Bonci a Milano ! l’impasto sembrava scuro e saporito ma devo anche dire che la sala era poco illuminata.
    Sulla pizza avevo troppe aspettative, sicuramente buona ma non buona quanto avrei pensato, ottimo il cornicione e la pasta, l’avrei solo voluta un pò più condita e forse era troppo sottile in mezzo. Il diametro della pizza lasciava spazio ad altri assaggi. Ci torno.

  5. Avatar TheSopranos ha detto:

    Che poi, visto dove si è aperto questo locale, in pieno centro fighetto, non credo che gli avventori si preoccuperanno se la pizza è la più buona di Milano o meno. A due passi, in corso Como se non sbaglio, c’è una pizzeria al trancio che non è la migliore della città ma è sempre piena. Quindi, migliore della città o no la gente ci andrà lo stesso.

  6. Sara Porro Sara Porro ha detto:

    Vi sento agitati, stamattina. E nessuno di voi si era nemmeno accorto che c’era un refuso, avevo scritto Shanghai senza la seconda “acca”.

    Allora: questa segnalazione di apertura assomiglia a molte altre segnalazioni che abbiamo fatto su Dissapore ogni qual volta aprisse un locale che, per ragioni varie, avrebbe fatto parlare di sé: è il caso, a Milano, di Pisacco; a Roma del Caffè Propaganda, di Romeo, del nuovo forno di Bonci, Baeckerei, solo per fare alcuni esempi.
    Non è una recensione in senso pieno perché ha aperto venerdì scorso, e non mi andava di dilungarmi su formule che potrebbero anche cambiare nel prossimo futuro.

    Del tutto legittime le critiche sulle fotografie, invece. Erano le uniche che avessimo a disposizione in questo momento, faremo di meglio.

    1. fare di meglio a livello di foto? auguri Sara, io vorrei sapere fotografare così. però è vero, c’è chi ama foto sfigate, buie e mezze sfuocate, fa così libertà. io mi tengo stretti i Camagna e le Brambilla, e le Saraporro che vanno, parlano, chiedono, si informano e scrivono…

    2. Sara Porro Sara Porro ha detto:

      Le foto infatti sono belle, ma è esatto, me le ha fornite il locale e non le ho fatte io. E delle foto della pizza sarebbero state, dal punto di vista giornalistico, più utili.

    3. ringrazio per la segnalazione milanese. almeno mi evito il viaggio a vimercate (non me ne voglia “il paradiso”).

  7. Effettivamente mancava nel mio repertorio umano il pizzaiolo con i mocassini senza calze. Farà sicuramente pizze pret-da-porter.