di Giampiero Prozzo 16 Ottobre 2010

In Italia si inaugurano (quasi) 3 Mc Donald’s ogni mese, questo almeno per l’anno in corso. Dal 1986, anno di apertura del primo locale in Piazza di Spagna a Roma, sono state avviate 360 filiali. Rispetto a Roma, Napoli ha dovuto attendere 5 anni prima di poter prendere a morsi un BigMac. Da allora tutto bene? Non proprio. Solo nel 2008, nonostante le ubicazioni in piazze e strade di pregio, si è prematuramente conclusa l’avventura di ben 3 McDonald’s. Gli affiliati non hanno onorato il contratto di franchising che li legava alla casa madre, si dice, e sarà di certo andata così. Ma mentre la sede di Pompei, chiusa anch’essa pochi mesi dopo l’apertura, è stata subito rilevata dalla McDonald’s Italia, i locali di Napoli giaciono in uno stato di desolante abbandono.

Mi piace credere che, come avvenuto nel 2005 ad Altamura, dove un piccolo fornaio costrinse alla chiusura il McDonald’s dirimpettaio a suon di focacce, la spiegazione del mistero napoletano sia l’economico e gustoso street food locale. D’altra parte, cosa vi tenterebbe di più, il Big Mac a 4 euro o la Margherita da asporto appena sfornata da una gloriosa pizzeria napoletana? Già piegata “a portafoglio” si paga un euro, fate voi.

E se non avete problemi di trigliceridi potete spaziare tra pizze fritte con cicoli (ciccioli di maiale) e ricotta nel popolare quartiere di Montesanto, a ridosso dello shopping elegante di via Roma, e le fritturine miste (“cuoppi”) della storica “Friggitoria Vomero”: un “ciurillo” (fiore di zucca), un “panzarotto” (crocchè di patata), uno “scagliuozzo” (polenta), una pall’e’riso (arancino) e una pastacresciuta per 1,60 euro di pura felicità.

Forse non come Napoli, ma credo che molti posti italiani possano sfidare McDonald’s. Local vs global: fatemi sapere quali alternative (cioé: cibi di strada) offre la vostra città allo strapotere del fast food. Proteine, vitamine, gusto e convenienza.

[Fonte: Top Franchising]