di Leonardo Romanelli 16 Giugno 2012
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Ogni sabato Dissapore raccoglie i pareri degli esperti che scrivono di ristoranti per i giurassici giornali di carta e vi chiede di metterli in classifica.

kitchen, ristorante, milanoGIANNI MURA: KITCHEN, Via Neera, 40 – MILANO.

Chissà, forse gli esperti hanno fiutato l’arrivo del caldo africano, sta di fatto che nelle recensioni di questa settimana c’è molta Sicilia. Fa eccezione Gianni Mura, che sul Venerdì di Repubblica descrive così Kitchen: “aperto a Milano nel novembre 2009 da Massimo Temporiti e arredato con stile minimalista che piacerebbe a Banana Yoshimoto”. Gradita l’idea dell’orto di proprietà che “rende autosufficiente il locale”. Di questo passo arriveremo al bonus per l’autarchia.

KITCHEN SI: I piatti senza glutine, gli involtini di pesce spada, la segnalazione delle regioni che ispirano le ricette, tipo i cappellacci ripieni dall’Emilia Romagna o la cotoletta “orecchio d’elefante” (sic!) dalla Lombardia.
KITCHEN NO: Carta dei vini inadeguata e magra.
CONTO: 40 euro escluso vini.

trattoria, al padrino, messinaCAMILLA BARESANI: AL PADRINO, Via S. Cecilia, 54/56 – Messina. Tel. 090 2921000.

Se non conoscete la trattoria Al Padrino, datevi bassi voti in mondanità e tendenze gastro chic. Scrive la raffinata rubrichista di Sette, inserto del Corriere: “la frequento da anni e non tradisce mai”. Mai stati? Eppure è il locale “che realizza il sogno del turista curioso di varianti della cucina siciliana”.  Lodi pure per il titolare: “Pietro Denaro parla con modulazioni sgolate, in una sottolineatura della cadenza messinese che ricorda gli sforzi dei venditori del mercato per attirare l’attenzione delle comari”.

AL PADRINO SI: Imperdibili le paste riposate (a temperatura ambiente) con fagioli, ceci, macco di fave e lenticchie; le polpettine di alalunga, spada e ortaggi. Squisito il “bollito mmuddicato” (punta bollita, coperta da uno strato di mollica, limone e prezzemolo, e poi arrostita).
AL PADRINO NO: l’ambiente. Non è bello, non è elegante, non ha unità stilistica.
CONTO: 25 euro compreso vino della casa.

la capinera, ristorante, taorminaANTONIO SCUTERI: LA CAPINERA, Via Nazionale, 177 – Taormina (Messina).

Su i Viaggi di Repubblica troviamo uno Scuteri poetico nel tono, ispirato da una terrazza dove “con gli occhi pieni dell’azzurro del mare di Taormina potreste avere qualche difficoltà a concentrarvi sui piatti “.

LA CAPINERA SI: L’insalata di gamberi rossi con cipollotto, vongole veraci, crema di mandorle e salsa di alici è un classico. Lo spaghettone alla carbonara di pesce “rotondo e appagante”. Bene le degsutazioni al bicchiere.

LA CAPINERA NO: nutrito il drappello dei no. Deludono poiché monocordi i tagliolini di pasta all’uovo con ragù di ricciolo, biete, pomodorini e crema al basilico. La carta dei vini ha ricarichi sostenuti. Il menu è statico e lo chef Pietro D’agostino non prende rischi. Dovrebbe osare di più in virtù del “sorriso solare e la mano leggera” .

CONTO: 70 euro.

piazza duomo, alba, ristoranteFIAMMETTA FADDA: PIAZZA DUOMO, Vicolo dell’Arco, 1 – Alba (CN).

Temevamo che il recente restyling di Panorama avesse tolto all’ex diretttore di Grand Gourmet (rivista molto amata) lo spazio per i ristoranti. Invece la recensione c’è, giocata intorno a un piatto dello chef Enrico Crippa, Insalata 21, 31 41, “numeri magici che corrispondono a foglie, erbe, fiori e semi che la compongono in base al mese dell’anno” (giocateli). La solitamente algida Fiammetta (un ossimoro?) s’infervora e cita Sandro Botticelli, nientemeno, paragonando il piatto definito “poesia edibile” ai suoi quadri.

PIAZZA DUOMO SI: l’orto biologico, la tendenza più lodata del momento, stando ai critici ogni ristorante dovrebbe averne uno. Gli accostamenti inattesi, vedi foie gras e fragole. Il capriccio fusion del tuorlo marinato nel Lapsang Souchong avvolto da una crema di patate.
PIAZZA DUOMO NO: nulla di segnalato.
CONTO: 100 euro escluso bevande.

ristorante, il duomo, ragusa ibla,ENZO VIZZARI: IL DUOMO, Via Capitano Bocchieri – RAGUSA IBLA.

Prosa infuocata per il reuccio della critica nostrana, che su L’Espresso descrive così la cucina dello chef siculo Ciccio Sultano: “schietta, profonda, sensuale, quasi violenta, capace di trasmettere emozioni vibranti”. Peccato la “ridondanza barocca” di certi piatti, anche se, essendo a Ragusa Ibla…

IL DUOMO SI: cannolo di ricotta con gambero crudo e caviale, passeggiata in pescheria (trippa bovina, polpo, riccio, aspic di brodo di pollo!). La “variante Sultano” della pasta con le sarde definita “sontuosa”. Il servizio di Angelo di Stefano.
IL DUOMO NO: nulla di segnalato.
CONTO: 100 euro alla carta.

E per finire, la vostra personale classifica della classifica degli esperti. Vale un solo criterio: quanta voglia di provare il ristorante vi è venuta leggendo la recensione. In altre parole: in quale di questi locali andreste subito e quali invece possono attendere?