di Giorgia Cannarella 24 Novembre 2012
L. Mulligan Grocer, Dublino

Gli abitanti di Dublino ricordano quelli di New York in almeno una cosa importante: si parlano moltissimo. Nelle code all’ufficio postale, sul bus, nei treni, e per nessun motivo particolare se non il piacere della conversazione. In tempi di austerità, la chiacchierata al pub resta la migliore. Ancora più importante della birra e del whisky (la cui importanza, altrimenti, non oserei sottovalutare), è il craic –il fluente chicchiericcio degli irlandesi– uno dei motivi per cui pratico con immutato piacere il culto dei pub di Dublino.

Una diffusa socievolezza cui devo le chiacchierate più consolanti delle mie vacanze, spesso imbastite tra tavolo e tavolo, anche con perfetti sconosciuti. E sicuramente aiutate da pinte di libidine: ottime irish stew e un congruo numero di stout.

Consigli per un tour tra i pub di Dublino? Il centenario Stag’s Head, con un lungo bancone di marmo e abbondante legno scuro cesellato. Il Grogan’s, oppure Keohe’s, anche se il mio preferito resta L. Mulligan Grocer, a Stoneybatter, strada che risale al periodo vichingo della città, deliziosamente pulito, con le pareti ricoperte di carta da parati e l’insegna verniciata, per fortuna non ammodernato oltre ogni possibile riconoscimento.

Questo perché ovunque si trovi, il mio pub topico e quintessenziale ha delle precise caratteristiche.

— Locale piccolo e accogliente, nessuna pretesa di design, zero macchiettismo da Irish pub con nomi tipo Celtic Druid o trifogli appesi ogni due per tre.
— Frequentazione eterogenea, spesso opposta. Qualunque differenza di età, genere, lavoro e interessi è benvenuta: craic, appunto, sempre e con chiunque. Andarci da soli non è un problema, la conversazione tra sconosciuti con annessa offerta di un giro sono all’ordine del giorno.
– Oste o publican immune da convenevoli, anzi, doverosamente diffidente all’inizio, ma prodigo di consigli con chi gli riesce simpatico.
– Birra e basta. Non si bevono vino, né cocktail o succhi di frutta e altre amenità. Bella scelta di birre tra spine e bottiglie, se scrutando la lavagnetta leggo tra le proposte del giorno “rossa doppio malto”, giro i tacchi ed esco.

Mi piacerebbe parlarne con voi: pensate che un pub irlandese o anche belga, con i loro tipici contesti, non siano semplicemente ricreabili altrove, in Italia per esempio? Insomma, un pub dublinese nell’anima è possibile solo a Dublino? Volete condividere i vostri indirizzi del cuore?

[Crediti | Immagine: Flickr/bsii]