di Giampiero Prozzo 13 Febbraio 2011

“Son soddisfazioni”. E un sorriso si stampa sul volto di Giuseppe, che insieme al fratello serve i clienti dietro un lungo bancone di vetro. Capita che due 15enni abbiano ordinato a gran voce  “IL SOLITO” e ora stringono orgogliosamente tra le mani un panino con 3 tornite polpette al ragù. Altro che McItaly (il panino di McDonald’s patrocinato dall’ex ministro Luca Zaia). Qui siamo al Vomero, quartiere collinare di Napoli, dove tra boutique, bar e altre amenità, è spuntata da pochi mesi un’anomale scritta arancio su campo viola : LA POLPETTERIA.

Proprio nel quartiere partenopeo che ha visto chiudere i locali del McDo per mancanza di clienti, la sfida continua, e se non avete intercettato il gran momento della polpetta (il recente film d’animazione “Piovono polpette”, “Il riposo della polpetta” fortunato libro di Massimo Montanari, docente di storia dell’alimentazione all’Università di Bologna, e mettiamoci anche gli adepti della “Confraternita della polpetta” inevitabilmente su Facebook) è probabile che la vostra vita sociale stia cercando di dirvi qualcosa.

Interviene la moglie di Giuseppe: “Il fatto è che l’offerta di spuntini ci sembrava abbastanza piatta, ma mangiare veloce non significa rinunciare ai pregi della buona carne o dei formaggi pregiati, allora noi serviamo vitellone marchigiano e maiale nero casertano, provola e ricotta di Agerola, nonchè lo splendido pesce azzurro del golfo in un formato semplice e popolare”. La polpetta, appunto. “E’ antica ma sembra il frutto di un incontro tra cervelli del marketing: esteticamente rassicurante, facile da mangiare, versatile”

La scelta è addirittura imbarazzante: polpette, solo polpette, sempre polpette, polpette di carne, di verdura, di pesce da mangiare nel piatto o in mezzo a un panino, polpette nella versione “cuoppo fritto” da asporto con 10, 20 o 30 polpettine miste di carne e di patate.

Chi vuole stupirsi provi le polpette di bufalo in riduzione di aglianico e cioccolato, e per prepararsi al caffè… le polpette dolci, chevvelodicoafare. Riso, vaniglia e uva sultanina, crema gialla fritta con amarene, cioccolato al limoncello con granella di mandorle. Uscirete liberati per sempre da ottusi doppisensi, la polpetta non sarà mai più un boccone avvelenato.

[Crediti | La Polpetteria, Wikipedia, Slow Food Milano, Facebook, immagini: Giampiero Prozzo]