di Massimo Bernardi 27 Agosto 2010

Metto le mani avanti facendo notare ai lettori del blog muniti di ristorante che l’esistenza di questo post dipende unicamente dalla voglia di sapere la loro sul tema delle allergie. E degli allergigi. Non proprio pochi: gli Italiani il cui sistema immunitario reagisce di fronte alle proteine di pesci, latticini, crostacei sono 6 milioni. Ora, quando chi soffre di intolleranze alimentari fa la spesa viene tutelato dalle etichette dei prodotti, dove è obbligatorio indicare la presenza di allergeni. Ma cosa succede al ristorante? (non parlo dei celiaci, i locali con menu dedicati a chi ha la celiachia esistono e sono in aumento).

L’estate ha confermato che non è più possibile sottovalutare il problema, di allergie alimentari nonostante i farmaci o gli autoiniettori di adrenalina, si può morire. È successo al sedicenne ucciso da un gelato a San Giovanni Rotondo lo scorso 8 agosto. Stava per succedere il 20 agosto ad Aldo Montano, colpito da uno shock anafilattico per un porzione di formaggio.

Ma mentre in Svezia la legge assegna agli allergici una persona che controlla l’idoneità del menù e delle pratiche in cucina, da noi ognuno fa come vuole. Voi come vi comportate? Ricorrete alla cartomanzia o alla pura stregoneria come irrinunciabile prologo a ogni pasto? O più seriamente, date informazioni sulla presenza di sostanze allergeniche, prevedete dei menu con scritti tutti gli ingredienti dei piatti?

Andando a memoria, sono pochi gli esponenti del mondo culinario nazionale che verificano la presenza di allergici o intolleranti tra i commensali (ricordo Mauro Uliassi), ancora meno quelli in grado di evitare le contaminazioni. Ma sarei felice di sbagliarmi.

[Fonti: Ansa, Repubblica.it, immagine: Ansa]