di Massimo Bernardi 18 Agosto 2010

Per farsi odiare un po’ di più, ieri un’addetta dell’hotel Mir cui e’ legato il ristorante ”La Spiga” di San Giovanni Rotondo (Foggia), ha chiamato i familiari di Davide Perta chiedendo il saldo del pranzo che l’11 agosto scorso ha ucciso il sedicenne bolognese, celiaco e poliallergico (circa 2.000 euro). Così, giusto per ricordarlo (come se si potesse dimenticare), questo è il primo contatto in 11 giorni tra la famiglia Perta e il ristorante, il cui titolare, ora indagato per omicidio colposo, non si è mai scusato per l’accaduto.

Già, l’accaduto.

Nonostante la madre avesse espressamente ordinato, e con giorni di anticipo, un particolare tipo di gelato dell’Algida adatto alle condizioni di salute del ragazzo, che oltre ad essere affetto da celiachia quindi intollerante al glutine era allergico a vari alimenti compreso il grano, durante quel maledetto pranzo per la cresima della cugina, Davide Perta ha mangiato un gelato ai cinque cereali. Bem! Un attacco fulminante. Tre quarti d’ora dopo era morto, non sono servite un paio di pastiglie di Bentelan (antiallergico), un’iniezione di adrenalina e il massaggio cardiaco.

Per il padre del ragazzo la telefonata di ieri è stata un’ulteriore pugnalata al cuore, “una vergogna”.

Oggi è il 18 agosto, con la nazione in braghette l’ultima cosa che mi passa per la testa è fare il pippone sulla moralità dei ristoratori. Ma questa ha tutta l’aria di essere l’altra faccia del cuoco-divo, stella della tivù, imprenditore di successo. Fatto così, il mestiere del ristoratore è il peggiore possibile, e certi locali rimangono zone d’ombra, luoghi fondamentalmente malsani dove si annidano individui cui nella vita non è riuscito di essere nulla. E allora sì, hanno aperto un ristorante.

[Fonti: Repubblica Bologna, Il Giuornale, immagini: Hotel Mir]