Davide Perta muore per un gelato ma il ristorante presenta il conto

Per farsi odiare un po’ di più, ieri un’addetta dell’hotel Mir cui e’ legato il ristorante ”La Spiga” di San Giovanni Rotondo (Foggia), ha chiamato i familiari di Davide Perta chiedendo il saldo del pranzo che l’11 agosto scorso ha ucciso il sedicenne bolognese, celiaco e poliallergico (circa 2.000 euro). Così, giusto per ricordarlo (come se si potesse dimenticare), questo è il primo contatto in 11 giorni tra la famiglia Perta e il ristorante, il cui titolare, ora indagato per omicidio colposo, non si è mai scusato per l’accaduto.

Già, l’accaduto.

Nonostante la madre avesse espressamente ordinato, e con giorni di anticipo, un particolare tipo di gelato dell’Algida adatto alle condizioni di salute del ragazzo, che oltre ad essere affetto da celiachia quindi intollerante al glutine era allergico a vari alimenti compreso il grano, durante quel maledetto pranzo per la cresima della cugina, Davide Perta ha mangiato un gelato ai cinque cereali. Bem! Un attacco fulminante. Tre quarti d’ora dopo era morto, non sono servite un paio di pastiglie di Bentelan (antiallergico), un’iniezione di adrenalina e il massaggio cardiaco.

Per il padre del ragazzo la telefonata di ieri è stata un’ulteriore pugnalata al cuore, “una vergogna”.

Oggi è il 18 agosto, con la nazione in braghette l’ultima cosa che mi passa per la testa è fare il pippone sulla moralità dei ristoratori. Ma questa ha tutta l’aria di essere l’altra faccia del cuoco-divo, stella della tivù, imprenditore di successo. Fatto così, il mestiere del ristoratore è il peggiore possibile, e certi locali rimangono zone d’ombra, luoghi fondamentalmente malsani dove si annidano individui cui nella vita non è riuscito di essere nulla. E allora sì, hanno aperto un ristorante.

[Fonti: Repubblica Bologna, Il Giuornale, immagini: Hotel Mir]

Massimo Bernardi Massimo Bernardi

18 agosto 2010

commenti (39)

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  1. Invece di partire col solito pippone sui ristoratori criminali (che, diciamocelo, alla lunga diventa un’arma spuntata, ed è un modo per mancare puntualmente il nocciolo della situazione), io sottolineerei due aspetti.

    Primo: la celiachia è una condizione molto, molto seria. Tanto seria che chi ne è affetto veramente (e non chi è intollerante, che son due cose diverse) non si azzarderebbe *mai* a mangiare al ristorante. So di persone che, se invitate a cena, vanno con il set di pentole personale in cui non si può cucinare *mai* *nulla* che contenga allergogeni, pena un attacco come quello capitato al povero ragazzo.
    Ora, magari la scienza progredisce, e le cure si fanno più efficaci, ma affidare ciecamente il mio destino al buon senso di gente che non conosco mi pare un comportamento troppo rischioso per qualcuno in quelle condizioni.

    Secondo: viviamo in una nazione profondamente ignorante e irrispettosa. Se un vegetariano chiede un piatto vegetariano, può trovarsi davanti roba con salumi, pesce, uova, e via dicendo “perché non è carne”. A volte è ignoranza crassa, a volte mancanza di rispetto (su questo stesso sito si leggono attacchi ai vegetariani che fanno accapponare la pelle). Ecco, non mi stupirei che il ristoratore in questione fosse vittima di entrambi i morbi. “Celiaché? Massì, diamogli quell’altro gelato, che sarà mai”. Sospetto che diventa più forte se teniamo in considerazione il luogo dove si sono svolti i fatti, un soldificio messo in piedi per spremere superstizione e credulità della gente.

    1. Bellissimo notare come questa signora parli del “rispetto” e della sua endemica mancanza, per poi addentrarsi in un’analisi secondo cui San Giovanni Rotondo sarebbe “un soldificio messo in piedi per spremere superstizione e credulità della gente”. Quelli irrispettosi, naturalmente, sono sempre gli altri…

    2. E quali caratteristiche rendono falsa l’affermazione che sia un soldificio, ad esempio?

    3. Beh, certo, a guardare le folle di San Giovanni Rotondo e la perfetta macchina da soldi fatta di tour operator, alberghi, ostelli, ristoranti, souvenir e frattaglie sacre varie, la prima cosa da cui si viene colpiti e’ la profonda spiritualita’ del luogo…
      Penso che solo Las Vegas riesca a elevare altrettanto l’anima.

    4. La chiesa di Renzo Piano è una boiata inguardabile, ovvio.
      Ma la faccenda non è tanto il soldificio, ma la cosa della superstizione e della credulità.

    5. Sai che sono un ateo praticante, ma da foggiano posso dirti che Padre Pio non avrebbe approvato. Con tutto il rispetto: era una fantastica macchina da soldi, ma prima ha pensato all’ospedale che oggi è uno dei migliori del sud Italia. Era anche un tipo incazzoso, per cui non escludo che avrebbe volentieri sfanculato questi quattro palazzinari che hanno avuto via libero allo scempio grazie alle famigerate “leggi speciali” di Berlusconi.

      Tanto per dire, quasi tutte le ultime costruzioni sono nate grazie al decreto “grande evento” per la beatificazione di Padre Pio, che apriva una “finestra” che, invece di durare pochi giorni, non si è mai più chiusa. Nel decreto, naturalmente, era permessa ogni deroga e variante al piano regolatore.

      Ora, dopo anni di abusivismo legale, hotel e ristoranti piangono miseria perchè, dicono, ci sono pochi turisti. Niente di più falso: sono loro a essere troppi.

    6. Vado oltre le tue riflessioni, e da cattolico considero il complesso del santuario un’offesa al santo, una roba davvero da mani nei capelli, preoccupantemente lontana dalla spiritualità cattolica e più prossima, secondo me, a una concezione americanizzante e oceanica di un certo ecumenismo male inteso, con risvolti vagamente pentecostali. Come si fa a chiamare una chiesa “Aula liturgica”? Nemmeno i luterani arriverebbero a tanto.

    7. Il discorso ha preso una piega fuori tema. Personalmente trovo disastrosa l’idea di turismo stile San Giovanni Rotondo (con o senza risvolti religiosi).
      Per il resto, avendo in casa un bis nipote di Padre Pio mi risulta – dai racconti di chi lo frequentava come persona e non come personaggio – che fosse un tipo semplice, e non ci fosse niente di costruito nel suo modo di fare. Tutto quell’armamentario che ci hanno costruito intorno non mi pare molto coerente con chi si definisce seguace. Boh, comunque credo che sia sempre così.
      Io sono seguace solo…che so…dei Rolling Stones o John Coltrane, è tutto molto più semplice. 🙂

  2. Ok, ma di celiachia non si muore. Lo ha precisato per l’ennesima volta il presidente dell’Aic. La causa di qusta morte è ancora ignota, molto probabilmente un’allergia. È presto per sparare sentenze. Anche sul comportamento del ristoratore

    1. Straquoto. Da tecnico (sanitario). Anche perchè una reazione allergica così violentada provocare la morte o rientra tra gli eventi “imprevedibili e imponderabili” (ti punge un’ape e muori: capita 1 volta ogni 10 milioni di punture di api, ma capita) oppure sei un soggetto ad altissimo rischio e devi prevenire (sia stando attendissimo a quello che ti può far male, sia, soprattutto, portandosi dietro i farmaci, a partire dagli autoiniettori di adrenalina per intervenire subito, perchè una volta che la reazione si è innescata anche gli stessi farmaci, dati tardi, non riescono più a contenere la reazione).
      Poi nello specifico la richiesta del saldo del conto da una parte appare “umanamente” inconcepibile, dall’altra può far parte di una “strategia difensiva” (chiedere il “dovuto” per non ammettere implicitamente la colpa)

  3. Tra l’altro senza sminuire l’aspetto tragico della situazione.
    Se invece del gelato Algida preventivamente ordinato il cameriere ti consegna lo stesso dolce di tutti gli altri commensali, un gelato con biscotto, forse un sospetto che ci sia stato un errore non dovrebbe sorgere?

    Poi certo c’è anche la sfortuna (pare) del medico scalzacani di cui si sono fidati, che sminuiva la situazione e che “obbigato dalla madre a fare l’iniezione di adrenalina”, non sapeva come farla correttamente.
    E’ anche vero che se si hanno problemi di salute gravi, non è un caso che le istruzioni prevedano che tu impari ad essere autosufficiente in emergenza, e che se un allergico sta gonfiando a vista d’occhio te ne freghi di quello che dicono e chiami comunque il soccorso.

    http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/2010/08/11/368873-allergia_letale.shtml

    Insomma la certezza è che il ragazzino poverino è morto, ma tutto quello che è successo intorno è molto complicato…

  4. Mah?! Aldilà della mancanza di tatto, resta il fatto che una persona così a rischio non dovrebbe proprio mettere piede (e bocca) in un rinfresco del genere. O perlomeno il ristoratore dovrebbe esigere una liberatoria preventiva. Sono troppe le variabili in grado di trasformare l’evento in una trappola mortale: la quantità degli ospiti, il servizio, la cucina, le stoviglie…

  5. Non c’è ancora chiarezza sulle effettive cause e quindi sulle eventuali responsabilità della morte del ragazzo; ora, a complicare le cose, arriva la richiesta di saldare il conto… ma non si era detto che la vittima si trovava alla cresima della cugina? Perché la richiesta del saldo arriva al padre del ragazzo?

    1. in effetti la richiesta del pagamento è arrivata allo zio del ragazzo morto. Almeno così ho letto ieri sul corriere della sera.

  6. Gentile Bernardi ho sempre pensato che “[…] l’altra faccia del cuoco-divo, stella della tivù, imprenditore di successo” fossero tutti quei ristoratori che in silenzio e lontano dalle cronache, fanno della ristorazione un sistema economico più o meno produttivo. I truffatori, i delinquenti sono altra cosa.

  7. ma dove vogliono arrivare i genitori???tanto casino—-dicono di essere addolorati….ma escono ovunque.–xke non fanno riposare in pace quel povero ragazzo—e attender gli esiti—-sicuramente x mettersi in mostra….

    1. Mia figlia non è allergica a nulla pare lievemente intollerante al lattosio, mia moglie fa la farmacista, da quando è nata (sono 6 anni) non andiamo in ristoranti di cui non conosciamo personalmente la pulizia e gli ingredienti che utilizzano.

      Il ragazzo non solo era celiaco ma anche poliallergico, aveva 16 anni, non un poppante, ed i genitori avrebbero dovuto vigilare attentamente, soprattutto perchè erano ad un ricevimento, dove tutti mangiano le stesse cose. Adesso il ristoratore si trova indagato per omicidio colposo, per un conto di 2.000 euro e magari per un errore di uno dei suoi camerieri, immaginiamo ora che la sala potesse essere per centinaia di persone rendetevi conto di come la collaborazione dei genitori e del ragazzo era fondamentale per evitare la tragedia.

    2. condivido pienamente questo commento…i genitori cosa hanno fatto per evitare il tutto??? possiamo solo dire che non hanno fatto gran che’ visto che ke non si sono precipati a portare il ragazzo in ospedale…solo loro potevano salvarlo…nessuno altro…nenche il dottore presente,….solo loro sapevano le condizioni fisiche del ragazzo.IN QUEL MOMENTO…..
      UNA COSA MI FA RABBIA….XKE’ CERTE MALATTIE, ALLERGIE, ECC NON VENGONO ACCETTATE E DETTE??? A VOLTE SONO FATALI….
      c’e da tenere presente che aldo montale CI HA MESSO 10 MINUTI X ARRIVARE IN OSPEDALE….
      E DAVIDE PERTA ce ne avrebbe messo 4 minuti….makkeeeee….troppa negligenzada parte dei genitori.!!!mi dispiace

  8. Aggiornamento dalla Gazzetta del Mezzogiorno:
    FOGGIA – «E’ stato solo uno spiacevole equivoco, figuratevi se con tutto quello che è successo il mio assistito chiedeva il conto alla famiglia del ragazzo». E’ quanto dichiara l’avvocato Leonardo Maruzzi, legale del titolare del ristorante di San Govanni Rotondo, in provincia di Foggia, dove lo scorso 8 agosto durante una festa di battesimo è morto Davide Perta, un ragazzo celiaco e poliallergico di 16 anni, residente a Bologna la cui famiglia è originaria di San Marco in Lamis. Ieri la famiglia della vittima ha reso noto che qualche giorno fa è giunta a casa della nonna del giovane una telefonata da parte del ristorante in cui si chiedeva il pagamento del conto, circa 2.000 euro, di quel tragico pranzo.

    «La spiegazione è semplice – spiega il legale – la telefonata è stata fatta da una dipendente del ristorante, appena rientrata dalle ferie che non sapeva nulla di quello che era successo. Inoltre ha chiamato non la famiglia Perta ma la famiglia dei genitori della bambina festeggiata del battesimo (una cuginetta della vittima ndr) che ha un altro cognome».

    In quel momento in casa c’era però la madre di Davide che si è fatta passare la cornetta e ovviamente non ha preso bene quella richiesta. «Anche il mio assistito si è arrabbiato per l’errore della sua dipendente – sottolinea l’avvocato Maruzzi – ma poi ha capito che si è trattato di un errore commesso in buona fede».

    «Certo il conto del ristorante, prima o poi, qualcuno dovrà pagarlo – spiega l’avvocato – Perta era un invitato, non ha organizzato lui la festa, l’ha organizzata il cognato. Il conto, infatti, non è stato chiesto al padre ma allo zio della vittima. Le due famiglie hanno cognomi differenti, quindi la dipendente, che era appena tornata dalle ferie, non si è accorta chi stava chiamando. Ripeto solo un equivoco»

    Il titolare del ristorante, che si trova all’interno di un hotel molto noto a San Giovanni Rotondo, è indagato per omicidio colposo.

    Secondo una prima ipotesi a Davide è stato fatale un biscottino ai cereali contenuto all’interno di un gelato. La madre del ragazzo sostiene di aver presentato al ristoratore prima del pranzo la lista degli alimenti che il giovane non poteva mangiare. «Siamo in attesa degli esiti dell’autopsia e in particolare degli esami istologici e tossicologici – spiega il legale -. Questi ultimi saranno pronti tra 60 giorni, secondo quanto riferito dai consulenti del Pubblico ministero. Il mio assistito mi ha riferito che la madre gli ha riferito che il figlio era celiaco, comportandosi di conseguenza nella preparazione del pasto, ma non che avesse altre allergie. La madre sostiene il contrario».

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