di Adriano Aiello 23 Maggio 2012

Per chi “bella la vita dell’inviato a un festival di cinema”, occhio che c’è di che faticare. Specie sotto il profilo della mera sopravvivenza alimentare.

Con le dovute differenze tra festival e locazioni, ovvio, ma con una costante: chi li programma sottostima da sempre la questione cibo. Rimbalzati da una sala all’altra, con veloci passaggi in sala stampa e presidi alle conferenze, chi va ai festival per vedere film e scriverne (non per stringere mani e partecipare alla mondanità dell’evento) sperimenta livelli di deregolamentazione nutrizionale di rara intensità. Colazione in corsa per il film delle 8.30, pranzo pomeridiano, cena random sono i passaggi classici certificati da decennale esperienza sul campo.

Questo per quanto riguarda Cannes e Berlino; a Venezia di fatto rinunci all’intento e mordi un panino di plastica con la tristezza negli occhi, perchè Il Lido è la rappresentazione materiale del male assoluto e se non ti infili qualcosa nella borsa la giornata assume connotati tragici. Torniamo a noi, torniamo a Cannes, dove ho speso l’ultima settimana. Qui la proposta è ricca ed organizzata eppure se dovessi rispondere alla domanda cosa-mangia-e-come un giornalista-gourmet inviato al festival di Cannes, risponderei che il giornalista-gourmet si darwinizza o muore.

Rapidità e cibo non stop vanno a favore della vita festivaliera, ma il rapporto qualità prezzo è dei peggiori di sempre. Domina una cucina media e turistica fatta di ristorazioni etniche, con la cucina italia – o il suo surrogato nominale – a fare la voce grossa, molti asiatici, un buon libanese un po’ fuori mano e tanti piccoli bistrot francamente trascurabili.

Veniamo ai consigli. E’ la regola del buon senso, ma funziona sempre. Siamo in Francia, mangiamo francese. Una buona quiche la trovate sempre. Se poi amate i dolci, qui sanno il fatto loro e specie le tarte tatin regnano davvero. Provate quella al Cocoon. Per i croissant mattutini allontanatevi dall’area festival. Una buona crepes breton non dovreste faticare a trovarla, anche se quest’anno il posto storico, La galette de Marie, mi ha deluso molto. Ma il problema era il pomodoro dentro. Così acido da mandare in vacca tutta la crepes.

La baguette non può mancare. La sua imponenza ricorda sempre il cannolo di morettiana memoria (quello che te lo metti in spalla come un zaino e ci fai una settimana) ma evitate quello al pollo. C’è dentro un kg di petto lesso. Per mandarlo giù vi serve un idrante e poi rimarrete a pensare a cosa avete ingerito. Abusate invece di insalate.

Ora io mangio poche insalate, ma qui il discorso cambia. Sono davvero sontuose, anche se come cibo rapido non vanno esattamente bene, ma se avete un po’ di tempo rimanete leggeri e soddisfatti. Provate soprattutto il Cafe Florian che è anche l’ancora di salvataggio per vegetariani e vegani e ha tutto biologico. Molti vanno matti per la tartare. A me fa senso. Ma se volete un buon hamburger, al Warner Cafe è ricco e di bell’aspetto. E le patate fritte di accompagnamento hanno sempre il loro perchè. Occhio a scansare quelle più scure, potrebbero aver assorbito l’olio del vostro motorino d’infanzia.

Avvertenze:
Avete voglia di pizza? Fatevela passare. Avete voglia di pesce buono. Chiedete un aumento.
Occhio a non chiedere l’acqua in bottiglia. Vi ritrovate nel conto mezzo litro di naturale a 6 euro e l’insulto diventa automatico.

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