di Massimo Bernardi 6 Novembre 2012
Gulatiero Marchesi ha detto

ROTTAMARE v. tr. [der. di rottame]. Classificare come rottame, non più in uso. Ritirare cose o persone vecchie.
Dopo aver letto l’intervista data da Gualtiero Marchesi al settimanale Marie Claire, propongo con zero sensi di colpa di rottamare il narciso “padre della cucina italiana”, evidentemente impelagato nella fase della vita conosciuta come sedicennitudine dell’ottantenne.

Gualtiero Marchesi non sarebbe più una notizia, nel mondo reale. Lo è in Italia. Dove il Venerabile Maestro per cui la situazione attuale della cucina è riassumibile con il motto di Luigi XV “Après moi le déluge”, ha anche troppo spazio. Complicato simpatizzare con l’ultraottantenne che ridicolizza i disastrosi quarantenni con assurdità tipo: “Fino ai 40, i cuochi si fanno seghe mentali, dopo cominciano a cucinare“.

Stiamo scherzando?

E non ne faccio una questione di scontro generazionale, non c’entrano neanche la gerontocrazia che affligge questo Paese o i giovani viziati e capricciosi.

E’ proprio una gloriosa cazzata.

A 33 anni Davide Scabin faceva il Cyber Egg (Combal.Zero di Rivoli).
A 34 anni Fulvio Pierangelini faceva la Passatina di ceci con gamberi (Gambero Rosso di San Vincenzo).
A 36 anni Davide Oldani faceva la Cipolla caramellata con crema di parmigiano (D’O di Cornaredo).
A 31 anni Igles Corelli faceva la Scaloppa di fegato d’oca tartufata (Trigabolo di Argenta).
A 32 anni Massimiliano Alajmo faceva il Risotto bianco con polvere di caffè e capperi di Pantelleria (Le Calandre di Rubano)
A 35 anni Niko Romito faveva l’Assoluto di cipolle, parmigiano e zafferano tostato.

Potrei continuare.

Ma forse sbaglio. Forse anche questa lagna perenne del sedicenne tardivo Marchesi puo essere utile. Ad assolverci da tutte le nostre mitomanie. Con la sua.

[Crediti | Link: Marie Claire]