di Giorgia Cannarella 11 Febbraio 2013
cavallo, hamburger

E’ come se l’Inghilterra avesse scritto una email collettiva ai supermercati, ai fast food e ai fabbricanti di lasagne confezionate per spiegare loro, in modo piuttosto brutale, che ne ha abbastanza. Cari Tesco, Burger King e Findus, dopo la raccolta di cattive notizie, con le quali sembra che trattiate i vostri clienti come fogne, sento che è ora di scendere dal mio piedistallo.

Nelle ultime settimane non può esservi sfuggita la vicenda dell’horse gate, al netto di febbroni da cavallo (non ho potuto trattenermi), rottura contemporanea di ogni dispositivo elettronico, rehab o ritiro spirituale in remoti conventi. La scoperta che gli hamburger di manzo e i piatti pronti venduti da popolari supermercati, e giganti del fast food contenevano carne equina ha letteralmente scioccato gli inglesi, il cavallo per loro è un animale quasi sacro.

Non per noi, anche se conosco persone che mangerebbero carne di gatto, piuttosto, e se non vogliamo essere ipocriti questo è il primo punto da discutere. Gli italiani mangiano cavalli, e allora, perché non i gatti? E di contro, se ci nutriamo di un succulento manzo, perché non fare lo stesso con il cavallo?

A prima vista la risposta sembra ovvia, più che un arrosto invitante, il gatto è un animale domestico e il cane il migliore amico dell’uomo, inorridiamo al solo pensiero di mangiarli. Allora come la mettiamo con i maiali? E i conigli? Tra onnivori di ampie vedute (in alcune regioni del Sud le carni del ghiro sono considerate prelibate) e vegetariani integerrimi esistono centinaia di sfumature, ogni cultura ha i suoi tabù alimentari per motivi di etica e religione. Insomma, tracciare la linea di confine tra lecito e illecito rischia di essere molto complicato.

Ma l’altro punto, forse il principale, è la frode in commercio. Spacciare carne equina per quella di manzo è reato, l’industria alimentare è tenuta a farci sapere cosa mette nelle cose che mangiamo, a maggior ragione quando gli ingredienti possono essere in contrasto con la nostra sensibilità culturale e religiosa.

E se pensate che lo scandalo non ci riguardi in quanto italiani, o perché rubricabile come un incidente, probabilmente vi state sbagliando, “aspettatevi altre cattive notizie” dicono i magistrati che seguono l’inchiesta. Dopo mucca pazza, polli alla diossina e mozzarelle blu, un altro brutto colpo per l’industria alimentare.

[Crediti | link: Dissapore, immagine: Telegraph]