di Rossella Bragagnolo 3 Settembre 2012
marmellate fatte in casa

Ho la fortuna di vivere in campagna e di avere un piccolo appezzamento di terreno agricolo accessoriato di: 4 peri, 2 meli, 3 fichi, 5 pruni e 1 siepe di lamponi. Quest’anno, complici le temperature da girone infernale, le frutta tutte hanno preso la decisione unanime di maturare in contemporanea, senza lasciarmi scelte alternative alla marmellatificazione di massa.

Hey, sia detto che, pur non essendo la rivelazione dell’anno tra i fornelli, nutro una passione smodata per tutto ciò che posso mettere sotto vetro, quindi non considero l’operazione una fatica, ma un piacere.

In linea teorica.

In pratica, parliamone.

Se già andare a raccogliere la frutta sotto al sole cocente, cercando di evitare il pungiglione di api, vespe & Co., si rivela impresa ardua, anche accendere il gas e mescolare il calderone mica è impresa da poco. Se poi ci si mettono anche Caligola e Lucifero… Se ne vale la pena? Dopo aver perso 2 kg di liquidi (e già sono magrina di mio) e svariati mg di elettroliti, dopo un’infiammazione al tendine del pollice per lo sforzo ripetuto di sigillare vasetti, dopo aver portato la casa a temperature “che voi umani non potreste immaginare”, dopo tutto ciò, posso dire senza incertezze che sì, ne vale la pena!

È LA soddisfazione! Guardare, alla fine, le file di vasetti ordinatamente allineati ed etichettati sullo scaffale in cantina mi procura un piacere ineffabile per non parlare dell’appagamento animale dato dall’accumulo di scorte per sopravvivere alla stagione fredda. Credo sia lo stesso compiacimento dello scoiattolo che sa di aver accumulato abbastanza ghiande per tutto l’inverno. Ecco, io accumulo marmellate.

Anzi, a voler essere precisi, le mie sono composte di frutta fatte così:

pere, lavare pere

(1) lavo le pere

pera, verme

(2) procedo ad eliminazione di piccioli, torsoli, eventuali ammaccature e allo sfratto degli inevitabili inquilini della frutta non trattata ( vabbè che è tutta natura, ma per coprire il mio fabbisogno proteico giornaliero preferisco attingere da altre fonti)

pere, cuocere la pere

(3) faccio cuocere a fuoco dolce per circa 1 ora

pere, purea, miniprimer

(4) meglio cremosa o a pezzettoni? Io sacrifico la goduria di trovare i pezzi alla spalmabilità perfetta, quindi vado con una veloce minipimmerata

agar agar, addensante

(5) come addensante agar agar: 4gr ogni chilo

bilancia, zucchero, marmellata

(6) pesatura dello zucchero: calcolo il 20 % della frutta pulita e mi piace lo zucchero di canna per il profumo

barattoli, marmellata, forno

(7) mentre riporto a bollore il pentolone, metto in forno i vasetti a 100 gradi

invasamento, marmellata, vaso

(8) invasamento a caldo

vasi, marmellata, capovolti

(9) capovolgimento affinchè si crei il sottovuoto

Scrivo che sono composte perché, secondo una normativa europea del 1992, si definiscono “marmellata” solo le preparazioni a base di agrumi (so english style!), per tutte le altre varietà di frutta si parla invece di “confettura”. I sottotipi si differenziano in base al rapporto frutta/zucchero: semplice confettura se contiene dal 20 al 35 % di frutta, confettura extra se ne contiene dal 40 al 60 %. Oltre il 65 % di frutta si definisce “composta”.

E ora mi rivolgo a voi, masochisti quanto me, amanti spudorati della confettura home made, dite la vostra: quale frutta prediligete? Quanto zucchero aggiungete? E come vi piace gustarla? Raccontatemi!

[Crediti: Link: Vanity food, immagini: Rossella Bragagnolo]