Tra le cose che danno un senso all’esistenza c’è quella di mangiare direttamente dalla fonte. Mi spiego meglio: camminare lungo i solchi dell’orto o in un campo, raccogliere e mangiare lì, in loco, senza portare a casa. La meraviglia di un sapore che mette insieme i gesti e il gusto, un puro saccheggiamento, un riconoscimento alla provenienza.

L’ho pensato qualche giorno fa quando io e il mio nano preferito (nipote di anni 3) ci siamo incamminati mano nella mano lungo i solchi perfetti dell’orto di mia nonna e abbiamo raccolto fave e piselli, facendone grandi scorpacciate. Sembra che tutto abbia un sapore diverso.

E allora, sotto con la classifica delle cose più buone che avete mai raccolto-mangiato senza soluzione di continuità. Io dico:

Fave.
Scegliere la grandezza, raccogliere e sgranare, rende il loro consumo una cosa meravigliosa. Nulla a che vedere con quelle acquistate. Certo, non ci si possono portare sotto braccio nell’orto pane e pecorino, ma anche “assolute” sono buonissime.

Piselli.
Bello farne delle grandi manciate e privi di grazia ingollarli senza pietà. Quelli più piccoli e più dolci sono in cima alla classifica. A casa, se per caso li compro da sgranare, sono certa che ne resteranno veramente pochi.

Pomodoro.
Lo raccolgo, lo strofino ai pantaloni per pulirlo e lo mangio a grandi morsi. Provare per credere.

Carciofi.
Non credevo si potessero mangiare appena raccolti. Almeno non prima di essere stata all’azienda agricola Le Peracciole, a Punta Campanella e averne assaggiato uno dalle sante mani di Livia Iaccarino del ristorante Don Alfonso di Sant’Agata sui due Golfi. L’ha raccolto, tolto qualche foglia esterna e mi ha detto sorridendo: “assaggia”. Da allora il carciofo non ha nessun altro sapore.

Ciliegie.
L’abbinata ciliegia-arrampicata mi fa battere il cuore. Sotto un ciliegio o appunto arrampicati sui rami si rischia veloci l’indigestione. Ma che bello! Se poi ci si aggiunge la componente clandestina del furto da ciliegio di proprietario ignoto, il sapore aumenta.

Albicocche.
La mia vera passione. L’albicocca in sé non aiuta l’autolimitazione, il nocciolo si lascia disarmare con troppa facilità. Così anche qui, dopo il ciliegio, la razzia con successiva notte indigesta, è facile.

Gelsi e more.
Torni a casa macchiato per sempre e felice. Non c’è rovo che tenga, raccogliere more e mangiarle viene da sé. Non sono mai riuscita a farne una confettura per esempio. Non arrivano a casa.

A Milano, più di sempre, mi viene da tornare alle origini. Mi lascio accarezzare dalla nostalgia, quella positiva, che mi fa piantare verdure d’ogni genere nel mio minuscolo balcone. Perché vedere i pomodori che crescono e mettere ogni tanto le mani dentro la terra mi ricorda da dove vengo.

Adesso tocca a voi. Qual è la frutta o la verdura che raccolta e mangiata in mezzo alla terra, senza fronzoli, vi dà maggiore soddisfazione?

[Crediti | Immagine: Gourmet]

commenti (18)

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  1. Avatar esp ha detto:

    Pomodori, senza dubbio, con una spolverata di sale.
    Le fave possono sopportare i 50 metri che separano l’ orto dal tavolo dove le aspettano zsardo fresco e salame.

    1. Avatar razmataz ha detto:

      oddio cristina, mi hai fatto pensare che non metto piede in un orto DA ANNI !!!
      urge rimediare, magari con la mia nana preferita (mia figlia, 8 anni)

  2. Avatar triti ha detto:

    Allora via all’elenco di razzie fatte nell’orto dei miei, ormai un tot di anni fa …

    – piselli: meglio quelli non ancora completamente maturi con il baccello verdino chiaro e bello croccarello,
    – cetrioli: piccolini e con le “spinette” ancora attaccate da pulire sui panta-loni,
    – pomodori: tutte le varianti cromati-che possibili,
    – carote: da togliere a manciate quando sono ancora piccoline, pulizia sommaria tra le mani e “definitiva” sempre sui soliti pantaloni.
    Che ricordi!

    Tanta gioia naturalmente non l’ho tenuta solo per me, infatti mia figlia, che spesso mi accompagnava in queste scorribande, ha appreso tutto fin troppo bene, costringendomi a contendere con lei qualche baccello di pisello o qualche carotina croccante durante le visite agli orti di amici o parenti!

  3. A Roma ho solo un terrazz(in)o e mi devo accontentare di tante erbe aromatiche, limoni e qualche rado fico.
    Però ho la fortuna di essere ospite ogni estate in una casa di mare, con l’orto vero sul retro. Così ogni mattina vado a raccogliere pomodori, friggitelli, zucchine.
    E il povero basilico ormai mi teme: cosa c’è di meglio, per pranzare in spiaggia, di pan biscotto bagnato, olio, origano, pomodori e una cofana di basilico profumato?

  4. Avatar Luke ha detto:

    Mio nonno contadino non mi permise mai di mangiare la verdura dell’orto senza averla prima ben lavata. E ci aveva ragione, tra il verde rame che usava sui pomodori e la popo’ di varie bestiole a concimare il resto…
    Eccezion fatta per i legumi, ben protetti nei loro bacelli 🙂

  5. Tema splendido, ci ho dedicato un intero post del mio blogghettino di cucina:
    http://sottolatavola.blogspot.it/2012/05/un-ete-brulant.html.
    In cima alla classifica, senza alcun dubbio, sfiorare con le mani le foglie di pomodoro e di basilico per un effetto “sugo fresco” tutto da inalare! Seguono a ruota i piselli sgranati e mangiati in loco, dolci come caramelle.
    Invito chiunque abbia mezza ciotola di terra a piantare semi: è commovente come, senza alcuna competenza, la natura ci premi coi suoi frutti.

  6. Avatar Viola ha detto:

    Raccogliere gli asparagi dai nonni è stata una delle gioie più grandi della mia infanzia! Con tanto di palettina, mi permettevano di scavare per estrarli.
    Penso che tutti i bambini dovrebbero godere di qualcosa di così bello come un orto.

  7. I fichi.
    Ne faccio strage incurante del conseguente indegno appiccicume che mi accompagna per il resto della giornata.
    Ne ingollo anche due o tre per volta, specie se sull’appendice noto quella goduriosissima goccia di zuccheri cristallizzati.
    Prima o poi però, finirò impallinata dal proprietario dell’albero.
    Frega niente, ne vale assolutamente la pena.

    1. Avatar LucaP ha detto:

      Per fortuna non devo sottrarli a nessuno i fichi, avendone qualche pianta, ma l’approccio che ho con questo sublime frutto è lo stesso che hai descritto tu! Faccio uguale anche con i cachi.

    2. Avatar esp ha detto:

      Verdi o “neri”? Io preferisco questi ultimi, ma non li mangio nell’ orto, perchè mi piacciono solo col salame

    3. Avatar LucaP ha detto:

      Verdi da mangiare in loco, quelli neri hanno il privilegio di arrivare in tavola per accompagnare ricotte e grana.

  8. Le fragole senza dubbio, ben calde di sole. Il problema (dell’orto) è che per arrivare a raccogliere bisogna prima (e sempre) farsi il mazzo …

  9. beh la frutta e’ ovvia…
    tra la verdura pomodori e bucce di piselli (eccezionali in minestra ma usabili solo se sai che trattamenti agrari hanno avuto) e il tenerume, di solito prelevato da zucca a tromba locale ma quest’anno ho seminato l’originale sicula, oppure da noi selvatico perche’ non coltivato, il germoglio di luppolo

    lo so, pomodori a parte e’ roba che va cotta, ma o la prendi dal tuo orto (o da quelli altrui, all’insaputa o meno dei proprietari) o la qualita’ degrada subito

  10. Avatar MarcoSpadaro_7 ha detto:

    Come dimenticare i pomeriggi passati su di un albero di fico a mangiare quel dolcissimo frutto, peccato siano passati oltre 10 anni…