di Cristina Scateni 24 Maggio 2012

Tra le cose che danno un senso all’esistenza c’è quella di mangiare direttamente dalla fonte. Mi spiego meglio: camminare lungo i solchi dell’orto o in un campo, raccogliere e mangiare lì, in loco, senza portare a casa. La meraviglia di un sapore che mette insieme i gesti e il gusto, un puro saccheggiamento, un riconoscimento alla provenienza.

L’ho pensato qualche giorno fa quando io e il mio nano preferito (nipote di anni 3) ci siamo incamminati mano nella mano lungo i solchi perfetti dell’orto di mia nonna e abbiamo raccolto fave e piselli, facendone grandi scorpacciate. Sembra che tutto abbia un sapore diverso.

E allora, sotto con la classifica delle cose più buone che avete mai raccolto-mangiato senza soluzione di continuità. Io dico:

Fave.
Scegliere la grandezza, raccogliere e sgranare, rende il loro consumo una cosa meravigliosa. Nulla a che vedere con quelle acquistate. Certo, non ci si possono portare sotto braccio nell’orto pane e pecorino, ma anche “assolute” sono buonissime.

Piselli.
Bello farne delle grandi manciate e privi di grazia ingollarli senza pietà. Quelli più piccoli e più dolci sono in cima alla classifica. A casa, se per caso li compro da sgranare, sono certa che ne resteranno veramente pochi.

Pomodoro.
Lo raccolgo, lo strofino ai pantaloni per pulirlo e lo mangio a grandi morsi. Provare per credere.

Carciofi.
Non credevo si potessero mangiare appena raccolti. Almeno non prima di essere stata all’azienda agricola Le Peracciole, a Punta Campanella e averne assaggiato uno dalle sante mani di Livia Iaccarino del ristorante Don Alfonso di Sant’Agata sui due Golfi. L’ha raccolto, tolto qualche foglia esterna e mi ha detto sorridendo: “assaggia”. Da allora il carciofo non ha nessun altro sapore.

Ciliegie.
L’abbinata ciliegia-arrampicata mi fa battere il cuore. Sotto un ciliegio o appunto arrampicati sui rami si rischia veloci l’indigestione. Ma che bello! Se poi ci si aggiunge la componente clandestina del furto da ciliegio di proprietario ignoto, il sapore aumenta.

Albicocche.
La mia vera passione. L’albicocca in sé non aiuta l’autolimitazione, il nocciolo si lascia disarmare con troppa facilità. Così anche qui, dopo il ciliegio, la razzia con successiva notte indigesta, è facile.

Gelsi e more.
Torni a casa macchiato per sempre e felice. Non c’è rovo che tenga, raccogliere more e mangiarle viene da sé. Non sono mai riuscita a farne una confettura per esempio. Non arrivano a casa.

A Milano, più di sempre, mi viene da tornare alle origini. Mi lascio accarezzare dalla nostalgia, quella positiva, che mi fa piantare verdure d’ogni genere nel mio minuscolo balcone. Perché vedere i pomodori che crescono e mettere ogni tanto le mani dentro la terra mi ricorda da dove vengo.

Adesso tocca a voi. Qual è la frutta o la verdura che raccolta e mangiata in mezzo alla terra, senza fronzoli, vi dà maggiore soddisfazione?

[Crediti | Immagine: Gourmet]