di mauro _zz 18 Marzo 2013
Erba Brusca

♫ “Ma perchè ma perchè ma percheeeè … ma perchè non facciamo l’amore, garantisco è il sistema migliore …” ♫ e poi non me la ricordo più. E’ un vecchio pezzo, che era già piuttosto usato quando ero giovane. A parte le ovvie turbe giovanili non so perchè mi sia rimasto in mente ma so perchè mi è venuto in mente dopo il dessert.

La povera torta di mele all’olio di oliva, buona e scivolevole di suo perchè non troppo dolce, sacrificata sull’altare di una glassa all’acero di poco o nessun senso. Che naturalmente ha riportato il tasso glicemico alle stelle finendo per essere assimilata alla panna in bombola (“Spraypan” mi pare), quella che spruzzavamo direttamente in bocca (e vai di turbe).

Peccato, brutta chiusura di una cena così-così ma non proprio da buttare. Che poi Erba Brusca, stessa gestione che ha dato vita al Ratanà di Milano, con l’innesto in cucina di Alice Delcourt, è un po’ come Cuneo … se provieni da est non ci arrivi mai … ma se arrivi da Milano è bello il diradare lento di edifici e automobili fino a ritrovarsi su una sponda del naviglio pavese che attacca la “campagna”. Rappresentata da Assago, e poi Rozzano (sigh). Se non sbagli sensi unici e i cartelli li sai leggere puoi anche parcheggiare comodo. E se non avessi una isterica in macchina potresti anche rilassarti.

Si dica subito che il piatto più convincente è stata la “vellutata di radici e mele con maggiorana e aceto balsamico 20 anni”, ma diciamo anche che per parlare di questo piatto conviene prenderla larga. Che siate personalità da balsamico o meno, il gusto è molto tenue, senza sapidità lavorate o punte di gusto acuite (riflessione filosofica: forse è così che si vuole lasciar mangiare). Un buon piatto di fine inverno anche se per boccacce delicate.

Prima però c’erano stati gli agretti saltati con uovo poscié e bottarga, con la bottarga non riconosciuta, e una bella botta di “naturalità”, apprezzabile per dare il tono al locale con orto a vista.

Ristorante Erba Brusca, Milanoorto, Erba BruscaDove qualche dubbio si farà largo è nel filetto di salmerino speziato con insalata di cavolo rosso mele e crema al rafano. Troppi gusti, le mele sbilanciano il piatto senza essere fonte di particolare piacere, se qualcosa non serve si toglie e quello che non c’è non rompe (quasi cit.). Ma è soprattutto la quantità da mensa anni ’80 che non aiuta, pregasi vivamente ridurre le porzioni.

Menzione di disonore per l’altro antipasto, radicchio brasato alla saba con crema di lenticchie, semi di girasole e maggiorana nel quale, ancora, la quantità è esagerata e la crema di lenticchie assume un tono da “mappazzone” semisolido difficile da guardare anche se commestibile. Non indovinata la presentazione del piatto, con il radicchio che, più che brasato, pare morto e disteso sul mappazzone.

Peccato quindi per la maledetta glassa della torta di mele, che esalta il dubbio e fa dimenticare il buono. Compreso un vino (Bourgogne Aligoté 2010, Louis Latour) piacevole senza montarsi la testa e un pane ottimo.

Note finali: non accettano mancia su carta di credito (mah !) e in ogni caso gli spazi sono troppo stretti per tornarci di mia spontanea volontà.

80 euro in due, che per Milano va bene.

[Crediti | Link: Immagini: Marie Claire, Scatti di Gusto]

commenti (35)

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  1. Dopo esserci andata un po’ di volte, a cena e per il Brunch, Erba Brusca non mi ha ancora convinta totalmente. Ho riscontrato sempre qualcosa di stonato, a volte anche nel servizio. Sicuramente trovo il locale e la sua fama sovrastimate, da quando si parlava dell’orto in città a seguire. Sicuramente un posto carino, ma non unico e nemmeno uno dei pochi. Effettivamente dopo la seconda volta non ci sono tornata per scelta diretta, ma perchè le mie amicizie hanno creato la situazione. Ad oggi a Milano sceglierei decisamente altre mete. Soprattutto nella stagione invernale. Per quello che penso Alice Delcourt è sempre una nota positiva, manca qualcosa o qualcosa e/o qualcuno è posto male intorno a lei. Sicuramente ottimo il servizio di baby sitter durante il brunch domenicale.

    1. Chiedi a VanessaP. Ti sara’ risposto in modo esauriente e soprattutto educato.

    2. Piccoline, fate riderissimo! Cate vai a leggere bene quello che uno scrive, sei solo, come si usa dire oggi, “macchina del fango” ma chi ci casca in questi giochetti? Tu e pochi altri, per fortuna. Vergogna!!!!! ahahahahahah!

    3. “vai a leggere bene quello che uno scrive” avete letto bene? Ha scritto UNO, come sospettavo, VanessaP oltre che essere un troll è un maschio. Hai detto bene, chi ci casca più? ciao ciao

    4. Riccardone, pure ignorante sei. quello che uno scrive non identifica il sesso ma l’individuo. Soprattutto se il discorso è fatto in generale… rivolto alle persone che rispondono senza leggere, senza comprendere. Mi sa che il troll, o meglio trolls qui sei tu. Patetico. Evvai con la macchina del fango… Oltre a leggere bene torna dietro i banchi di scuola.

    5. ciao ciao Riccardino, ignorantino. continua con la macchina del fango. ma mi fai comunque ridere, e non perchè sei simpatico… se poi vuoi dirmi queste cose di persona, se hai le pxxxe, cosa che dubito, alle 16.00 di oggi ti aspetto da Vanilla Bakery a Milano. così vediamo cosa mi dici… 🙂
      mi riconoscerai facilmente…

    6. ok Vanesso ci vediamo alle 16, porta anche un’amica che io porto Riccardino

    7. Il solito quaquaraqua? Non ti ho visto e non ho visto nemmeno Riccardino. Ti do un’altra possibilità, magari ieri hai avuto un contrattempo o non hai trovato la via… Oggi dalle 13.30 in poi mi trovi al ristorante del Bulgari. Sarò li con una paio di amiche, gemelle. Facile riconoscermi. Ciao ciao.

    8. Veramente io all’appuntamento c’ero e con me c’era anche Riccardino, è solo che nel locale c’erano solo donne, abbiamo aspettato ma poi, non vedendoti arrivare, ce ne siamo andati. Meno male che oggi ci sono le gemelle, ti prego di presentarcele e poi, se non ti spiace, di lasciarci soli con loro, io e Riccardino.

    9. Strano, il locale era pieno e di donne ce n’erano ben più di due, incluso il tavolo di giapponesi. Come immaginavo, un quaquaraqua. Come tanti ometti, non tutti ovviamente. Stop. Non posso perdere tempo con uno come te. Addio.

  2. Ridurre le porzioni. Ma cosa dite? Sono questi i problemi? Non è che questo gastro-giornalismo sta diventando autocompiacente per ecesso di offerta?

  3. Avatar Clo ha detto:

    Anch’io ci sono stata due volte, una d’estate per il brunch, che è apprezzabile per il giardino e – se si hanno bambini – per il servizio di animazione.

    Come cucina (una cena e un brunch) nn è male, ma non mi convince completamente.

    Peraltro uscendo ho notato che in libreria hanno un paio di libri di cucina che ho anch’io a casa, la tartine gourmande e quello di un’israeliano, non ricordo il nome. Entrambi infatti hanno uno stile molto “naturale”, con verdure-radici-legumi semi-sconosciuti (a me) e accostamenti particolari. A me piacciono anche, ma li uso con moderazione . E in ogni caso un pasto intero così, uff, un po’ mi annoia.

  4. Cioè fammi capire, sei andato all’Erba Brusca e hai mangiato tutto tranne il cous cous? Ma quando vai a Napoli mangi la cotoletta x vedere se è buona?
    Per carità, ci sono stato solo una volta (mangiando il cous cous più buono del mondo. A detta del mondo, non mia) e non posso esprimere un giudizio completo. Ma mi sembra davvero immotivatamente troppo acido il tuo articolo.

    1. Avatar Nome ha detto:

      e’ uno scandalo lo so, ma spero almeno che tu possa permettermi di dirti che non era in carta, altrimenti per nulla al mondo me lo sarei lasciato scappare 🙂

    2. In Italia NON si può lasciare la mancia con la carta di credito perchè la ricevuta fiscale DEVE corrispondere alla strisciata della carta!
      Informatevi almeno prima di fare le fighe perchè all’estero lasciate le “tip” con la carta di credito….

    3. Ammetto che “fare la f*ga” potrebbe avere i suoi risvolti interessanti ma di solito il conto e la ricevuta fiscale arrivano in momenti distinti: prima il conto, poi enunci la volonta’ di aggiungere la mancia e poi viene battuto il fiscale totale. Dico di solito, e in effetti qui ho ritenuto opportuno riportare che non funziona cosi’ per evitare che un benintenzionato si ritrovi senza la possibilita’ di lasciare mance.

    4. Avatar mafi ha detto:

      A voi correttori di bozze non sfugge niente eh, non ne lasciate passare una.
      Tutti simpatici fra l’altro.

    5. l’acidità di giudizio giustificava una “lei” in sindrome premestruale….
      In effetti è quantomeno bizzarro pensare di caricare una mancia da devolvere ai dipendenti sul cui ammontare il titolare va a pagare l’IRPEF…..

    6. vedila cosi’: sono un lui in fase premestruale e un po’ bizzarro … comunque, a parte le sciocchezze, in tutti gli altri ristoranti dove lascio la mancia funziona proprio cosi’

    7. Negli Stati Uniti dove la mancia è una voce del conto è possibile pagarla con carta, qui in italia dove lasciatemi dire è in “nero”, nessuno ci paga le tasse (come in realtà sarebbe giusto fosse), i ristoratori non l’accettano perchè altrimenti dovrebbero metterla in conto=> quindi pagherebbero le tasse su un ammontare che non va a loro. Se hai trovato ristoratori che te la facevano pagare con la carta significa che se la intascavano loro e non i camerieri, perchè di sicuro il ristoratore non va a pagare tasse su cifre che non gli competono….R.

  5. Avatar Damon ha detto:

    Mauro, personalmente non mi ritrovo per nulla in questa recensione… a parte che siamo in un osteria moderna, neobistrot o come lo si vuole chiamare, e vivaddio se le porzioni sono abbondanti! Io trovo la cucina di Alice Delcourt deliziosa: la sua esperienza di vita (papà francese, mamma inglese, cresciuta negli Stati uniti e poi approdata in Italia) si ritrova perfettamente nella sua cucina che è un mix di sapori, gusti e mescolanze di tutte queste sue parti… Alice è in grado di costruire piatti semplici e golosissimi ( su due piedi alcuni che mi vengono in mente: spaghetti vongole, tartufo e erba brusca; coniglio confit con bagnetto verde; tajarin 7 effe con ragù d’oca e cedro; i superlativi pizzoccheri… ) o creazioni più complesse, che sono già dei classici del locale, come la tatin di tuberi o il pluripremiato cous-cous… se poi parliamo della ricerca e dell’autentica passione che qui si ha per la ricerca di produttori di qualità (tutti indicati in carta), una carta dei vini, di grande ricerca e mai banale, un servizio giovane, sorridente e gentile, e tenendo conto dei prezzi proposti… Be’, io vorrei proprio averne di più di posti come l’Erba Brusca!

  6. Non conosco il locale.La recensione di Mauro è piena più di ombre che di luci.Poi seguono commenti favorevoli e con Damon che argomenta in modo molto convincente.Ma Vanessa è lì all’inizio, con un commento che rafforza la recensione.
    E di lei mi fido,è un pò capricciosa come quelle dell’alta borghesia milanese ma è una gran buongustaia .
    A questoi punto,non avendo le idee chiare, dovrei approfondire sul web ma aspetto
    qualche altro commentoi.
    Non è facile trovare in una recensione un invito a diminuire le porzioni,ma anche per questo mi piace Mauro

  7. Ridurre le porzioni… ma per favore!!! Queste sono cose che davvero non si possono sentire, da gastroradicalchic!!!

  8. Ciao,
    Sono stato all’Erba Brusca una sera fredda di Novembre o Dicembre, con amici.
    Una tavolata molto numerosa ed eterogenea che sicuro non rende la vita facile alla cucina.
    Abbiamo cenato nella veranda chiusa, implorando di abbassare / spegnere il riscaldamento!
    C’erano diversi bambini ed il servizio é stato estremamente carino anche nei loro confronti.
    Per il resto non mi ha impressionato. Non ricordo un piatto che mi abbia colpito in modo particolare, anche se nel suo complesso non la archivio come un’esperienza negativa, non ricordo il prezzo il che significa che lo ritenni corretto, soprattutto su una piazza come Milano. Un luogo da riprovare per una seconda chance, magari a primavera e magari in due per non lasciare alla cucina l’alibi della pressione della tavolata.
    La quesione delle porzioni: é vero, erano molto abbondanti e anche io lo ritengo un difetto. Non é (ed io non mi sento affatto) gastroradicalchic ma al ristorante ci vado per godere, non necessariamente per fare il pieno di calorie!
    Se il godimento passa da numerose portate devono essere tutte accettabilmente ridotte. Ogni volta che finisco un piatto, devo averne ancora voglia. Altrimenti qualcosa é andato storto. O non era abbastanza buono oppure era troppo. A meno che il piatto non sia cattivo, non soporto gli avanzi nel piatto. Quindi alla fine se mi riempiono con un piatto, devo rinunciare a qualcosa dopo. E questo mi dispiace.
    Ciao, Alberto

    1. riprendo qui il commento sulle porzioni: il salmerino per esempio … tolte le mele era un buon piatto ma la quantita’ esagerata di insalata fa in modo che tu finisca prima il salmerino o prima l’insalata … e’ un peccato perche’ i due sapori insieme hanno un senso, insieme al rafano ancora di piu’ … ma alla fine non riesci a mangiarli insieme

    1. lo spero tanto anch’io.
      anche se continua a sfuggirmi il senso di queste riscritture (fud, fuagrà, …)