di Sara Mariani 16 Ottobre 2012

In tempi di facili associazioni fra italetta del malaffare e spaghetti/pizza/mandolino vien voglia di dare un calcio ai luoghi comuni. Meglio adeguarsi alla sobrietà montiana con un piatto più algido e compassato – il riso – lasciando in dispensa la più vaiassa spaghettata. Ai nordici, aficionados del risotto, è bene ricordare che non esiste solo quello giallo alla milanese o quello veneto coi bisi. Ossia, per i palati più di nicchia, non esiste solo la panissa vercellese. Il riso abbonda nella bocca di svariati consumatori che sono, soprattutto, ben al di fuori dei patrii confini.

com tay cam, vietnam

VIETNAM.
“Cenare” in vietnamita si dice “an com”, che tradotto alla lettera vuol dire “mangiare riso”.  Il riso da quelle parti è un dono da presentare agli dei, un’offerta prelibata per dischiuderne la benevolenza, e domina la tavola delle feste in forma di bahn day e bahn chung, due piatti sontuosamente farciti di riso e carne, che cambiano solo nella forma: rotondo il primo, quadrato il secondo. Il com tay cam, invece, è un piatto più quotidiano. Qui il riso si cuoce con funghi, carne di maiale e pollo, cinque spezie e salsa di soia.

Riso, gamberoni, piselli

CINA.
Parentesi: avevo sempre pensato che il riso alla cantonese alla fin fine è un volgarissimo intruglio di piselli prosciutto e frittata impercettibili. Praticamente la versione orientale delle farfalle alla Medici – un piatto finto-fiorentino che popola i menù dei ristoranti turistici toscani. Poi ho capito perché. Servire riso, per un cinese che ti invita alla sua mensa, non è molto diverso da metter in tavola il cestino del pane per noi. È un gesto d’accompagnamento, che in sé rimane inutile e quasi offensivo se non lo si accompagna, appunto, a nulla più. Nella regione dello Zhejiang, per esempio, servono la varietà Jasmine con i gamberoni fritti nell’olio di sesamo, laccati con una punta di miele e cosparsi di peperoncino.

lamb korma, india

INDIA.
Il korma è una costante della cucina indiana, che ricopre con le sue volute speziate pollo, verdure, piselli e, naturalmente, riso. Cardamomo, anacardi, semi di papavero, curcuma, chiodi di garofano, cannella, alloro… Elencare tutti gli ingredienti è quasi impossibile, anche perché ci sono infinite varianti di questa salsa avvolgente, che unita al basmati a grana lunga sa portare nel Brahman anche i miscredenti.

Lechona Tolimense

COLOMBIA.
Ha l’impatto visivo di una porchetta o di un porceddu cucinato alla sarda e servito su un letto di mirto. Invece, la lechona tolimense si fa in Colombia e, in caso non bastassero le calorie della cotenna grassa e sfrigolante, ci si aggiunge pure una farcia di riso e piselli secchi. Alla faccia di Ariccia & Co.

Arroz con leche, argentina

ARGENTINA.
L’arroz con leche è un dessert davvero semplice eppure, coi suoi sentori di latte e cannella – uniti alla semplicità con cui lo si prepara e mangia – esercita un indiscusso potere di seduzione anche sugli over 6. Con o senza uvetta, preparato con latte condensato oppure pastorizzato, con l’aggiunta di una noce di burro, è il budino del focolare latino, un po’ rètro, da gustare alla luce fioca di un abat-jour leggendo racconti di Cortàzar.

riso jollof, nigeria

NIGERIA.
Cosa sarebbe il riso jollof senza l’olio di cocco in cui si soffriggono le cipolle? O senza la noce moscata e le banane fritte in insalata che fanno da contorno? Diffuso in Nigeria, e in tutta l’Africa occidentale, è uno dei piatti più ricchi e vari che vi possa capitare di mangiare su questa terra. Potete trovarci dai due all’intero elenco di questi ingredienti: pomodori, carne, pesce, verdure di ogni tipo, spezie come se piovesse e, come base imprescindibile, riso basmati.

Vary mena amin'anana

MADAGASCAR.
Il riso varietà Dista, oltre a essere presidiato da Slow Food, è il chicco giusto da usare, senza deroghe, nella cucina malgascia: qui il riso è padrone assoluto della tavola, in tre pasti su tre. Dalla colazione alla cena, il riso Dista si serve con carne secca saltata in padella (detta kitoza), sotto forma di zuppa con erbe selvatiche (vary amin’anana) e infine con pollo, lenticchie e uova fritte, accompagnato, come bevanda, dalla sua acqua di cottura.

Non è dato sapere se mangiare più riso farà di noi un popolo migliore. Ma inscatolare momentaneamente l’unico motivo di orgoglio italico (la pasta), fosse anche solo per curiosare nella cucina internazionale, può aiutarci a stare più leggeri a cena o, almeno, liberarci dal cliché del mandolino.

[Crediti | Immagini: Luxirare, Flickr/ILUVPOH, Flickr/cknlomein, Flickr/mitchenall, Flickr/CAUT, Flickr/Elsbro, Flickr/Ranouraii]