di Camilla Baresani 19 Novembre 2012
Gabrielle Hamilton

Ormai è un vero e proprio genere letterario, un filone editoriale amato dai lettori e cui nessuna casa editrice vuole rinunciare. Parliamo della memorialistica in cucina. Ricordi, nostalgia, e perpetuarsi dei valori famigliari sul filo delle ricette di casa; oppure rinascita dopo una gioventù autodistruttiva, grazie alla disciplina militaresca che vige nella cucina dei ristoranti.

Al primo genere appartengono libri di scrittori e intellettuali che si sono fatti strada in discipline che nulla hanno a che vedere con la cucina: per esempio Il mio piatto forte di Elena Loewenthal (Einaudi) e Il diavolo e la rossumata di Sveva Casati Modignani (Electa).

Il secondo filone è invece specifico dei cuochi: è ormai un classico Kitchen Confidential di Anthony Bourdain (Feltrinelli), in cui questo chef-star televisiva racconta come, dopo una gioventù di sesso, droga e insubordinazioni, abbia trovato se stesso lavorando nei ristoranti. Un successo ora bissato da Sangue, ossa e burro (in uscita da Bompiani) di Gabrielle Hamilton, la famosa chef e patron del ristorante Prune di New York.

“Mia madre sapeva rendere commestibile qualunque cosa partendo da uno stinco o da un collo di animale,” racconta la Hamilton. E con una scrittura coinvolgente, limpida e piena di dettagli vividi, riesce a raccontare come sia arrivata al successo del Prune partendo da un’infanzia felice con la mamma ex ballerina classica, ottima cuoca, e il padre scenografo, organizzatore di cene dai meravigliosi allestimenti. A seguire, la separazione dei genitori, la povertà, i furtarelli, la voglia di viaggiare, il lavoro di cameriera e aiuto in cucina in una quantità di ristoranti e locali in giro per il mondo (trovare posto come cameriere è tutt’altro che “choosy”, ed è ancora oggi la cosa più facile che ci sia, persino qui da noi).

Poi l’inizio dell’avventura del Prune, i due figli con un marito italiano, medico, che la porta nella masseria dei suoi, in Puglia, dove Gabrielle impara a conoscere nuovi ingredienti e ricette. Infine il successo del Prune, locale che se vi trovate a passare per Manhattan dovete assolutamente provare, per via dell’atmosfera intima e, al tempo stesso, di perfetto cosmopolitismo newyorkese. La cosa più interessante del libro è come la Hamilton sia riuscita a raccontare un’esistenza filtrandola attraverso dettagli che hanno a che vedere con il cibo, come se nella sua vita ci fosse stata una predestinazione.

Gwyneth Paltrow interpreterà il personaggio della Hamilton nel film tratto dal suo libro: speriamo che rinunci allo smalto color prugna sulle unghie, che nei video delle sue improbabili lezioni di cucina le vediamo immergere nei sughi e nella massa della pasta.

[Crediti | Dalla rubrica “Cibo e Oltre” di Camilla Baresani su Sette, inserto del Corriere della Sera. Immagine: Il Circolo dei lettori]