di Anna Silveri 23 Ottobre 2018

Come ha raccontato il New York Times, si lasciano a malincuore le mura medioevali di Lucca per immergersi in una distesa di pascoli e vigneti che si snoda lungo le colline.

A poca distanza dalla città, sull’onda dell’interesse crescente per i vini naturali, è nata nel 2016 “Lucca Biodinamica”, comunità cooperativa di fattorie e vigneti dove i viaggiatori possono soggiornare a stretto contatto con la natura.

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Nell’insolita rete di agricoltori non c’è competizione, anzi, ci si aiuta l’un l’altro nel gestire la coltivazione biodinamica. I vini fermentano solo con lieviti naturali, vengono imbottigliati usando meno solfiti e nessuno dei 60 additivi usati nella produzione industriale.

“Uno dei “pionieri” del movimento, Giuseppe Ferrua, gestisce “Fabbrica San Martino”, insieme alla moglie Giovanna Tronci; un luogo da favola dove gli asini pascolano tra ulivi e fiori selvatici e dove le viti ricoprono di un manto scarlatto il terreno fino ai margini del bosco.

Il castello settecentesco della coppia si trova vicino alla case dei contadini, dove, da marzo a novembre, i visitatori possono affittare semplici alloggi, imparare le nozioni base dell’agricoltura biodinamica e degustare vini naturali godendosi la quiete della campagna.

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Secondo Ferrua un Cabernet commerciale ha lo stesso sapore sia che provenga dalla California che dalla Nuova Zelanda, non è davvero vino, è solo una bevanda. Mentre i vini di “Lucca Biodinamica” esprimono territorio e storia.

Dei 18 produttori vinicoli di Lucca 13 sono soci della cooperativa, e Fabio Fracchia, redattore della Guida Slow Wine, ha avuto parole di incoraggiamento per la rete cooperativa: “Non ci sono grandi investitori esterni, come nella zona di Montalcino o nel Chianti; i proprietari lavorano la terra da soli, sperimentano i miglioramenti in prima persona, e quindi sono motivati a convertirsi al biodinamico”.

Tra gli altri associati a “Lucca Biodinamica” citati dal New York Times ci sono Mina Samouti e suo marito Matteo Giustiniani di Fattoria Sardi, azienda a conduzione familiare che esiste da 200 anni, e svolge la sua attività in due casali antichi: un’azienda vinicola e una foresteria circondata da viti dove vengono prodotti gli amati rosè.

Nei loro alloggi, gli ospiti possono cucinare gli ortaggi del giardino per accompagnare il vino, oppure ricevere lezioni di cucina, o ancora gustare piatti preparati da un’altra affiliata di Lucca Biodinamica, Maestà della Formica.

La più moderna Tenuta Mareli occupa l’ex ricovero delle carrozze di una vicina chiesa nelle campagne di Lucca. I proprietari, Francesca Tomei e Daniele Lencioni, hanno creato dei locali in stile rustico, con travi in legno, letti in ferro battuto e piastrelle in ceramica, ma dotati di tutti i comfort moderni.

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Più riservato è il Nico Bio, non proprio un vigneto ma un orto nel mezzo di un piccolo bosco. I proprietari Elena e Federico Martinelli servono in giardino la cena preparata con i loro prodotti biodinamici, accompagnata dai vini Valgiano.

[Crediti: New York Times]