di Luca Iaccarino 11 Gennaio 2018

Abolire. Abolire. Abolire. In questi giorni pre-elettorali non si parla d’altro. In tempi in cui far bene pare più improbabile che vincere al superenalotto, ci si contenta di disfare (nella speranza di beccare ciò che effettivamente non funziona).

Abolire il canone Rai, le tasse universitarie, il Jobs Act. Ma perché non osare di più? Aboliamo quattrocento leggi e togliamoci il pensiero!

Del resto è ormai una tradizione: abolire le province, l’Imu, il bollo auto, il Cnel, il ticket…

[Sdegno, onta, ripulsa: 16 cibi che non dovrebbero esistere]

La foga abolizionista dà il suo meglio sui social, sui quali è da poco in voga l’hashtag #AbolisciQualcosa.

Vuoi liberarti di questo o di quello? Della suocera o del divieto di sosta? Dillo alla Rete. Magari, se avrai successo, verrai intercettato da un opinion leader che ne farà una battaglia. Di ‘sti tempi tutto è possibile.

E allora profittiamone anche noi golosi.

Proviamo a farci abolire le cose che ci danno fastidio al supermercato, al ristorante, in cucina. Comincio io, tanto per dare il la. Ma sento che in ognuno di noi si nasconde un abolizionista.

[Al mio via scatenate l’inferno: abolire coperto e servizio dai ristoranti italiani]

#AbolisciQualcosa – La parola “apericena”
#AbolisciQualcosa – La pizza surgelata con scritto “Patrimonio dell’umanità”
#AbolisciQualcosa – Quelli che fanno polemiche per i 2 cent del sacchetto compostabile
#AbolisciQualcosa – Il sushi as much as you want
#AbolisciQualcosa – Quelli che lasciano liberi i figli nel ristorante come piccoli Tamerlano
#AbolisciQualcosa – Il parmesan
#AbolisciQualcosa – Il coperto
#AbolisciQualcosa – Il no show

Ora tocca a te: #AbolisciQualcosa!