Agricoltura nel deserto: il Qatar si affida alla Cina

Agricoltura nel deserto? Un sogno difficile - motivo per cui il Qatar, alle prese con i Mondiali, ha dovuto chiedere aiuto alla Cina.

Agricoltura

Ragazzi, c’è ben poco fa fare: quando tutto quello che hai per far crescere del grano e dell’insalata è un sacco di sabbia, pochissima acqua e un sole bollente è meglio chiedere aiuto. A onore del vero è bene notare che quello della sicurezza alimentare pare stia diventando un qualcosa che, nel Medio Oriente, viene preso sempre più sul serio: pensiamo al caso degli Emirati Arabi Uniti, che di recente hanno spinto una serie di enti governativi – come le autorità sanitarie o le forze armate, per intenderci – ad acquistare i prodotti locali nel tentativo di sostenere gli sforzi agro-tecnologici del Paese. Che d’altronde l’agricoltura nel deserto è roba davvero difficile, e senza gli alleati (o le misure) giusti addirittura potenzialmente impossibile: vediamo il caso del Qatar, che ha scelto di affidarsi alla Cina.

Verdure del deserto alla Coppa del Mondo

agricoltura verticale

Come molti dei Paesi situati in questo particolare angolo di mondo, infatti, anche il Qatar fa grande affidamento sulle importazioni di ortaggi e altri prodotti alimentari – il che, sia ben chiaro, dubitiamo che a livello prettamente economico sia un gran problema; ma è più che comprensibile che le autorità locali vogliano evitare di trovarsi in una situazione anche solo lontanamente affine a quella vissuta negli scorsi mesi dall’Egitto, che ha dovuto affannarsi per assicurarsi delle scorte di grano in seguito allo scoppio della guerra in Ucraina.

L’alleato scelto dalle autorità qatariote, in questo caso, è la provincia del Sichuan, importante base agricola situata nella Cina sudoccidentale; che ha condiviso il suo know how nella produzione di ortaggi garantendo – stando a quanto dichiarato dagli stessi scienziati cinesi – forniture sufficienti per la Coppa del Mondo.

“Diverse varietà di piante richiedono luce diversa” ha spiegato a tal proposito Qi Zhiyong, capo del team di innovazione dell’Institute of Urban Agriculture (IUA). “Invece della luce solare, usiamo la luce artificiale per controllare il processo di produzione di frutta e verdura.” Come accennato, la luce solare in Qatar è particolarmente feroce, con le temperature che si mantengono alte per tutto l’anno e l’acqua che rappresenta una risorsa tanto rara quanto preziosa.

Con queste caratteristiche in mente, Qi e il suo team hanno svolto un lavoro pionieristico principalmente sulla tecnologia di ombreggiamento e controllo della temperatura in base alle condizioni locali. “Durante i Mondiali molte delle verdure mangiate dalla stelle del calcio sono state prodotte grazie alla nostra tecnologia”, ha aggiunto.

L’innovazione, naturalmente, non si ferma qui: stando a quanto spiegato dallo stesso Qi la stessa tecnologia sarà gradualmente introdotta in tutto il Medio Oriente, nei Paesi dell’Asia centrale e nelle regioni autonome dello Xinjiang e della Mongolia interna.