di Cinzia Alfè 29 Agosto 2016
Amatriciana torino

“A parte la golosità, ma quella è l’ultima delle cose, si tratta di una prima e minima parte per aiutare queste persone che purtroppo si trovano in questa condizione… veramente …tragica”.

“Abbiamo una grande passione gastronomica e quindi la utilizziamo per qualcosa di utile…”

Detta così, col sorriso sbarazzino sulle labbra, il cappello sulle ventitré e i vestitini della festa, sembra di essere capitati in una qualsiasi spaghettata di mezza estate modello Festival della salsiccia, o qualche sagra del pomodoro in versione cittadina.

Invece, stiamo parlando della amatriciana solidale per le popolazioni terremotate che si è svolta a Torino, in  Piazza San Carlo, predisposta dalla Protezione Civile con il beneplacito della neo eletta sindachessa a cinque stelle Chiara Appendino.

Amatrice, da qui, dal salotto di Torino, tra gente in  coda per un piatto di pasta, sembra ancor più distante, e il terremoto che ha spazzato via un intero paese in una manciata di secondi sembra una cosa già esaurita, passata, un argomento di cui parlare tra una forchettata e l’altra sotto il sole gentile di fine agosto.

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Comunque, la spaghettata della solidarietà tenuta ieri a Torino è stata un successo: in poche ore si è dato fondo a 780 chili di pasta (forniti dalla ditte Berruti, Italpasta e Arrighi) preparata da ben 80 volontari,  nelle stesse cucine da campo che già erano servite per lo stesso triste evento dell’Aquila, nel 2009.

Sin dalle 11 del mattino i torinesi si sono messi diligentemente in coda sotto il sole cocente che riscaldava Piazza San Carlo, tanto che al vedere la lunga linea di persone che in poco tempo hanno praticamente occupato tutta la piazza, i volontari della Protezione Civile, alpini e Carabinieri, per evitare malori e colpi di sole, hanno instradato la lunga fila di persone sotto i freschi portici che si affacciano sulla piazza.

Alle 16, il capocuoco dell’iniziativa, Paolo Zanet, aveva già preparato quasi sei quintali di pasta, cucinando senza sosta con una temperatura esterna di 32 gradi, a cui andava sommato il calore proveniente dai pentoloni di pasta in cottura.

Un’iniziativa che ha unito esponenti di governo e forze politiche. Diligentemente in coda, infatti, c’era anche Mino Giachino, ex sottosegretario ai tempi del governo Berlusconi: “Non mi interessano polemiche o strumentalizzazioni, è una bella iniziativa e basta”, taglia corto mentre aspetta il proprio turno assieme a un frate giunto apposta da Varazze per dare il suo contributo alle popolazioni colpite:

“Ci sono tanti modi per dimostrare solidarietà e vicinanza. L’importante è mobilitarsi”, dice il religioso al cronista de La Stampa.

Anche Silvio Viale, consigliere del PD torinese, era in coda per un piatto di amatriciana, recando con sé un discreto strascico di polemiche, sia contro sindaca e giunta, rei di essersi seduti ai tavoli senza fare la fila come i comuni cittadini, sia con i dati diramati dalla Protezione Civile, che riportavano un’afflusso di circa 5000 persone, ridotte a sole due o tremila da Viale, che affermava sicuro “le ho contate” (!), subito tacitato dal coordinatore della protezione civile,  Marco Varvelli, che ribatteva prontamente: “Noi ce ne freghiamo di chi ha da ridire, pensiamo a chi ha bisogno!”

E infatti, alle 19, con due ore di anticipo, la pasta era già finita: “Abbiamo servito 7000 piatti”, afferma orgoglioso Varvelli. Piatti che hanno fruttato ben 49.745 euro di fondi raccolti, con una media di 7 euro a persona.

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E per i vegani?

Non  dimentichiamo infatti che proprio la neo sindaca del capoluogo sabaudo aveva inserito nel suo programma di governo, appena due mesi fa, la promozione della dieta vegetariana e vegana per contribuire alla salvaguardia del pianeta nonché alla salute dei suoi amministrati (guadagnandosi anche l’attenzione della stampa estera), fatto che è stato prontamente ricordato alla  Appendino nella sua pagina Facebook, addebitandole un “leggero” difetto di coerenza.

Tra i vegani, indignati perché il sugo tipico di Amatrice prevede l’impiego del guanciale di maiale (oltre al pomodoro e al pecorino) non sono mancati gli intransigenti.

Prima si promuovono i menù veg poi si decide per l’amatriciana, caspita che decisione etica” lamenta un’utente sulla pagina del M5s cittadino. Un’altro pubblica la foto di un maiale macellato e scrive: “Aggiungiamo altre vittime innocenti alla tragedia in nome della solidarietà”.

Per scongiurare quindi  la figuraccia istituzionale dovuta ad una banalissima quanto sordida guancia di porco, è stata quindi adottata una salomonica soluzione: predisporre anche, per i vegani incalliti, una versione “pork-free” del famoso piatto, ridotto così a una banalissima pasta al pomodoro.

E a fine giornata, quante sono state le porzioni di “amatriciana” vegan servite?

Una.

UNA porzione di amatriciana senza guanciale.

Come a dire che l’aiuto di Torino per Amatrice non passa per la via del veganesimo.

[Crediti | Link: Dissapore, La Stampa, Repubblica, immagini: Ansa]