di Cinzia Alfè 11 Aprile 2017
amazon fresh

Dopo aver monopolizzato il mondo delle vendite online  e dopo aver inaugurato a Seattle Amazon Go, il primo punto vendita per acquistare senza code alle casse grazie a un sistema di carrello virtuale con pagamento tramite app (a cui per ora hanno accesso solo i dipendenti della società), Amazon rivolge ora la sua attenzione al settore alimentare, come riferisce il sito americano GrubStreet.

Ma gestire la vendita di prodotti alimentari freschi crea una serie non indifferente di problemi,  manifestatisi sin dagli albori del commercio elettronico: acquistare  con un semplice clic è indubbiamente comodo e veloce, ma occorre tenere presente che molte persone provano una specie di piacere fisico primordiale nel guardare e toccare con mano –letteralmente– i generi alimentari che poi porterà in tavola.

Soprattutto per questa ragione il settore delle vendite di alimentari online rappresenta soltanto l’1% del totale, e solo il 4,5%  degli acquirenti compra generi alimentari via web.

E per Amazon, la questione è ancor più delicata, avendo già registrato un primo fallimento con il servizio di consegna di prodotti alimentari freschi chiamato Amazon Fresh.

L’inesperienza nelle tecniche di vendita degli alimentari, infatti, ha portato a perdite e sprechi, come testimoniato in un documento del 2014 in cui si evidenziava come, per esempio, un terzo delle banane venisse gettato perché Amazon Fresh prevedeva che fossero consegnati soltanto caschi da 5 banane, che  le fragole arrivassero spesso ammuffite e quindi rispedite al mittente, e che gli ispettori non si preoccupassero troppo di controllare qualità e freschezza dei cibi consegnati.

E mentre il piccolo negozio sotto casa adotta efficaci e collaudate tecniche di vendita anti-spreco come l’esposizione in bella vista dei prodotti prossimi alla scadenza, quelli di Amazon Fresh restavano a languire nei magazzini. Tutto ciò ha portato il gigante di Seattle a realizzare oltre il doppio del tasso di spreco che è considerato normale nel settore.

Ma Jeff Bezos, fondatore e CEO di Amazon, non è abituato a darsi per vinto: piuttosto che rinunciare a un settore enormemente redditizio come quello degli alimentari, ha abbandonato la veste telematica di acquisti via web per far indossare ad Amazon Fresh i panni di un’attività tradizionale, come il classico negozio di frutta e verdura o il supermercato sotto casa.

Il primo store Amazon Fresh dedicato alla vendita di prodotti alimentari secondo i canali tradizionali, cioè senza l’ausilio di Internet, sarà testato a Seattle, com’è già avvenuto per il primo negozio Amazon Go.

Tutti i nuovi negozi, che avranno un’ampiezza dai 900 ai 3500 metri quadrati circa, metteranno in vendita quei generi alimentari che alle persone piace guardare e toccare e che non acquista con piacere tramite il canale online.

E anche se Amazon ha cercato di tenere segreti i suoi piani, i permessi di costruzione, la richiesta di licenza per la vendita di liquori e il recente acquisto della catena distributiva Llamasoft Inc., parlano chiaro.

Come già previsto per gli store Amazon Go, anche i negozi Amazon Fresh richiederanno poco personale. Solo sei saranno i lavoratori dedicati, tra cui il direttore del punto vendita e due impiegati dedicati al riempimento degli scaffali. Al piano superiore, altri due impiegati aiuteranno a imbustare i generi alimentari che saranno poi inviati al piano di sotto tramite nastri trasportatori.

I clienti potranno inoltre ordinare online e passare nel negozio per il ritiro della merce, nell’ottica di attirare un sempre maggior numero di clienti. Con meno personale impiegato, inoltre,  il profitto per Amazon dovrebbe aggirarsi sul 20%, contro l’1,7% di media ottenuto dal settore.

Considerando che se, come pare,  l’obiettivo fosse quello di diventare uno dei primi cinque riferimenti del settore alimentare negli USA entro il 2025, per raggiungerlo Amazon dovrebbe aumentare le vendite di alimenti e bevande passando dagli attuali 8,7 miliardi di dollari a 30 miliardi di dollari.

E se il modello avrà successo, il progetto prevede l’apertura di circa 2000 punti vendita. Numeri da colosso mondiale di tutto quanto sia materialmente acquistabile, online oppure no.

[Crediti | Link: GrubStreet, Dissapore]