Anna Wintour: pare che la direttrice di Vogue sia la cliente che nessun ristoratore vorrebbe

Pare che Anna Wintour, direttrice di Vogue, sia una cliente da incubo: la testimonianza arriva da un famoso maître.

anna wintour

Basta passare qualche serata nella sala o nella cucina di un qualsiasi ristorante per mettere insieme una invidiabilissima collezione di momenti tragicomici, che spaziano da veri e propri racconti dell’orrore a storie che sguazzano in egual misura tra assurdità e nervosismo. Pensate dunque alla mole della collezione di un individuo che di fatto ha dedicato buona parte della sua vita professionale al mondo della ristorazione, come l’ex maître Michael Cecchi-Azzolina che, nel suo libro di memorie Your Table is Ready: Tales of a New York City Maître D’ ha deciso di condividere con il grande pubblico gli aneddoti di una carriera passata a contatto con vip e celebrità nei migliori ristoranti di New York. Una lista di stelle che di fatto comprende anche Anna Wintour, direttrice di Vogue che si è distinta come una cliente “assolutamente orribile”.

ristorante

Pare infatti che Wintour fosse solita marciare nel ristorante senza uno straccio di prenotazione e pretendendo che le fosse trovato un tavolo, ordinando alo stesso tempo al personale che il suo cibo le fosse servito “immediatamente”. E guai a servirle una bistecca un po’ troppo cotta: Wintour non avrebbe esitato, in tal caso, a rispedire indietro il piatto esigendo che fosse rifatto. “Chiamava al telefono dicendo “Sto arrivando”, o più semplicemente entrava e basta” racconta Cecchi-Azzolina. “Una volta al ristorante non parlava con lo staff come avrebbero potuto fare i clienti normali: semplicemente diceva ad alta voce cosa voleva mangiare e non avrebbe accettato altro”.

Una delizia, insomma. Ma come accennato Anna Wintour non è certo l’unica celebrità a essersi riservata un posto d’onore negli aneddoti del nostro maître-scrittore: pare che anche Meghan Markle abbia lasciato il segno nella memoria di Cecchi-Azzolina – un segno declinato secondo la sua proverbiale (e apparente) arroganza.