di Lucia Bargione 14 Gennaio 2016
Crostacei nel secchiello del ghiaccio

Treviso, dura la vita dei crostacei. Soprattutto quella di tre astici che la scorsa settimana sono stati sequestrati nel mercato del pesce di Montebelluna dopo che un passante ha chiamato i vigili e i veterinari dell’Asl per sottrarli al destino segnato: la pentola.

Così, invece che dentro il tegame, sono finiti temporaneamente sotto sequestro.

Il pescivendolo trevigiano è stato addirittura denunciato ma il pm, il giorno dopo, non ha convalidato «il fermo» dei crostacei e li ha restituiti al mondo della gastronomia.

Tutto nasce dalla pratica, in effetti barbara, di  mentre sono ancora vivi, previo mantenimento su letti di ghiaccio o comunque a temperature molto basse, sopra i banchi delle pescherie.

Questo pretende l’ortodossia gastronomica, una pratica mangereccia che assicura crostacei freschi e gustosi.

Ma secondo l’ecologa Patrizia Torricelli dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, i crostacei subiscono uno choc fisiologico: «Sono invertebrati eterotermi, non hanno un controllo delle temperature. In quelle condizioni i flussi corporei si alterano fino a far ghiacciare il sangue».

La fattispecie rientra dunque in almeno due articoli del codice penale: quello sul maltrattamento degli animali (544) e soprattutto quello che punisce «chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze» (727, comma 2).

Potrebbe sembrare un caso isolato, invece non è la prima volta che i tribunali vengono chiamati a risolvere un crostaceo gate.

Sei anni fa a Vicenza l’ha spuntata un ristoratore, il giudice gli ha dato ragione con questa motivazione: «I crostacei non elaborano la sofferenza, inoltre il ghiaccio ha la funzione di sedativo».

A Firenze, l’anno scorso, richiesti di un parere se nel caso di aragoste e astici che per consuetudine sociale sono destinati al consumo mediante cottura da vivi, sia possibile parlare di maltrattamenti, un giudice ha risposto di sì, riconoscendo all’astice il diritto di essere «ben trattato».

L’interpretazione delle leggi è dubbia e dunque le domande rimangono: “I crostacei soffrono davvero? Si tratta di maltrattamento di animali?

Nel 2013, in un uno studio pubblicato sul Journal of Experimental Biology, i ricercatori hanno stabilito che i movimenti, abitualmente considerati riflessi e automatici, sono invece autentiche espressioni di sofferenza. In quel caso gli esperimenti avevano dimostrato che, dopo aver provato la prima scossa elettrica, i crostacei cercano di nascondersi.

Risultati che secondo gli scienziati dovevano portare conseguenze sul modo in cui aziende alimentari e chef trattano granchi, gamberi e aragoste.

E invece.

[Crediti | Corriere della Sera]