Addio agevolazioni per la birra artigianale italiana, ma un sorso su due lo beve il fisco

Succedeva giusto qualche mese fa: i microbirrifici pensavano di avercela fatta. E noi, insieme a loro, abbiamo brindato a una decisione a suo modo storica.

Per la prima volta in Italia si era stabilito cosa fosse la birra artigianale, con tanto di legge apposita.

Di conseguenza, erano state approvate alcune riduzioni della accise per i microbirrifici, cioè per quegli stabilimenti che si attestano su un livello minimo di produzione (la legge dice sotto i 200mila ettolitri ma ci sono aziende che producono molto di meno).

Ma la discussione lampo imposta al Senato dal no al Referendum Costituzionale e dalle successive dimissioni di Matteo Renzi ridisegnano, ancora una volta, il quadro della birra artigianale italiana.

La legge di Stabilità conteneva alcune riduzioni, seppur minime, per le accise: il Sottosegretario all’Economia Pierpaolo Baretta aveva promesso ulteriori agevolazioni ad hoc per i birrifici. Sfumate, a quanto pare: la situazione resta pressoché identica, cioè con ben pochi benefici fiscali per i 500 microbirrifici italiani.

Il settore della birra artigianale porta da solo porta nelle casse dello Stato circa 4 miliardi di euro tra accise, iva e imposte di varia natura. Negli ultimi cinque anni i birrifici sono quintuplicati e oggi danno occupazione a137mila persone.

Eppure, nonostante le statistiche dicano che ogni abitante consuma 30 litri di birra l’anno e che di conseguenza, la birra occupa oggi la tavola degli italiani con la stessa dignità del vino, resta una differenza, quest’ultimo gode di un’accisa pari a zero.

Una disparità di trattamento che i proprietari di microbirrifici ritengono ingiustificata, soprattutto se confrontata con altri Paesi dell’Unione Europea dove la tassazione della birra è più sostenibile.

Inoltre, la birra artigianale italiana è particolarmente apprezzata all’estero, soprattutto Stati Uniti, Australia e Giappone. La trafila burocratica per per portarla fuori dai patri confini rappresenta un problema ulteriore perché lunga e complicata.

Non è semplice, infine, farsi rimborsare in tempi decenti il denaro anticipato dai microbirrifici per pagare le accise sulle birre esportate, visto che devono essere pagate in precedenza.

A soffrire in particolare sono le piccole realtà locali, quelle che riescono ad abbinare l’arte della fermentazione con la qualità dei prodotti locali, e che con le loro birre particolari e uniche stanno attirando appassionati da tutto il mondo.

[Crediti | Link: Dissapore, L’Espresso]

Nunzia Clemente Nunzia Clemente

22 dicembre 2016

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