di Marco Locatelli 8 Maggio 2020
birra

In Messico è una vera e propria emergenza birra. Le scorte nel paese del Nord America si stanno esaurendo: non si produce da oltre un mese e ne restano in quantità limitate in alcuni negozi e supermercati, dove stanno andando a ruba e i prezzi volano alle stelle, fino al 30% in più rispetto ai periodi pre-covid.

Secondo le stime degli industriali del settore, entro il fine settimana non si troverà più nemmeno una bottiglia. Se il mercato interno è ridotto a zero, anche l’esportazione sta soffrendo: in Messico, infatti, l’export della birra vale 4,85 miliardi di dollari il 25% delle esportazioni agroindustriali del paese. Ora sceso a 4,76%.

“Il Messico è il numero uno a livello globale nell’esportazione di birra – spiega al quotidiano messicano El Universal Karla Siqueiros, presidente della Brewers e direttrice generale della Confederazione industriali del settore -. Adesso non stiamo producendo, gli impianti sono fermi ma abbiamo anche molte spese. Rischiamo di passare da potenza esportatrice a importatori. L’impatto della mancata attività è evidente. Si riflette sull’economia”.

Ma come si è arrivati a questo punto? Un mese fa il governo ha sospeso totalmente la produzione della birra per contrastare la diffusione del coronavirus poiché non considerata un prodotto essenziale e anche perché richiede molta acqua, che in Messico scarseggia in diverse aree.

A pagarne le conseguenze anche uno dei marchi più importanti del Paese come la Corona, la cui omonimia con il virus ha causato danni all’immagine, soprattutto nella fase iniziale della pandemia. Altri brand – non solo messicani – sono stati duramente colpiti: Dos Equis, Tecate, Carta Blanca, Schneider, Sub, Heineken.

La riapertura è attesa per il 17 maggio. L’industria si è detta pronta a ripartire, come ha riferito Karla Siqueiros.

FONTE: LA REPUBBLICA