Bobo Vieri: la sua birra era finita nel mirino della ‘ndrangheta

La Bombeer, birra prodotta da Bobo Vieri, era finita nel mirino della 'ndrangheta: cerchiamo di fare un po' di luce sulla vicenda.

Bobo Vieri: la sua birra era finita nel mirino della ‘ndrangheta

Pare che la Bombeer, birra prodotta da Bobo Vieri, fosse finita nel mirino della ‘ndrangheta che avrebbe provato a più riprese, forte anche della propria vicinanza ad alcuni membri della curva dell’Inter, ad avvicinarsi all’ex calciatore con l’intenzione di gestire la distribuzione dell’etichetta sul territorio calabrese. Ma andiamo con ordine: come sovente capita in questi casi, infatti, si tratta di una storia di intercettazioni, di mezze parole, di macchinazioni per nascondere un’intenzione illecita. Tra i protagonisti della vicenda – Vieri naturalmente escluso – figurano anche il boss Vincenzo Facchinieri e Vittorio Boiocchi, ex capo ultrà nerazzurro ucciso nel corso di una sparatoria lo scorso 29 ottobre.

Le intercettazioni della polizia

Bombeer

A far rizzare le antenne delle forze dell’ordine è una conversazione tra Vincenzo Facchinieri e suo fratello, Salvatore, che punta – come brevemente accennato in apertura – a ottenere l’esclusiva sulla vendita della Bombeer in Calabria, un privilegio che apparentemente gli è stato più volte vietato dallo stesso distributore. “Poi c’è quella di Vieri, la birra” commenta uno. “Già, quello mi interessa, sì mi interessa” risponde il fratello. Poi seguono le parole del boss, che millanta conoscenze potenzialmente utili ai fini di Salvatore: “Io qualche amico ce l’ho” dice “che poi sono tutti della curva dell’Inter“.

Bobo Vieri lancia una nuova birra, fatta per le donne perché è rosa Bobo Vieri lancia una nuova birra, fatta per le donne perché è rosa

C’è ben poco spazio di manovra per favorire un’interpretazione diversa. Le intercettazioni, è possibile apprendere dai rapporti del personale in divisa, risalgono al 2020, quando lo stesso Vittorio Boiocchi era di fatto ancora vivo e vegeto. La Dda di Milano prosegue a colpo sicuro, e nel contesto dell’indagine denominata “Cavalli di Razza” arriva a scoprire la cosiddetta pietra dello scandalo.

È il 27 di luglio, il capo ultras incontra Facchinieri davanti al Bar Calypso di via Correggio. I due non sono affatto soli: assieme a loro c’è anche Antonio Canito, descritto come il ras del quartiere di Baggio. “La persona cui fa riferimento Facchineri disposta a far pressione sulla società delle bevande alcoliche per fargli avere un contratto di vendita esclusiva sulla città di Reggio Calabria e provincia” si legge nei rapporti redatti dalla Squadra Mobile della Dda in riferimento a quell’incontro ” è stato identificato nel pluripregiudicato Vittorio Boiocchi, soggetto legato agli ambienti della tifoseria dell’inter”.

Insomma, le pedine erano tutte schierate: compito di Boiocchi sarebbe stato quello di fare pressioni sia sulla società che di fatto si occupa di distribuire la birra a livello nazionale, sia negli ambienti interisti – sfruttando naturalmente la sua influenza come capo ultras e la sua popolarità in curva – e sullo stesso Vieri, che ha legato gran parte della sua carriera alla maglia nerazzurra. L’ex centravanti, in ogni caso, non risulta minimamente coinvolto nelle indagini: se non altro, l’intera vicenda non ha fatto altro che fornire ulteriore risalto al legame tra Baiocchi e i clan della malavita organizzata.